Via Beccari – Mura Aureliane

(in costruzione)

per informazioni comitatomarcopolo@gmail.com

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Bloccare ruspe e cemento a ridosso
delle Mura Aureliane e del Bastione Sangallo  di Vittorio Emiliani

Un altro stupro ambientale e paesaggistico si sta consumando a Roma, stavolta addirittura a ridosso delle stesse Mura Aureliane e del Bastione Sangallo fatto costruire da Paolo III Farnese, fra via Marco Polo e via di Porta Ardeatina. Si tratta di un palazzo di cinque piani che fa seguito ad altre costruzioni e che praticamente “oscurerà” il Bastione e le Mura stesse. Almeno due le ragioni di indignazione e di scandalo: a) l’area era stata vincolata paesaggisticamente negli anni ’50 come “complesso di eccezionale valore estetico tradizionale – derivante dalle Mura e dal Bastione Sangallo, nonché da una magnifica massa arborea – venendo a formare un quadro naturale di eccezionale bellezza godibile dalle vie circostanti”, così recitava il decreto ministeriale del 1962. Tutto ciò non ha contato un bel niente; b) la Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici, contraddicendo e polverizzando anzi quei nobili precedenti, ha avallato questo inqualificabile scempio.
Il Comitato per la Bellezza rivolge un pressante appello allo stesso Ministero per i Beni e le Attività culturali, alla Sovraintendenza Capitolina, al Municipio affinché venga scongiurato un incredibile sconcio col quale si travolgono le ragioni fondamentali della tutela fissate dall’articolo 9 della Costituzione e dal Codice per il Paesaggio. Oltre tutto i Comitati dei residenti contestano con ragione il fatto che una zona tanto preziosa la quale doveva essere riservata alla fruizione pubblica sia stata utilizzata, non per una scuola, com’era previsto inizialmente, ma per edilizia residenziale privata cambiando nel modo più spregiudicato la destinazione d’uso originaria.
Qui non si tratta nemmeno del pur prezioso Agro Romano, si tratta di una residua area verde a ridosso delle stesse Mura Aureliane e di uno storico Bastione rinascimentale. Cosa deve ancora accadere perché si fermi la corsa delle ruspe e delle betoniere di cemento in questa Roma tanto governata?

Per il Comitato per la Bellezza
Vittorio Emiliani

15 aprile 2013 da Repubblica

“Stop al cemento che soffoca Mura Aureliane”
I residenti: “Danno erariale di 10 milioni di euro”

L’area, di eccezionale valore estetico, fino agli anni ’50 era stata vincolata paesaggisticamente. Una serie di ricorsi al Tar e un commissario regionale hanno dato il via libera al cantiere

di LAURA SERLONI

Tre palazzine per settantacinque appartamenti con vista sulle Mura Aureliane e sul Bastione Sangallo che papa Paolo III fece costruire per rafforzare i confini della città. Ecco una colata di cemento nel municipio I, tra via di Porta Ardeatina e via Marco Polo, a due passi dalla Casa del Jazz.

Siamo, precisamente, in via Beccari. E le ruspe a gran velocità stanno tirando su cinque piani di appartamenti che dovrebbero essere consegnati entro il 2015. «Era l’ultima area libera — spiega Cecilia Poggi del comitato Marco Polo — Ora non si potrà più vedere il Bastione, ma lo scandalo più grande è che la Soprintendenza Paesaggistica ha dato anche l’autorizzazione, senza però alcuna motivazione». Gli scavi archeologici sono stati effettuati, ma non hanno portato a particolari ritrovamenti.

L’area fino agli anni ‘50 era stata però vincolata paesaggisticamente. Nel decreto ministeriale del ‘62 si legge che «la parte compresa tra via Colombo, le antiche Mura, viale di Porta Ardeatina e via Marco Polo costituisce un complesso di eccezionale valore estetico tradizionale — derivante dalle Mura e dal Bastione Sangallo nonché da una magnifica massa arborea — venendo a formare un quadro naturale di eccezionale bellezza godibile dalle vie circostanti». Tutto questo è stato spazzato via da una serie di ricorsi al Tar e da un commissario regionale che hanno invece dato il via libera al cantiere della Italiana Costruzioni.

«Le ruspe lavorano giorno e notte — continua Poggi — Ma il dato più sconvolgente, oltre al silenzio del municipio più volte interessato, è il danno erariale alle casse dello Stato di 10 milioni di euro». Quel terreno era classificato come “M3”, ovvero destinato a servizi pubblici di quartiere, lì doveva sorgere una scuola. E così era stato acquistato nel 1984 dalla Marcus Polo 81 Srl. Poi c’è stato uno sconvolgimento urbanistico ed è passato ad E3, edilizia residenziale privata. «Ma gli oneri concessori sono stati conteggiati come M3 — protesta la presidente del comitato — Uno schiaffo a tutti i romani che neanche possono avere in opere pubbliche il giusto ritorno. Proprio per questo abbiamo pronto un esposto alla Corte dei Conti che depositeremo nei prossimi giorni».

C’è di più. «Un altro danno a noi residenti è la lingua di terra di 6.700 metri quadrati che ci doveva essere concessa, invece ci restano appena duemila metri quadrati — continua il comitato Marco Polo — Stanno costruendo delle palazzine che nulla hanno a che vedere con la conformazione delle case realizzate negli anni ‘60 che non superano i tre piani. Occorre fare luce e chiarezza su questo stupro ambientale che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti».
 

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