PROGRAMMI URBANISTICA per la Regione Lazio

I PROGRAMMI SULL’URBANISTICA  DEI PARTITI E DEI CANDIDATI PER REGIONE LAZIO E COMUNE DI ROMA

zingarettilaziodal Programma per la Regione Lazio di Zingaretti (vai al link per scaricare tutto il programma)

IL VIDEO DELL’INIZIATIVA CON ZINGARETTI IL RUOLO DELLA REGIONE LAZIO PER UN NUOVO GOVERNO DEL TERRITORIO 23/1/2013

6.2 Una nuova stagione nel governo del territorio
Nel Lazio sono stati approvati quattro Piani Territoriali Provinciali Generali su cinque,
così come il Piano Regolatore Generale di Roma e quello della maggior parte dei Co-
muni. La pianificazione paesaggistica è stata affrontata da tempo, insieme alla pianifi-
cazione delle aree protette. Il PTPG della Provincia di Roma e il PRG di Roma hanno le
reti ecologiche approvate nei rispettivi territori.
La situazione della pianificazione vigente è però solo apparentemente positiva. Non
siamo ancora giunti all’approvazione di tutti gli strumenti necessari: al più presto la Re-
gione dovrà approvare definitivamente il PTPR.
La complessità e la farraginosità delle norme hanno prodotto una lentezza cronica
e incertezze sui tempi di indirizzo come di attuazione. È indispensabile rinnovare la
legislazione urbanistica regionale per rendere efficace la pianificazione e l’attuazione
delle trasformazioni progettate.
6.2.1Riordino, semplificazione e rinnovo della normativa regionale.
Entro un anno vogliamo definire un Testo Unico per l’Urbanisticache riunifichi e
riordini le varie leggi regionali, chiarendo il ruolo dei vari enti, decentrando le compe-
tenze, semplificando le procedure per la formazione della pianificazione territoriale,
urbanistica e dei piani e dei programmi attuativi comunali, individuando regole certe e
procedure durature per superare politiche straordinarie sull’emergenza abitativa.
Anche la passata Giunta regionale ha avvertito questa necessità. Ma il lavoro lasciato
in eredità è incompleto e viziato da una visione accentratrice, il contrario di quello che
oggi serve per rilanciare e rendere più snelle e semplici le regole per la pianificazione.
Non solo. L’urbanistica regionale, per troppo tempo, è stata sorda alle novità rifor-
matrici che in Europa e nelle più avanzate regioni italiane si stanno adottando per go-
vernare il territorio con l’obiettivo di aiutare uno sviluppo sostenibile delle città.
Le città e le loro economie non vivono nei limiti dei confini amministrativi tradizionali,
ma di volta in volta, a seconda dei sistemi urbani di appartenenza, piccoli o grandi che
siano (paesi, città, ambiti d’area vasta già storicamente esistenti o città metropolitane),
hanno necessità di integrazioni con i contesti territoriali per la programmazione e la
gestione delle infrastrutture e dei servizi rispetto ai bacini d’utenza.
La città metropolitana nasce, le province si modificano, i comuni cambiano. La Re-
gione Lazio, come già ricordato all’inizio di questo programma, ha il compito di definire
con legge i nuovi assetti, le nuove competenze, i nuovi ruoli.
È necessario restituire alla pianificazione il suo ruolo, aggiornando gli strumenti con
il Testo Unico e/o con una nuova legge urbanistica regionale, per indirizzare e gover-
nare le trasformazioni del territoriorispondendo a questioni non più eludibili che coin-
volgono i temi della sostenibilità ambientale, dell’equità sociale, della vivibilità nelle
città e negli spazi aperti, avendo come riferimento le principali vocazioni ambientali
del territorio, individuate in ambiti valutabili unitariamente anche attraverso specifiche
unità territoriali ambientali.
La nuova pianificazione dovrà avere questi criteri di riferimento:
• un modello di pianificazione d’area vasta, che recepisca la protezione del ter-
ritorio dai rischi idrogeologici e sismici e la difesa del paesaggio e del patrimonio
culturale, come indicati dalla legislazione nazionale;
• il decentramento delle attività di pianificazioneconfermando ai Comuni la re-
sponsabilità del governo delle trasformazioni nei loro territori, ferma restando
la difesa degli interessi pubblici generali d’area vasta;
IL LAZIO UNA REGIONE SOSTENIBILE E INTEGRATA
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• l’individuazione e la salvaguardia delle parti del territorio non negoziabili che
producono valore anche senza attività di trasformazione;
• un chiaro indirizzo per la salvaguardia e la tutela del suolo agricolo, che dia ai
Comuni criteri oggettivi per evitare ulteriori espansioni urbane e che faccia pro-
pri i contenuti del “Disegno di Legge quadro in materia di valorizzazione delle
aree agricole e di contenimento del consumo del suolo”. In generale, una scelta
decisa a favore dell’agricoltura per incentivare l’attività primaria e le attività eco-
nomiche complementari. Un’unificazione delle norme riguardanti il territorio
agricolo si impone per uscire dalle innumerevoli singole norme dei piani co-
munali, delle singole aree protette e per eliminare definitivamente l’abusivismo;
• per limitare il consumo di suolo occorrono riferimenti legislativi che vadano
nella direzione del completamento, consolidamento, connessione, con politi-
che di demolizione, ricostruzione e densificazione dei nuclei già esistenti che
consentano interventi di recupero, rigenerazione e rinnovo urbanoin un qua-
dro di piena coerenza con le politiche per la mobilità sostenibile delle persone
e delle merci;
• la definizione di strumenti urbanistici generali di contenuto semplificato, ade-
guati alla dimensione demografica e territoriale dei comuni;
• l’attenzione prioritaria alla qualità delle opere di urbanizzazione, alla qualità degli
interventi architettonici, dello spazio pubblico e della nuova produzione edilizia.
Le nuove norme dovranno anche disegnare un quadro concordato di rapporti tra
gli enti territoriali, che faccia uscire i programmi, i piani e i progetti dall’inerzia delle
macchine burocratiche, condividendo il metodo della collaborazione e della co-pia-
nificazione, già peraltro sperimentato con successo in altre Regioni istituendo lo Spor-
tello Unico Regionale.
Per questo bisognerà definire il ruolo e le competenze delle Provincerispetto alla
pianificazione, recependo l’istituzione della Città metropolitana, coordinando e valo-
rizzando, nei nuovi assetti, le prerogative di Roma Capitale, assegnando obiettivi con-
divisi ai Comuni.
Le nuove Province, quando si sarà concluso l’iter di riforma istituzionale, dovranno
unificare gli strumenti di pianificazione esistenti e approvati, dovranno esercitare la de-
lega della Regione per la verifica della pianificazione comunale.
Per i piani regolatori comunaliè necessario sostenere da subito i Comuni, mettendo
a loro disposizione tutti i dati di conoscenza della Regione e delle Provincie. Dati pre-
ziosi, ma oggi nascosti nelle memorie dei computer, utilizzati ai soli fini del controllo
gerarchico.
Il Piano Regolatore Generale Comunale – o comunque chiamato nelle legislazioni re-
gionali – quando anche fosse elaborato nei due livelli strutturale e operativo, non risponde
più, da solo, alle esigenze di governo pubblico delle trasformazioni territoriali locali.
La dimensione comunale – pur antica e forte nella storia e quindi nell’identità locale
– non garantisce da sola né la difesa degli interessi differenziati né settoriali, né la pro-
mozione di obiettivi migliorativi della città esistente, che hanno sempre bisogno di
quadri di riferimento e di sistemi di relazione di scala più vasta di quella dei territori co-
munali. I piani comunali dovranno semplificare la loro forma, stabilendo una chiara di-
stinzione tra scelte che determinano una nuova “visione” degli assetti dei territori –
condivisi, semplici e non conformativi – e piani operativi che tengono in debito conto
i tempi e le reali disponibilità economiche sia pubbliche che private. L’obiettivo è ga-
rantire e salvaguardare l’indirizzo pubblico, valutando di volta in volta le migliori con-
dizioni per il coinvolgimento delle risorse private.
Dovrà anche essere rivista la determinazione quantitativa e qualitativa delle dotazioni
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territoriali (standard) distinguendo fra pubbliche e private (prestazionali) e misurando
la loro incidenza sull’efficacia dei servizi alla comunità. Le risorse economiche per
l’adeguamento dei servizi pubblici dovranno essere previste in modo certo e realistico.
Anche la forma attuale della pianificazione attuativa dovrà essere definitivamente
aggiornata, essendo ormai dimostrata l’inefficacia, a fini pubblici, tanto dei piani par-
ticolareggiati di iniziativa pubblica che di quelli di iniziativa privata, quando si deve in-
tervenire su parti della città esistente.
Le procedure per rinnovare parti di città attivando insieme risorse pubbliche e private
sono state largamente sperimentate e i programmi integrati di nuova generazione, di
iniziativa pubblica o privata, dovranno essere necessariamente gli strumenti principali
di pianificazione locale.
Va inoltre recuperata al pubblico la quota massima delle rendite prodotte dalla tra-
sformazione urbana, mediante l’uso di contributi straordinari oltre gli oneri ordinari,
per riequilibrare i vantaggi pubblici e quelli privati, verificando sempre che siano ga-
rantiti in giusta misura i profitti attesi dai privati.
Tutte le risorse attivate, ordinarie e straordinarie, dovranno essere impiegate per su-
perare il deficitdi infrastrutture locali, servizi e qualità urbana della città esistente, evi-
tando impropri usi per la spesa corrente. Servono regole per ottenere il massimo della
equità nell’assegnazione dei benefici urbanistici, regole per ottenere dai privati aree e
opere senza ricorrere all’esproprio, regole per trasferire senza impedimenti i diritti edi-
ficatori nei progetti di rinnovo urbano. Il criterio di base per regolare il trasferimento
dei diritti edificatori, una volta verificata la sostenibilità urbanistica sia dove si sottrag-
gono sia dove si aggiungono quantità edilizie, dovrà essere quello della equivalenza
economica dei valori in partenza e in arrivo calcolata al momento del trasferimento.
Infine la qualità delle trasformazioni. Troppo spesso – come è evidente, in particolare,
nelle periferie delle nostre città – la concentrazione esclusiva sulla pianificazione ha fatto
dimenticare la necessità, a una scala più ravvicinata, di individuare procedure e norme
in grado di garantire la qualità e la bellezza delle trasformazioni fisiche conseguenti.
Superando un dibattito culturale polarizzato sempre sul “fare o non fare”, dobbiamo
tornare a concentrare l’attenzione sul “come fare”gli interventi. Rimettendo l’accento
sulla qualità delle progettazioni architettoniche.
6.2.2 Politica abitativa: Piano casa, housing sociale e ruolo delle ATER
La casaè ancora oggi un problema per molti. L’emergenza è forte e ineludibilee de-
riva dai mancati interventi, dall’assenza di una adeguata programmazione e infine dalle
mutate condizioni economiche e demografiche degli ultimi anni, che hanno determi-
nato significativi fenomeni di immigrazione, con la crisi economica sempre più grave.
Un problema quindi che non riguarda più solo la singola realtà urbana, ma che deve
correttamente essere inquadrato in una dimensione metropolitana. Una reale valuta-
zione della domanda di residenza, che c’è e aumenta, e la costruzione di un pro-
gramma che governi l’offerta, sono i principali compiti da affrontare.
I “piani casa”, a partire da quello nazionale, per arrivare a quello regionale, dovranno
essere profondamente rivisti per abbandonare logiche straordinarie e intraprendere
invece soluzioni di medio e lungo periodo e uscire dalla logica dell’emergenza per-
manente, recuperando innanzitutto il dialogo oggi interrotto con il Governo nazionale
e il MIBAC, per superare il ricorso presso la Corte Costituzionale verso alcune norme
presenti nell’attuale Piano Casa regionale.
Andranno accertate la quantità e il tipo di case già disponibili o già programmate nelle
città, per ottimizzare l’uso dello stock residenziale esistente sia pubblico che privato.
E andrà rilanciata l’industria delle costruzioni, da sempre volano della economia lo-
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cale, indirizzando però gli interventi sulla città esistente mediante il recupero delle aree
dismesse e del patrimonio edilizio sottoutilizzatoper soddisfare la domanda di resi-
denza e servizi, garantendo sempre l’accessibilità delle aree e favorendo la concentra-
zione sui grandi assi del trasporto pubblico e in prossimità dei nodi di interscambio.
Manutenzioni, ristrutturazioni, demolizioni e ricostruzioni, sono il futuro per le im-
prese dell’edilizia, in un quadro che preveda il rinnovo di intere parti di città. Inoltre,
bisognerà intervenire con nuove norme certe sulle disposizioni transitorie, in scadenza,
contenute nel Piano Casa.
Servono, a regime, regole che garantiscano la sostenibilità urbanistica degli interventi
di trasformazione diretta e che restituiscano ai Comuni il governo del loro territorio,
semplificando e rendendo più trasparenti le procedure. È possibile farlo, attraverso il
recepimento nel Testo Unico delle disposizioni contenute nella Legge n. 106/2011, di-
sciplinando gli interventi diretti di riqualificazione urbana e le nuove flessibilità offerte
dall’ampliamento delle funzioni del permesso di costruire (art.14 DPR 380/2001).
Per affrontare il problema casaun ruolo rilevante può essere svolto dall’housing sociale.
È necessario prima di tutto ricondurre l’azione della Regionealla sua funzione isti-
tuzionale di individuazione degli obiettivi, di programmazione delle risorse, di identi-
ficazione delle regolee delle procedure di attuazione e, infine, di controllo dei risultati
ottenuti, in una visione organica che combini azioni urbanistiche, finanziarie e legisla-
tive. Una visione delle politiche per la casa e per il territorio in grado di conciliare le
esigenze diffuse del bisogno abitativo nel Lazio dove coesistono la realtà metropolitana
di Roma e quella delle province. Occorre governare i processi attivati dai finanziamenti
regionali per l’edilizia pubblica, e non ancora definiti, portandoli a compimento con
adeguate correzioni che assicurino sia la sostenibilità dei programmi sia una risposta
adeguata alle esigenze sociali. Per la nuova fase andranno invece definiti:
• gli indirizzi generali e le misure per l’edilizia residenziale sociale. Andranno riviste
le regole per gli operatori privati e per la gestione dell’edilizia sociale: pensiamo
a un nuovo ruolo della componente privata nel quale possano trovare spazio in-
novazione di processo e di prodotto, sostenibilità economica, coesione e inte-
grazione della residenzialità con il territorio, in una logica sovra-comunale;
• una programmazione economica e finanziaria che consenta, con strumenti in-
novativi, l’avvio di iniziative per l’edilizia agevolata e l’edilizia residenziale so-
ciale. La programmazione economica deve saper intercettare le risorse
disponibili per i programmi di housing socialedi nuova costruzione, recupero
e riqualificazione del patrimonio esistente con interventi attuabili e cantierabili
in tempi certi;
• strumenti di pianificazione urbanistica e politiche del territorio che agevolino
progetti di recupero e riqualificazione e l’acquisizione di aree a basso costo
per programmi sperimentali e innovativi di housing sociale, rivedendo la stru-
mentazione introdotta dal Piano Casa e definendo un modello di sviluppo
orientato alla trasformazione della città esistente che punti sulla mobilità pub-
blica e sui servizi alla persona.
È infine necessario affrontare il tema del recupero del patrimonio di residenze pub-
blicheper dare casa a chi ne ha veramente bisogno, restituendo funzioni e prospettive
alle ATER, i cui compiti oggi si sovrappongono spesso a quelli dei Comuni.
Negli ultimi due anni la Regione ha erogato pochissimi fondi alle ATER impedendo
di fatto qualunque intervento di manutenzione sulle case popolari; sarà quindi fonda-
mentale individuare risorse adeguate a evitare il completo degrado degli immobili:
vogliamo valutare, in particolare, l’istituzione di un fondo permanente per l’assistenza
abitativache, oltre alla manutenzione, consenta nuovi investimenti.
Le ATER devono poi disporre di adeguati strumenti per liberare il patrimonio dalle 101
occupazioni abusive, recuperare la morosità e gestire correttamente gli immobili. L’uti-
lizzo efficiente, la manutenzione e la valorizzazione del loro patrimonio è la strada per
ridurre le graduatorie comunali per l’assistenza alloggiativa.
È urgente, inoltre, mettere mano a una riforma delle ATER, modificando la legge 30
che le ha istituite e pensando a una Agenzia unica regionale nella quale far confluire
le sette Aziende oggi esistenti; ciò al fine di attuare quanto disposto dal Governo per
la riduzione della spesa, ma anche per dare una risposta positiva alle preoccupazioni
dei lavoratori di tali Aziende.
Nel Lazio, tra il 1991 e il 2011 la popolazione è aumentata di 410.000 abitanti e le
famiglie di 519.000 unità, con una riduzione del numero medio di persone per famiglia
da 2,8 del 1991 a 2,3 del 2011. La nuova tipologia di utenza chiede alloggi a sua misura
insieme a spazi comuni per la vita sociale e propone nuovi modelli di vicinato e di
prossimità.
Di tali nuove esigenze bisognerà tenere conto nei programmi di offerta di nuove abi-
tazioni, valutando anche interventi di frazionamento del patrimonio edilizio esistente.
6.2.3 Strumenti per il governo digitale del territorio
In questo quadro assume grande rilevanza la costituzione di una banca dati digitaledi
tutti i piani urbanistici vigenti, da realizzarsi attraverso la collaborazione tra Comuni, Province
e Regione, per acquisire una base conoscitiva condivisa della pianificazione in essere.
Lo scopo di questo atlante urbanistico dinamico- come già anticipato nella parte
di riforma dell’ente Regione – è conseguire due vantaggi fondamentali rispetto a
quanto fatto fino oggi: la maggiore efficienza ed economia degli enti territoriali, di tutti
i livelli, nella redazione dei nuovi strumenti urbanistici e la trasparenza nei confronti
dei cittadini e delle imprese.
Per la prima volta l’informazione sullo stato di diritto dei suoli dovrà essere disponibile
in forma diretta, gratuita e accessibile a tutti.
Labanca dati della pianificazionenon è una mera raccolta di dati. Attraverso l’ar-
monizzazione di diversi aspetti fondamentali dei piani (base cartografica, legende, in-
dici, simbologia e struttura normativa) essa ha la vocazione di diventare un veicolo di
omogeneizzazione delle diverse prassi locali, un generatore di partecipazione, un fat-
tore di coordinamento delle politiche territoriali e, per la semplificazione che induce,
un motore per nuove opportunità di sviluppo.
Solo così è possibile coniugare il principio della delega urbanistica- della devolution
agli enti locali – con quelli del monitoraggio, della trasparenza e della partecipazione
come vigilanza attiva da parte delle comunità.

ora_crediciDAL PROGRAMMA DI GOVERNO STORACE PRESIDENTE UN CAPITALE CHIAMATO REGIONE  (scarica tutto il programma Programma Storace 2013-2018

6. TERRA NOSTRA: AGRICOLTURA E AMBIENTE NEL SEGNO DELLA QUALITÀ

Nello sviluppo della regione considero prioritario il rilancio dell’agricoltura. È un settore che non deve essere più trascurato, da lì può nascere lavoro, impresa, progresso,
modernizzazione.
Bisogna fare una scelta chiara che si chiama qualità. Loimpone lo scenario europeo, lo esige un Paese che per i controlli che applica sulla propria produzione agricola può
ben figurare ai primi posti nelle graduatorie continentali.

6.1. UN’AGRICOLTURA COMPETITIVA E MULTIFUNZIONALE

Dunque, sviluppare un’agricoltura competitiva e multifunzionale basata sulla qualità del prodotto e dei processi produttivi è la sfida che ci deve vedere protagonisti. Il
nostro modello agroalimentare dovrà essere basato su tre concetti chiave: qualità, sostenibilità e internazionalizzazione.
E i biglietti da visita con cui presentarci saranno:

  • valore aggiunto del prodotto;
  • potenziamento degli sbocchi di mercato;
  • espansione della presenza locale sui mercati nazionale e internazionale;
  • riduzione della filiera agroalimentare;
  • Tutela dei consumatori;
  • rafforzamento delle azioni di promozione e di salvaguardia dei nostri prodotti a livello europeo.

A tale scopo sarà istituita un’apposita Direzione Regionale che avrà la funzione di “Sportello Europa” a supporto dei diversi settori produttivi e in stretto contatto con il nostro ufficiodi Bruxelles.
La nostra impresa agricola deve essere favorita anche nei processi di diversificazione, dal turismo rurale all’agriturismo,
dall’ippoturismo alle attività faunistico-venatorie, alle aziende didattico-ambientali, alle agroenergie, fino alla riconversione dei fabbricati rurali non più utilizzati a scopi agricoli per destinazioni di pubblica utilità: per l’infanzia, le residenze sanitarie assistenziali, l’edilizia sociale.
Ma l’impresa agricola deve essere anche aiutata a crescere per essere più competitiva. Sul modello di quanto già collaudato in altri settori, prevalentemente industriali, sarà favorita la creazione di reti di imprese, cioè di gruppi di imprese che, sulla base di specifici contratti di rete, si impegnano a cooperare su mercati comuni. È necessaria, a
tal fine, una nuova Legge Regionale sulla innovazione e l’aggregazione delle imprese agricole, che promuova e incentivi le imprese che fanno “reti orizzontali” (tra imprenditori
dello stesso settore), “reti verticali” (clienti fornitori) e “retiI ntersettoriali” (tra imprenditori, soggetti istituzionali, partner locali, Università, agenzie turistiche, imprese del commercio, dell’artigianato, etc.).
Per raggiungere tali obiettivi, occorre anche migliorare le performance delle istituzioni regionali che si occupano di politica agricola, allo scopo di ridurre gli oneri burocratici per
le imprese e migliorare l’accesso ai finanziamenti pubblici, in particolare al PSR. Per questo ci impegneremo per:

  • realizzare un Testo Unico regionale in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale;
  • riorganizzare la struttura dell’assessorato all’agricoltura;
  • ripensare le S.A.Z. (Sezioni Agricole di Zona), riorganizzandole e integrandole sul territorio con le attività dei CC.AA.AA. (Centri di Assistenza Agricola) e degli uffici agricoli zonali delle OO.PP.AA. (Organizzazioni Professionali Agricole), nell’ottica di dare un servizio migliore alle imprese agricole, con l’obiettivo finale di realizzare uno “Sportello unicodell’agricoltura”;
  • riorganizzare la struttura dell’ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura nel Lazio), rendendola più snella e orientandola a progetti di ricerca e innovazione più consoni alle aspettative degli agricoltori laziali;approvare una nuova Legge regionale sul “Credito Agrario”, valorizzando i consorzi fidi Agricoli e favorendo l’ accesso al credito agrario e fondiario delle imprese agricole laziali.

6.2. UN’AGRICOLTURA COMPETITIVA E MULTIFUNZIONALE

La nostra terra è anche il nostro ambiente che costituisce la
precondizione per una buona qualità della vita, ma anche
per lo sviluppo sostenibile.
La persona deve essere al centro delle politiche di settore e
per questo intendiamo riprendere l’azione iniziata col piano di
indirizzi strategici per il risanamento della qualità dell’aria, uno
strumento centrale per la nostra azione di governo.

Il piano dei rifiuti, snodo cruciale, dovrà perseguire obiettivi
precisi:

  • potenziamento della raccolta differenziata, siamediante il porta a porta, sia incrementando l’efficaciadell’ecotassa regionale (premiando i Comuni infunzione della quota di raccolta differenziataraggiunta), per raggiungere nel giro di poco tempo il40/50% di rifiuti differenziati;
  • abbattimento dei costi di recupero e smaltimento;
  • valorizzazione e utilizzazione ottimale degli impianti di termovalorizzazione esistenti per porre fine, una volta per tutte, alla politica del rifiuto in discarica.

Nel medioperiodo, la strategia è quella dei “Rifiuti Zero”, ossia riduzione della produzione di rifiuti, potenziamento della raccolta differenziata, attività di recupero e di riuso. Il principio ispiratore del ciclo dei rifiuti è quello di
riutilizzare gli scarti come materia prima. In tutto il
mondo sviluppato le materie raccolte e riciclate
vengono vendute a livello industriale. Da noi si gettano
ancora in discarica, magari abusivamente o senza aver
impermeabilizzato il suolo. E paghiamo anche
profumatamente chi li riceve. Produrre meno rifiuti,
vietare imballaggi inutili e costosi, reintrodurre il vuoto a
rendere, fare la raccolta porta a porta, sviluppare la
filiera industriale dei materiali riciclati. Se questo ciclo
verrà messo in atto, la quantità residua di rifiuti sarà
talmente scarsa e di così basso valore energetico che
non varrà la pena di incenerirla, eliminando così i danni
per ambiente e salute.
Per raggiungere questi obiettivi, occorre:

  • Un Osservatorio sugli impianti esistenti, partecipatodagli stakeholders del territorio (associazioni, comuni,etc);
  • l’adozione di un Programma di tracciabilità dei rifiuti;
  • l’approvazione di un Piano regionale di riduzione deirifiuti, che favorisca azioni quali la vendita di prodotti sfusi, il vuoto a rendere, l’ecopackaging, etc.;
  • l’elaborazione di un piano che porti alla gestioneunitaria della filiera. Un modello gestionale fondato sullacorretta programmazione del fabbisogno impiantisticoe imperniato su procedure di mutuo soccorso tra gliimpianti.

Le politiche per l’ambiente devono includere anche il riassetto
della struttura organizzativa e gestionale degli enti regionali,
comprese le agenzie esistenti e i parchi.
L’intero comparto ambientale sarà monitorato da un’Autorità
garante per i rifiuti e per l’acqua dotata di poteri sanzionatori
e supportata da organismi partecipativi. A proposito di
acqua, voglio tranquillizzare tutti gli abitanti dei comuni
coinvolti dall’emergenza arsenico in quanto la Regione ha già
dato completa copertura con fondi propri agli interventi da
realizzare, per circa 36 milioni di euro complessivi.
I lavori della prima fase sono in corso di esecuzione e
prevedono la realizzazione di 46 potabilizzatori in 16 Comuni
che entreranno in funzione entro fine marzo 2013. Per gli
interventi della seconda fase, che prevedono
complessivamente la realizzazione di 49 potabilizzatori in 35
Comuni, è in atto la gara per l’aggiudicazione dell’appalto
delle opere.
Acqua, difesa del suolo e agricoltura devono viaggiare di pari
passo e, a tale proposito, rimetteremo mano alle Legge 53/98
che stabilisce le competenze dei soggetti deputati alla tutela
del territorio e alla gestione delle risorse idriche (Province,
ATO, soggetti gestori del Servizio Idrico Integrato, Consorzi di bonifica, ARDIS – Agenzia Regionale per la Difesa del Suolo) e ne regola i rapporti.
Quella legge va migliorata e aggiornata per adeguare
l’organizzazione della difesa del suolo alle nuove esigenze del
territorio e di regolamentare in particolare le attività legate
alla pratica agricola.
Approveremo entro il primo anno di Legislatura anche il
nuovo Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) di
concerto con i comuni interessati e il Ministero per i Beni
Archeologici e Culturali (MIBAC). Un Piano molto importante,
dato che, tra gli strumenti di attuazione del PTPR, vi sono i
programmi di intervento per il paesaggio; i programmi di
intervento per la tutela e la valorizzazione delle architetture
rurali; i parchi culturali e archeologici; i piani attuativi comunali
con valenza paesistica; le varianti speciali per il recupero dei
nuclei abusivi in ambito paesistico.
Infine, sul fronte energetico, occorre approvare e attuare il
Piano Energetico Regionale per poter disporre di:

  • un quadro normativo che renda più semplice erapida la realizzazione di impianti di produzioneenergetica nel settore delle fonti rinnovabili(fotovoltaico, biomasse ed eolico) e possaottimizzare la produzione degli impianti infunzione;
  • un bilancio della capacità energetica regionale
  • analizzando la produzione degli impianti esistenti;
  • una valutazione dell’esistente e del potenziale di sviluppo dell’energia prodotta dalle diverse tipologie di fonti;
  • un migliore sfruttamento del potenziale di impiego delle energie rinnovabili per usi termici (riscaldamento a biomassa e utilizzo di pompe di calore);
  • l’autosufficienza energetica della regione come obiettivo finale del piano, ottimizzando la produzione già in essere ed integrando la stessa attraverso la eventuale realizzazione di nuovi impianti.

Per quanto riguarda, in particolare, le energie rinnovabili, oltre
a proseguire sul fronte dell’energia fotovoltaica, realizzeremo
un Piano di indirizzi strategici per lo sfruttamento dell’energia
idraulica e per la realizzazione di parchi regionali di biomasse,
fonti alternative ancora poco sfruttate nel nostro territorio.
Convinti che l’ambiente vada valorizzato e tutelato nello
stesso tempo, sosterremo e promuoveremo le aziende che
intraprendono e mantengono la certificazione ambientale.
L’obiettivo di aumentare le aziende certificate passa
attraverso:

  • la predisposizione di sgravi fiscali per i soggetti che mantengono nel tempo la certificazione;
  • la predisposizione di un elenco di fornitori accreditato presso la pubblica amministrazione di soggetti che lavorano rispettando criteri di ecocompatibilità;
  • la realizzazione di un accordo tra Regione e istituti di credito al fine dell’erogazione agevolato di credito per le imprese accreditate presso la Regione;
  • la predisposizione di bandi o premi rivolti ad iniziative di innovazione tecnologica destinata alla messa a punto di nuove pratiche di eco- efficienza;
  • la realizzazione di campagne informative a larga diffusione, destinate alla popolazione/consumatori riguardanti i marchi di qualità ambientale e i benefici collegati.

Particolare e prioritaria attenzione dovrà infine essere
destinata alla protezione civile regionale: digitalizzeremo tutto
il territorio, la rete sarà resa accessibile ad ogni operatore, le
strutture di soccorso saranno potenziate e soprattutto
ammodernate. E’ un settore troppo delicato per non essere
seguito con la massima attenzione: da una protezione civile
efficace può dipendere la salvezza di moltissime vite umane,
guai a ignorarne le esigenze.

6.3. TUTELA DEL BENESSERE ANIMALE

Il mondo animalista, in questi anni, ha sollevato esigenze
concrete che meritano tutta la nostra attenzione. Il primo atto
della nostra Amministrazione, su questo fronte, sarà la
realizzazione di un ufficio regionale di tutela del benessere
animale che avrà la funzione di coordinare diverse attività,
tutte egualmente importanti: dalla gestione del randagismo,
favorendo un rapporto virtuoso tra il pubblico e il privato
(gestione dei canili, rifugi, accalappiamenti, sterilizzazioni,
etc.), al potenziamento Servizio Veterinario Regionale in
termini di controllo e coordinamento, di sicurezza alimentare,
di eradicazione delle malattie animali e di indirizzo e verifica
delle attività dei servizi delle Aziende Sanitarie.
Per dare ulteriori garanzie ai nostri “amici a 4 zampe”
individueremo Livelli di Sussistenza Minima anche per le
attività veterinarie con particolare riferimento agli Animali di
Compagnia.

734182_470329086359847_1775133675_nprogramma per la regione Lazio di Cinquestelle – candidato Presidente Davide Barillari(SCARICA TUTTO IL PROGRAMMA Programma Partecipato M5S LAZIO

URBANISTICA E GOVERNO DEL TERRITORIO
Dal dopo guerra ad oggi la speculazione edilizia è stato il più lucroso affare italiano.
Noi vogliamo riscoprire l’ urbanistica come strumento di pianificazione strategica e di controllo del territorio che perse-
gue nelle sue trasformazioni il rispetto e la tutela del “bene comune”. Insomma un’urbanistica intesa come importante
strumento di riforma sociale, che porti al miglioramento della qualità di vita e benessere dei cittadini, in una logica di
salvaguardia del territorio e del verde pubblico inteso come equilibrio sostenibile di aree verdi, orti e terreni agricoli da
tutelare e valorizzare.

1. Stop al consumo di suolo

Il Movimento 5 Stelle aderisce alla campagna nazionale STOP AL CONSUMO DI SUOLO.
Il territorio della Regione Lazio presenta, in termini di insediamento, importanti segni di degrado legati alla continua
espansione urbana nei territori rurali confinanti ai centri abitati di maggiore popolazione. Basta considerare che il 25%
degli abusi del Lazio (10.397 su 41.588) deturpa aree sottoposte a vincolo, il 22% (9.149) riguarda comuni costieri del
Lazio e il 30% del totale sono praticati a Roma a questi vanno aggiunti 262.314 domande di condono edilizio in attesa
di risposta (da dati di Legambiente). A questa situazione si aggiunge l’incremento negli ultimi decenni della nascita di
nuove aree dedicate al residenziale e al grande commerciale (nuovi centri commerciali) che hanno portato alla cementi-
ficazione selvaggia di intere parti di territorio. La conseguenza della grande speculazione immobiliare e il suo lascito
urbano abbandonato conclude il disastroso gioco finanziario amministrativo e sociale degli ultimi decenni.
Le soluzioni che noi proponiamo per riappropriarci della natura positiva del tessuto urbano in rapporto con la natura
sono queste:
• Riqualificazione di tessuti urbani degradati tramite l’inserimento dei corridoi ecologici e l’implementazione delle aree
a verde pubblico anche con forme innovative di fruizione (orti urbani biologici);
• Obbligo di parametrare  gli strumenti urbanistici locali al reale fabbisogno, valutato sull’andamento demografico e sul
trend dell’ultimo quinquennio: ogni comune dovrà redigere un’indagine statistica che metta in evidenza lo stato dell’uso
degli immobili e le relative dinamiche insediative, nonchè il reale incremento demografico della propria comunità; stop
alle varianti di PRG che ne aumentano i pesi insediativi;
• Monitoraggio dell’esistenza e dell’uso del  patrimonio edilizio pubblico, compresi gli immobili diventati pubblici a
seguito della loro realizzazione abusiva, ai fini del loro razionale utilizzo, anche ai fini di social housing, e corretta manu-
tenzione;
• No alle grande opere pubbliche a carattere speculativo imposte senza consultazione dei cittadini, senza nessun
vantaggio reale per l’economia, la salute, l’interesse e il benessere collettivo;
• Lotta contro l’abusivismo edilizio: obbligo per gli Uffici pubblici di erogare la sanzione economica prevista per legge
(art. 15, comma 3, l.r. 15/2008) in caso di inottemperanza dell’obbligo di demolizione dell’abuso edilizio e modifica della
norma con la previsione della reiterazione della sanzione, nella misura massima, in caso, dopo un anno;
• No “piantumazioni” di fotovoltaico a terra, incontrollate e senza VIA;
2. Trasparenza amministrativa
Gli oneri concessori dovranno essere utilizzati solo ed unicamente per finanziare opere di urbanizzazione primaria e
secondaria, e non essere utilizzati per altre voci di bilancio. Il contributo versato deve essere pubblicato in rete con
l’indicazione esatta del suo utilizzo.
• La Qualità architettonica e la Bellezza come principi fondanti della trasformazione delle città: promuovere i concorsi di
progettazione, come previsto dal ‘Disegno di Legge sulla qualità architettonica’ approvato dal Consiglio dei Ministri il
19/11/2008, per riqualificare le zone degradate e le aree dismesse attraverso piccoli e grandi interventi. Una progetta-
zione sostenibile e attenta all’uomo e alla sua vita di relazione può risolvere il degrado, fonte di malessere sociale e
spesso di violenza. La ricerca della qualità e della bellezza possono generare una città che parla di futuro e di speranza,
e che sia luogo di relazione e di scambio anche nelle zone più periferiche.
• Stop consumo di suolo e mai più aree di “riserva”
Interdizione/soppressione degli ambiti di espansione edilizia e/o compensazione urbanistica anche di variante, in aree
rurali e agricole previste da tutti gli strumenti di pianificazione a livello regionale e comunale per nuovi insediamenti negli
ambiti agricoli e rurali, nonché la soppressione di eventuali ambiti cosiddetti “di riserva” previsti anche da piani di carat-
tere esecutivo, sarà il presupposto necessario per arrestare l’irresponsabile spreco finora perpetrato della risorsa più
preziosa, per i cittadini di oggi e soprattutto per quelli di domani: il suolo.
Tale azione, per quanto necessaria, non è tuttavia sufficiente.Ad essa dovrà infatti corrispondere il sistematico potenzia-
mento delle attività agricole e la valorizzazione degli ambiti rurali nel loro complesso, quale vettore decisivo per la
preservazione delle qualità paesaggistiche, dell’efficienza delle reti eco-biologiche, per il presidio di vaste aree altrimen-
ti esposte al rischio di usi impropri e conseguente insorgenza di luoghi degradati e densi di problematiche sociali.
In tal senso si procederà all’adeguamento e/o ridefinizione dell’intero apparato legislativo, normativo e vincolistico
inerente gli usi agricoli ed alla riattivazione di programmi sospesi e/o alla definizione di nuovi progetti integrati anche di
livello locale, finalizzati alla sistematica valorizzazione e riqualificazione di ambiti agricoli e rurali anche periferici degra-
dati mediante l’incentivazione della multifunzionalità aziendale e l’integrazione urbano-rurale. Puntiamo alla valorizza-
zione del territorio rurale e agricolo.
3. Nuove terre da “riconquistare”- Istituzione di nuove aree verdi di tutela regionale
Le responsabilità che la nuova politica dovrà affrontare sono legate all’eredità che questa trasferirà alle generazioni
future.  In una tale ottica, il territorio come patrimonio da salvaguardare è il lascito naturale che dobbiamo preservare,
curare, amare e donare ai nostri figli. Un patrimonio affidato a noi cittadini come diritto e dovere alla conservazione, per chi, come noi, si sente parte di un ecosistema portante per il futuro del genere umano.
In quest’ottica le scelte che proponiamo sono queste:
• Il territorio come valore da tutelare e non come vuoto da riempire: Individuazione di nuove aree verdi da tutelare a
livello regionale anche attraverso la raccolta istituzionale sistematica delle istanze che provengono dai cittadini e dai
portatori di interessi diffusi e collettivi; moratoria del consumo di nuovo suolo all’interno delle aree omogenee A e B (ex
DM 1444/68);
• Commissariamento automatico dell’ente parco in caso di mancata adozione dei piani di assetto dei parchi, dei monu-
menti e delle riserve naturali regionali;
• No alla svendita del patrimonio immobiliare pubblico;
• Stop al Piano Costruttori: la legge sul Piano Casa della Regione Lazio dovrà essere riformata eliminando la possibilità
di applicarla in zona agricola, nei parchi, nelle parrocchie del centro storico, nelle cliniche private e nei capannoni indu-
striali “in via di dismissione”.

4. Una Regione Pulita
• Obbligo da parte di tutte gli Enti Locali Territoriali della riduzione dei fattori Inquinanti
Da sempre la ricerca medico-scientifica ha evidenziato come l’incuria ambientale sia la causa dell’aumento di malattie
croniche sempre di più ampia gravità. Da anni le comunità internazionali e le associazioni mediche continuano a lancia-
re l’allarme. Noi ci proponiamo di tutelare e salvaguardare tale patrimonio ambientale perché solo un atteggiamento
coscienziosa potrà garantirci la nostra sopravvivenza biologica.
• Rispetto del Protocollo di Kyoto per  l’assorbimento forestale quale attività di mitigazione climatica (riforestazione del
suolo Laziale): Programmazione Regionale annuale per l’abbattimento dei CO2 attraverso Compensazione forestale
Pianificata all’interno delle proprietà demaniali in disuso o lungo le arterie  stradali e ferroviarie e in applicazione certifi-
cata degli standard urbanistici (Piantumazioni procapite suburbane, urbane, sovraurbane e demaniali);
• Interventi di riqualificazione ambientale in aree naturali o seminaturali sottoposte ad impatto antropico;
• Obbligo della stesura di un piano generale delle antenne, preceduto dal rilevamento dell’inquinamento elettromagneti-
co come condizione per il rilascio delle autorizzazioni a nuovi ponti radio per la telefonia mobile;
• Monitoraggio periodico e pubblico degli inquinanti atmosferici quali NOx, SO2, CO ecc. e degli inquinanti acquiferi,
sia per quanto concerne i sistemi idrologici che per i sistemi di approvvigionamento, trattamento e distribuzione di
acqua potabile.

5. Back to the land
Nuove strategie sostenibili e sviluppo del governo del territorio:
negli ultimi anni abbiamo assistito ad uno sbilanciamento territoriale che ha comportato la depressione economica delle
aree rurali attraverso il loro abbandono verso i centri abitati più popolosi, avvicendandosi con il contemporaneo allarga-
mento del tessuto urbano delle grandi centri cittadini.
Ai nuovi flussi migratori si legano le spinte di un economia finanziaria Internazionale che ha portato alla globalizzazione
dei prodotti alimentari di prima necessità; migliaia di piccole realtà rurali che producevano beni alimentari genuini e
locali, sono state messe nelle condizioni di essere definitivamente chiuse (come risulta dal 6° censimento generale
dell’agricoltura – anno 2010 – rapporto dati provvisori Regione Lazio, Siamo passati da 191.205 del 2000 Aziende a
98.026 del 2010 con una diminuzione della superficie agricola utilizzata che passa da 721.051 ha del 2000 a 648.472
ha del 2010) La conseguenza di queste trasformazioni economico/sociali si individuano nell’abbandono del territorio
con il suo, logico, disfacimento Idrogeologico e il rischio definitivo della perdita dell’identità rurale storica delle diverse
e importanti realtà territoriali del Lazio.
6. Gestione del territorio per prevenire il rischio idrogeologico
• Audit sullo studio dei flussi migratori interni tra le città e le campagne;
• Rafforzamento delle identità caratteristiche dei diversi sistemi policentrici gravitanti intorno all’area romana previsione
di  localizzazioni decentrate di servizi pregiati per la cultura, il tempo libero e il terziario avanzato, sulla valorizzazione
delle risorse del paesaggio naturale e agricolo, dei valori archeologico-monumentali, sulla riqualificazione del ruolo di
cerniera, di “ponte”, che svolge il Lazio nella triangolazione  Roma-Napoli-Appennino laziale e abruzzese.
• L’agricoltura sociale si può definire come quell’insieme di attività che impiegano le risorse dell’agricoltura e della
zootecnia. L’ esperienze dell’ “agricoltura sociale” si fonda essenzialmente su tre principali aree operative: terapie riabi-
litative (attività terapeutiche basate sull’orticoltura e con animali; case famiglia; comunità terapeutiche; ecc.); inclusione
lavorativa (inclusione nel mercato del lavoro di persone con disabilità e disagio psichico, lavoro e formazione per carce-
rati, cooperative sociali per la fruizione di terre confiscate alla criminalità organizzata; ecc.); educazione e cultura (inclu-
sione scolastica di giovani con difficoltà di apprendimento e problemi di adattamento; formazione professionale sui cicli
dell’agricoltura e di sussistenza rurale e ambientale; attività culturali per la conservazione e il recupero di tradizioni,
costumi, e valori della ruralità; ecc.);

• Back To The Land: incentivi al recupero dell’attività agricole. Antropizzazione tradizionale come spontaneo fattore di
controllo sul territorio dissestato.

7. Il Territorio come bene inalienabile dei cittadini: uscire dalla logica della contrattazione tra proprietà fondiaria
e amministrazioni comunali
Governo partecipativo per far progredire le città e le comunità verso un futuro sostenibile
Una delle cause maggiori legate all’ inquinamento e alla disfunzione infrastrutturale urbana è la mancanza della capaci-
tà di efficienza da parte delle amministrazioni territoriali che disperdono i denari in operazione finanziarie di dubbia utilità
pubblica.  Il progresso tecnologico e la compartecipazione  tra più enti territoriali può aiutare a definire quelle strategie
utili a rendere efficienti  il sistema urbano in un rinnovato modello di ottimizzazione strutturale preludio al miglioramento
della vita di ogni cittadino.
• Adesione dei comuni Laziali alla campagna Europea “Covenants of Mayors”, lanciata con l’obiettivo di ridurre le emis-
sioni del 20% nel 2020;
• Stesura di un piano di emergenza energetico per la Città metropolitana e i capoluoghi di Provincia Laziali;
• Riqualificazione dei patrimonio edilizio pubblico attraverso criteri di efficienza e di risparmio energetico;
• Progetto di sviluppo, su scala Regionale, per il coordinamento e l’implementazione delle fonti energetiche rinnovabili.
Dalle Smart Cities alle Smart Region;
• Incentivi fiscali per l’attivazione dei PRGI (Piani Regolatori Generali Intercomunali secondo la 1150/42) per la gestione
dell’assetto del territorio in presenza di conurbazioni e di problemi di portata sovra comunale. (Realizzazione delle isole
ecologiche, delle Strutture sanitarie, dei Complessi scolastici, Corridoi ecologici etc etc).

8. Rivogliamo il nostro mare pulito e le spiagge fruibili e libere
La nostra costa Italiana è l‘ambiente che ha subito le maggiori trasformazioni negli ultimi 50 anni, occupato da imponen-
ti installazioni industriali, edificazioni massicce e dove le foreste costiere e le dune sono state eliminate progressivamen-
te e spesso in  maniera violenta. Infatti l’importanza socio-economica della spiaggia è aumentata nei medesimi anni, in
concomitanza con l’aggravamento dell’erosione. Si sta  assistendo alla reale distruzione di una insostituibile risorsa
ambientale autoctona, mentre è sempre più crescente la domanda di fruizione di una spiaggia con acqua marina pulita.
Senza considerare la situazione gravissima dei fattori inquinanti: ben 24 milioni di abitanti infatti è ancora senza un
sistema di trattamento delle acque nere.
Un bene comune quale è l’ambiente costiero non deve restare affare ’per pochi’ ma deve essere tutelato a beneficio
della comunità intera, ripristinando soprattutto l’accesso pubblico e gratuito alle spiagge balneabili.
• Effettuare una rapida un’indagine e mappatura degli scarichi inquinanti ed abusivi siano essi privati e/o naturali ;
• Imporre il ripristino a proprie spese e l’adattamento a norma di legge, prevedendo l’incremento significativo delle
multe per gli inadempienti;
• Alla foce dei corsi d’acqua naturali imporre l’obbligo della realizzazioni di depuratori finanziati da tutti gli enti locali che
confinano con tali corsi d’acqua;
• Prevedere  un monitoraggio semestrale dei valori inquinanti delle acque balneari (rendendo pubblico tali valori) e
garantire severe multe per i comuni inadempienti;
• Spiagge Libere per tutti: proporre di ridurre drasticamente gli anni di concessione demaniali, garantendo sempre più
aree libere e accessibili alla collettività;
• Da una parte promuovere una sensibilizzazione socio-culturale contro l’incuria e l’inquinamento e dall’altra favorire
finanziamenti che portino a restauri geoambientali duraturi.

9. Come realmente “proteggere” le aree protette della Regione
• Completare la rete delle aree protette del Lazio. In particolare per le aree esistenti rivedere le perimetrazioni in termini
di aumento di superficie e ponendo come primo criterio di istituzione la reale esigenza di tutela degli habitat e delle
specie prioritarie. Identificare nuove aree da tutelare e valorizzare.
• Favorire il collegamento tra le diverse aree. Garantire la connessione ecologica tra le aree naturali del territorio.
• Completare l’assetto gestionale delle aree esistenti. Completare la rete delle aree protette del Lazio attraverso la piena
applicazione delle Direttive Comunitarie (Habitat ed Uccelli) e dotare quindi ogni area protetta di strumenti di gestione.
• Sviluppo di un turismo ecologico. Recepire ed applicare su tutto il territorio regionale la “carta europea per il turismo
sostenibile nelle aree protette”
AGRICOLTURA
Il territorio è stato per secoli mantenuto e curato nei suoi molteplici aspetti dai suoi abitanti.
Lasciarlo all’incuria e all’abbandono, conseguente allo spopolamento dei centri rurali, ha come conseguenza l’incre-mento delle calamità naturali, le emergenze e i danni alle infrastrutture.
La scomparsa di aziende agricole di piccole e medie dimensioni è un fattore allarmante. L’agricoltura deve essere
valorizzata, attraverso gli usi e i valori della comunità.
L’erosione del suolo, la perdita di fertilità e gli effetti estremi del cambiamento climatico avanzano con la complicità dei
governanti e delle politiche lobbystiche delle multinazionali. Le produzioni agricole rischiano un devastante crollo, gene-
rando insicurezza e scarsità delle riserve alimentari per il fabbisogno interno (nazionale e regionale).
E’ necessario agire con una prospettiva e un approccio di lungo respiro, che sappia coniugare la salvaguardia dell’ecosi-
stema e dei beni comuni, con la giustizia sociale e la possibilità di sopravvivere economicamente per le migliaia di conta-
dini e agricoltori laziali.
– Tutelare e ricostituire il capitale naturale è un’opera necessaria per il buon funzionamento di tutte le attività
sul territorio.
E’ necessario ripristinare nel territorio compromesso dall’industrializzazione agricola, a causa del’utilizzo di pesticidi e
trattamenti tossici, l’equilibrio microbiolgico e la fertilità dei suoli, delle acque (fiumi,laghi,mari), riducendo l’impiego
energetico per un processo più efficiente e sostenibile.
Questo può avvenire coinvolgendo gli agricoltori e sostenendo le loro economie rurali.
Sarà, inoltre, determinante promuovere strategie agroecologiche di coltivazione e portare in seno alla contabilità azien-
dale e nel calcolo dei coefficienti di resa delle coltivazioni, l’impatto ambientale e il reale consumo e valore energetico
utilizzato (contabilità ambientale EMERGY o affine)
L’agro-business, in quanto punta alla quantità immediata delle rese e non alla preservazione dei suoli in modo perenne,
è inefficiente e pericolosamente dannoso per la sopravvivenza della popolazione umana sulla Terra. E’ importante
salvaguardare e promuovere le produzioni locali, i processi di lavorazione e trasformazione tipici, il consumo critico e
l’economia solidale, contrastando l’invadenza illeggittima dell’agro-business e degli OGM, saccheggiatori dei beni
comuni della comunità.
Particolare attenzione dovrà essere posta nell’educare i consumatori verso una scelta sostenibile, locale a chilometro
zero o a filiera corta, e di qualità dei prodotti agricoli. Al fine di ottenere da un lato la valorizzazione e l’uso dei nostri
prodotti regionali, dall’altro l’aumento della qualità di ciò che mangiamo con indubbi benefici per la salute e la qualità
della vita.
Transitare verso l’accesso all’alimentazione per tutti attraverso l’obiettivo della “Sovranità Alimentare regionale”, ovvero
supportare la produzione di cibo per il raggiungimento del fabbisogno alimentare interno del Lazio.
L’agricoltura del Lazio è vocata alle produzioni di qualità, che possono essere commercializzate per lo più sul nostro
territorio regionale, anche sfruttando la numerosa presenza di turisti che afferiscono nella regione per godere del patri-
monio storico archeologico ed ambientale. In questa ottica si devono inserire tutta una serie di azioni volte a migliorare
ed incentivare la qualità della nostra agricoltura. La valorizzazione e la tutela delle eccellenze enogastronomiche regio-
nali permetteranno di supportare ed incentivare la sopravvivenza delle aziende agricole.
Nel Lazio è sorta una rete di attività ricettive legate al mondo rurale che oggi garantisce la sopravvivenza di molti agritu-
rismi legati alla ristorazione ed al pernotto.
La multifunzionalità in agricoltura ha trovato, soprattutto nell’area romana, un terreno fertile per la
sperimentazione ed il consolidamento di attività di agricoltura sociale.
Abbiamo inoltre degli esempi di eccellenza anche nel campo dell’educazione, con numerosi casi di fattorie didattiche.
La multifunzionalità di una azienda agricola, con l’attivazione di percorsi e strutture ricettive nel senso più ampio del
termine, può garantire la sopravvivenza di molte aziende agricole e realtà associative sul territorio.
Tuttavia si rende necessaria una regolamentazione che garantisca l’efficacia aderenza delle strutture agrituristiche alla
normativa vigente e la professionalità e competenza in materia di agricoltura sociale e attività didattiche.
– Utilizzare le risorse economiche derivanti dai piani di sviluppo rurale della Comunità Europea
Un punto fondamentale è quello di ottimizzare i PSR – Piani di Sviluppo Rurale, principale fonte di finanziamento delle
attività agricole che oggi sono gestiti in modo farraginoso e non permettono spesso di utilizzare tutte le risorse finanzia-
rie disponibili per l’agricoltura.
Il Piano di Sviluppo Rurale (PSR) è un documento di programmazione redatto dalle Regioni, nell’ambito del nuovo
quadro di riferimento a livello Europeo per la Politica Agricola Comunitaria (PAC)
Per le aree protette oggi i limiti da superare sono soprattutto nell’attivazione reale di una economia sostenibile che le
attivi come punto di riferimento per le attività economiche (agricoltura, turismo, ecc.) locali.
1. Agricoltura come insieme d’ attività garanti di tutela e rigenerazione per il nostro territorio
• Stop al consumo di suolo.

Prima ed imprescindibile azione è il consumo di suolo, che va assolutamente fermato al fine di preservare il paesaggio
agrosilvopastorale della regione ed evitare il conseguente disastro idrogeologico.
• Prevenzione del dissesto idrogeologico. Mettere in atto una pianificazione di interventi per prevenire il dissesto idroge-
ologico. Realizzazione di una mappa delle zone a rischio e la conseguente gestione nelle aree regionali basato sulla
prevenzione e non sull’emergenza. Risistemazione delle valli e del corso dei fiumi, in sinergia con i progetti di ripasci-
mento del litorale laziale, agevolando la creazione di occupazione e di stanzialità diffusa sul territorio.
• Stop all’erosione del suolo. Bloccare l’erosione, dovuta principalmente a suoli “nudi”, coltivati in modo monocolturale,
incentivare la diversificazione interna alle coltivazioni, utilizzando metodi e strategie agroecologiche di rigenerazione e
copertura vegetale. Operare la riforestazione con varietà autoctone, in particolar modo in aree sottoposte ad erosione
e ruscellamento delle acque.  Incentivare le coltivazioni, confermando le misure PSR e anche attraverso nuovi premi da
destinare alle aziende più virtuose, che comportano la minima lavorazione per preservare la fertilità dei terreni, che
aumentano il tasso di materia organica del suolo, che immagazzinano il carbonio nel suolo, che riducono lo spreco
energetico
• Non favorire le produzioni vegetali per i biocarburanti. Produrre disincentivi e tassazione per le coltivazioni per biocar-
buranti (legate al fenomeno dell’accaparramento internazionale di terra “land grabbing”, all’accrescimento della scarsi-
tà alimentare globale e alla fluttuazione dei prezzi dei beni alimentari). Queste coltivazioni entrano in concorrenza con le
superfici agricole dedicate all’alimentazione o alle foreste.
Incentivare la produzione e l’uso di Biodiesel di seconda generazione, da scarti di produzione vegetale (biomassa), dalle
alghe e dai batteri (impatto zero), dal riciclo dell’olio usato.

2. Riscoprire il legame tra l’uomo, la terra e i sui prodotti: l’educazione alimentare stagionale, regionale
• Sostenere le aziende a basso impatto ambientale: riservare il sostegno pubblico ai modelli di produzione ed alle azien-
de che creano benefici all’impiego ed all’ambiente.
• Prevedere il riconoscimento dei non imprenditori agricoli attraverso la medesima legge in corso d’approvazione nella
Regione Piemonte e Marche. Inoltre recepire le ulteriori misure che regolano la trasformazione e la vendita diretta dei
prodotti dalla Legislazione della Provincia Autonoma di Bolzano e da quella della Regione Veneto.
• Incentivare la pratica dei GAS, gruppi di acquisto solidali, per l’acquisto collettivo e diretto dei prodotti agricoli a filiera
corta o a chilometro zero; dei CSA (Community Supported Agricolture) e dei PGS (Sistemi di Garanzia Partecipativa) e
di tutte le forme di Economia Solidale (RES-DES).
• Sviluppo degli orti didattici. Realizzare orti all’interno delle scuole per sensibilizzare la conoscenza dell’ecosistema
agrario e dell’importanza di un’agricoltura di qualità sostenibile per le popolazioni e per incentivare il consumo di
prodotti ortofrutticoli utili al nostro organismo ed ormai da tempo sostituiti con snack di varia natura ed origine.
• Favorire i giovani agricoltori. Agevolare l’accesso alla terra per giovani agricoltori su terre demaniali non produttive a
causa di un vincolo o di una pianificazione strategica a lungo termine, mantenendo la proprietà pubblica e col vincolo
di sviluppare progetti di agricoltura ecosostenibile e occupazione degnamente retribuita.
• Valorizzare la produzione ed il consumo dei nostri prodotti tipici locali. Incentivazione della produzione dei prodotti
tipici del territorio e molto spesso a rischio di erosione genetica; incentivazione del consumo dei prodotti stagionali e di
filiera corta. Incentivare la vendita on line dei prodotti agricoli come già sperimentato in molte realtà territoriali. Rilocaliz-
zare il più possibile l’alimentazione e ridurre l’invadenza della grande distribuzione e dell’industria sulla catena alimenta-
re.

3. Incentivare l’attivita’ delle aziende agricole regionali: verso una filiera corta
• Mappatura delle realtà agricole della regione. Realizzare una mappatura che permetta una seria pianificazione di lungo
periodo degli interventi di tutela e valorizzazione della nostra eccellenza agricola.
• Conservazione della risorsa idrica. Investire (utilizzando anche i fondi comunitari tipo il PSR) in infrastrutture per miglio-
rare l’approvvigionamento idrico al fine di diminuire gli sprechi (il rendimento dei nostri impianti non supera il 30%).
Ricostituire dei bacini d’accumulo tradizionali per emergenze idriche legate al contesto del cambiamento climatico.
Incentivare varie forme di recupero d’acqua piovana nelle aziende agricole e di pratiche di risparmio idrico.
• Utilizzo corretto dei fondi derivanti dai PSR. Individuare le priorità della regione e indirizzare le risorse economiche dei
Piani di Sviluppo Rurale – PSR verso gli obiettivi che ci si è prefissati. Snellire le procedure burocratiche previste a livello
regionale per l’erogazione fondi attraverso i PSR. Attivare un supporto tecnico efficace per gli imprenditori agricoli che
vogliano utilizzare questo importante strumento di finanziamento.
• Favorire la collaborazione tra imprenditori agricoli.
• Favorire la costituzione di OP (Organizzazioni di Produttori) sostenendo lo start up, in modo da dare loro maggiore
potere di contrattazione sui prezzi, maggiore credibilità e garanzie per finanziamenti. Favorire il sistema dell’affitto di
terreni agricoli, detassando chi affitta e dando un contributo a chi richiede in affitto.
• Interventi nella formazione tecnica degli agricoltori. Attivare percorsi di alta formazione in agricoltura per poter formare nuovamente una classe di imprenditori agricoli di eccellenza. Istituire gruppi interdisciplinari di formazione specifica per
diversificare la produzione in azienda, anche valorizzando gli scarti tradizionali del mondo agricolo (ad esempio gli scarti
di verdura per la produzione di compost, ecc.).
• Riconvertire le aziende agricole verso l’agricoltura biologica. Coinvolgere le associazioni degli agricoltori e gli enti del
settore nel processo di valorizzazione di un sistema agricolo sostenibile. Promuovere l’agricoltura biologica/biodinami-
ca e spingere le aziende verso un modello di agricoltura a lotta integrata.
• Attivare la rete di “custodi di semi”. Incentivare la nascita di aziende vivaistiche che riproducano sementi locali,
resistenti ai cambiamenti climatici. Supportare le banche del germoplasma in crisi di fondi e creare una rete istituzionale
che le metta in collaborazione coi contadini o gruppi di agricoltori che vogliono divenire “custodi di semi” (seed savers).
• Valorizzare i nostri prodotti tipici di qualità. Valorizzazione dei Marchi di Qualità (DOP, IGP, Produzione Biologica, ecc.)
che caratterizzano le nostre produzioni regionali e di tutte le specie autoctone laziali. Studiare ed applicare forme di
incentivo o sconto fiscale per chi riconverte le produzioni agricole su prodotti tipici di qualità.
• Contrastare le produzioni intensive e aumentare la vigilanza sull’uso illegale di sementi OGM (Organismi Geneticamen-
te Modificati) in agricoltura. Introdurre forme di disincentivo e tassazione (contabilità danni ambientali) per gli allevamen-
ti intensivi e l’importazione di mangimi OGM. Introduzione del Marchio “Chimico” per prodotti alimentari altamente
dannosi per la salute che contengono accertate sostanze di sintesi usate in agricoltura.
• Tutelare il patrimonio agricolo dell’area romana. Intervenire sull’agro romano a ridosso della Capitale ed in parte ricom-
preso all’interno del G.R.A. impedendo che sia edificato. Favorire nelle aree agricole periurbane, laddove le condizioni
ambientali e lo stato del suolo lo permettano, la nascita di orti urbani autogestititi dai cittadini e lo sviluppo di attività
imprenditoriali agricole.
Definire un Piano strategico Paesaggistico che definisca lo sky line ambientale attraverso documentazione storica
dell’agro Romano, oppure, Recupero e restauro filologico di una parte dell’agro romano attraverso documentazione
visiva e letteraria.
4. Valorizzazione e rilancio dell’agricoltura multifunzionale
• Attività agrituristiche. Controllo dell’aderenza delle attività agrituristiche alle norme e regole esistenti;
• Regolamentare l’agricoltura sociale. Promulgazione di una legge regionale che disciplini le fattorie sociali e didattiche
e garantisca un sistema di qualità dell’offerta erogata.
5. La pesca professionale
• Tutelare la pesca professionale e garantire la sua sopravvivenza futura. Finanziare l’ammodernamento della flotta con
mezzi più efficienti e meno inquinanti. Convertire le imprese che operano in mare aperto verso l’acquacoltura. Incentiva-
re tutte le forme di acquacoltura sostenibile sia di acqua dolce che salata, in particolar modo quella effettuata attraverso
gabbie galleggianti a bassissimo impatto ambientale.

“Facciamo giustizia. Perché la Regione è uguale per tutti”
21
Lavorare per un Governo armonico del territorio, al passo con le
esigenze abitative dei cittadini, ma rispettoso dei vincoli storici e
paesaggistici

Lo sviluppo economico e sociale che ha caratterizzato la seconda metà del
Novecento ha condotto ad una crescita disordinata. L’aggressione edilizia ha
finito in alcuni casi per devastare i litorali, le aree verdi e i centri antichi,
danneggiando il paesaggio e producendo degrado.
Si deve allora pensare ad un modello di sviluppo basato non solo e non tanto
sulle nuove costruzioni, quanto sul restauro e sulla riqualificazione di tanta
parte della Regione.
In tale scenario, non vanno dimenticate le esigenze abitative dei cittadini.
Per questo, la casa rappresenterà un tema al centro dell’agenda politica del
prossimo Governo regionale.
Dalla grave crisi che stiamo affrontando scaturiscono, infatti, obiettive
difficoltà di accesso al credito per l’acquisto della prima casa, ma anche rischi
di penuria abitativa per i nuclei a più basso reddito.
La disponibilità degli alloggi dev’essere allora migliorata per favorire la
mobilità residenziale e creare le condizioni per un migliore raccordo tra
domanda e offerta, incontrando così i bisogni delle classi più deboli che da
tempo aspettano di fruire di un’abitazione.

giulia-bongiorno-candidata-Lazio-300x225Lista civica per Bongiorno Presidente AGENDA PER IL LAZIO

scarica il programma completo agenda-Lazio-2013_-Lista-Civica-per-Bongiorno-Presidente(1)
 

La strada intrapresa dall’ultimo Governo regionale, con l’approvazione del
nuovo piano casa, rappresenta una soluzione concreta ai suddetti problemi.
È necessario proseguire su questo percorso, portando avanti una marcata
politica di sostegno all’edilizia sovvenzionata.
Predisporre un piano di sviluppo per l’intero settore edilizio significa favorire la
ripresa economica, grazie all’indotto e alla conseguente possibilità di creare
nuovi posti di lavoro.
Naturalmente, ciò dovrà avvenire in armonia con le istanze paesaggistico-
ambientali del territorio: in questo senso, l’azione politica non potrà
prescindere da un serio e vigoroso contrasto all’abusivismo.
Dobbiamo impedire all’edilizia selvaggia di deturpare ulteriormente il nostro
territorio, puntando al contempo su politiche incentrate sul concetto di
“sostituzione edilizia”. L’obiettivo è riqualificare gli spazi condannati
all’abbandono e al degrado per farne modelli di edilizia ecosostenibile.
Tutto questo passa, infine, attraverso una penetrante opera di semplificazione
normativa e uno snellimento della burocrazia, accompagnati ad una seria
politica di trasparenza.

 Scarica i programmi degli altri partiti/candidati:

Alessandro Ruotolo (Rivoluzione Civile) SCARICA IL PROGRAMMA DELLA REGIONE LAZIO Programma-Rivoluzione-Civile-Regione-Lazio(1)

Programma Nando Bonessio (Rivoluzione civile) scaricaScheda-Urbanistica

Giuseppe Rossodivita (Amnistia Giustizia Libertà> vai al programma)

Alessandra Baldassarri (Fare Per Fermare Il Declino) (> vai al programma)

Luca Romagnoli (Fiamma Tricolore) (> vai al programma)

Roberto Fiore (Forza Nuova) (> vai al programma)

Pino Strano (Rete dei Cittadini) (> vai al programma)

Simone Di Stefano (Casapound Italia) (> vai al programma)

Luigi Sorge (Partito Comunista dei Lavoratori)- non trovato

Francesco Pasquali (Ragione Lazio) – non trovato

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA: TUTTO UN ALTRO PROGRAMMA

scarica il programma http://www.fdsroma.it/54proposte/

(D) FERMARE LA RENDITA IMMOBILIARE:
“CONSUMO DI SUOLO ZERO”!
16. Fermare il consumo del suolo. Occorre una
moratoria delle concessioni edilizie per nuove
edificazioni e una variante generale al Piano
Regolatore di riduzione delle cubature, l’abolizione
delle deroghe e della nozione dei diritti edificatori,
l’innalzamento degli oneri concessori (fino
all’effettiva copertura dei costi di urbanizzazione) e
del contributo straordinario di valorizzazione
urbanistica sino al 100%. Introdurre anche a Roma
la norma (introdotta dal Comune di Milano)
secondo cui chi è proprietario di alloggi sfitti non
può costruire nuovi edifici.
17. Tassare la rendita fondiaria. Tramite una
specifica autonomia impositiva, la Città
Metropolitana dovrà tassare la rendita, traendone
risorse da redistribuire alla cittadinanza e
rompendo il blocco di potere economico della
speculazione edilizia e i suoi storici legami con la
politica romana. Si deve disincentivare, attraverso
un’apposita imposta, l’”aggiotaggio delle case”, cioè
il mantenimento di appartamenti sfitti o invenduti,
che serve a tenere alto artificialmente il prezzo degli
alloggi.
18. Riconversione/Riuso/Ristrutturazione. Mettere
in atto un “Piano straordinario di recupero delle
periferie e del centro storico” (che può produrre
molta buona occupazione), Il Comune deve
recuperare, restaurare e restituire alla collettività
cittadina, per finalità sociali e con procedure
partecipate, l’ingente patrimonio pubblico
inutilizzato, le caserme dismesse, i forti trincerati, il
patrimonio ex-Ipab, gli edifici Atac, etc. (vedi sotto
Punto 25)
19. Riprendere il progetto della chiusura di Via dei
Fori Imperiali. Chiudere al traffico Via dei Fori
Imperiali ed eliminare di Via dei Cerchi per unificare
finalmente Circo Massimo e Palatino, creando il
Parco Archeologico Centrale e restituendo un’area
irripetibile alla collettività universale, alla cultura, al
turismo, alla difesa e alla tutela dell’ambiente.
20. Decentramento delle funzioni direzionali. Le
funzioni direzionali e amministrative vanno spostate
dal centro della Città verso poli decentrati,
bloccando nel contempo il devastante allargamento
della “città politica” nel Centro storico, le funzioni
abitative e produttive vanno riequilibrate (no a
quartieri dormitorio nella periferia e nella cintura).

SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’ SEI IDEE PER LA CITTA’:scarica 1353447845_Smart_Cities_convegno_Roma_di_Francesca_Bria

1353447899_Municipi_e_Roma_Capitale_di_Andrea_Catarci

La mobilità sostenibile – Luigi Contestabile
La sostenibilita` nel ciclo integrato dei rifiuti di claudio fiorani
Municipi e Roma Capitale di Andrea Catarci
Relazione riuso spazi urbani di Marta Alieri*
Roma è antimafie – Celeste Costantino
Smart Cities convegno Roma di Francesca Bria

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