La Riforma dei Beni culturali di Franceschini

FranceschiniSulla riforma dei Beni culturali  del Ministro Franceschini si è scatenato un acceso dibattito: la maggior parte dei nostri riferimenti importanti accusa la proposta di  riforma   di dare un ulteriore colpo di grazia alla tutela del nostro paesaggio e dei nostri beni culturali, portando avanti quel processo di delegittimazione delle Soprintendenze e dell’amministrazione pubblica  che sta diventando una caratteristica del governo Renzi. Invece Tomaso Montanari,  una voce che si leva  spesso in favore di molte battaglie comuni, ha scritto un articolo controcorrente, facendo riflessioni che meritano anch’esse di essere prese in considerazione, perchè indicano un possibile  percorso, che potrebbe diventare condiviso, per l’elaborazione di osservazioni puntuali da volgere in proposte di modifica. Un percorso e uno stile che Carteinregola da tempo ha deciso di seguire: “…Ogni passaggio andrà seguito con estrema attenzione, dalla scrittura dei regolamenti, a quella dei bandi per le posizioni apicali dei musei, dal funzionamento dei segretariati regionali a quello del coordinamento regionale dei musei. Sarà, come sempre, una battaglia di trincea, da combattere con ogni mezzo...” In poche parole: comunque la si pensi, rimbocchiamoci le maniche…

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Innanzitutto bisogna distinguere tra il  Decreto Cultura (scarica il  decreto  Franceschini), che contiene  già alcuni punti critici, che è stato approvato dal Governo e dovrà poi andare in Parlamento per la ratifica (scarica l’Intervento_del_Ministro Franceschini 28 luglio 2014 in occasione della discussione finale del decreto Cultura e Turismo), e la proposta di  legge Franceschini sui Beni culturali (scarica la presentazione Testo intro Riforma Franceschini Beni culturali), che potrebbe anche  incagliarsi  prematuramente e non approdare alle Camere…

> vai al testo approvato e vigente dal 31 luglio della LEGGE 29 luglio 2014, n. 106 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, recante disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo. (14G00121) (GU n.175 del 30-7-2014 )

note: Entrata in vigore del provvedimento: 31/07/2014

AGGIORNAMENTO 1 AGOSTO- Repubblica: Beni culturali slitta la riforma di Franceschini Il decreto non viene discusso al Consiglio dei ministri “Manca attenzione politica”
La riforma dei Beni culturali viene rimandata. Se non a settembre, almeno al Consiglio dei ministri della fine della prossima settimana. Il decreto legge presentato dal titolare del Mibact Dario Franceschini ieri non ha ricevuto il via libera dal cdm. Lo aveva detto bene il ministro: «La quantità di resistenze che sto incontrando da sola dimostra che questa è una riforma che cambia moltissimo». Tante sono state le proteste da parte di storici – come Carlo Ginzburg e Salvatore Settis su queste pagine – soprintendenti e archivisti insorti contro un testo accusato di smantellare la tutela dei beni artistici e paesaggistici. Uno dei passaggi più controversi è l’unificazione delle soprintendenze per i beni artistici con quelle per i beni architettonici e paesaggistici (quelle ai beni archeologici restano salve). Alle nuove soprintendenze verrebbero affidati solo compiti di tutela e formazione: non si occuperanno più della gestione dei musei. Per mezzo di concorsi internazionali o reclutamento interno saranno selezionati i direttori dei 20 poli più importanti, dagli Uffizi alla Reggia di Caserta, dove arriveranno manager del settore, dirigenti di prima e seconda fascia con piena autonomia gestionale che possano occuparsi anche di marketing.
Si sa che, rispetto a Franceschini, il premier Matteo Renzi vorrebbe un restyling ancora più radicale delle soprintendenze per limitarne il potere. Ieri ministro e presidente del Consiglio si sono parlati. Tra i due ufficialmente non c’è attrito. Ma su questo tema «non c’è ancora attenzione politica», dicono dal Mibact. Il futuro della riforma resta incerto. Intanto aumentano le firme alla petizione inviata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di chi di depotenziare le soprintendenze proprio non vuole sentir parlare.

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Nella prospettiva di analizzare più approfonditamente la riforma, riportiamo  i vari interventi (alcuni li abbiamo presi dai siti Eddyburg PatrimonioSOS)

(dal sito del Mibact) IL DECRETO CULTURA E’ LEGGE
Franceschini: è arrivato il momento di investire in cultura e turismo 28 luglio 2014

Legge abbatte barriere e supera contrapposizioni ideologiche
L’approvazione definitiva da parte del Senato del decreto proposto dal Ministro dei Beni e delle Attività culturali, Dario Franceschini, introduce novità significative per il settore, a cominciare dall’ArtBonus, che prevede la deducibilità del 65% delle donazioni devolute per il restauro di beni culturali pubblici, le biblioteche e gli archivi, gli investimenti dei teatri pubblici e delle fondazioni lirico sinfoniche, fino a arrivare alle agevolazioni fiscali per favorire la competitività del settore turistico attraverso la sua digitalizzazione e la ristrutturazione e riqualificazione degli alberghi. Tra le maggiori innovazioni le misure per Pompei, la Reggia di Caserta, il recupero delle periferie, le semplificazioni amministrative in campo turistico, le foto libere nei musei, il riesame dei pareri delle soprintendenze, la Capitale italiana della Cultura.
“Grazie al positivo contributo di deputati e senatori – ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attività culturali, Dario Franceschini – il decreto Cultura e Turismo è ora legge, con alcune migliorie significative al testo originale frutto del dibattito parlamentare. Finalmente anche in Italia ci sono strumenti fiscali adeguati per sostenere la cultura e rilanciare il turismo. Questa legge abbatte due barriere: quella del rapporto tra pubblico e privato e quella della separazione tra la tutela e la valorizzazione che per troppo tempo hanno monopolizzato il dibattito italiano. Adesso non ci sono più scuse: veniamo da anni di tagli, è arrivato il momento di investire”.
Seguono le principali novità della Legge Franceschini > leggi tutto sul sito del Mibact

CARLO GINZBURG Perché dobbiamo salvare le soprintendenze Il ridimensionamento delle loro competenze rischia di causare danni alla tutela del patrimonio e del paesaggio (1)

SALVATORE SETTIS: Se troppo successo fa male al museo di Salvatore Settis    La Repubblica, 30 Luglio 2014

ALBERTO ASOR ROSA Il governo Renzi va all’assalto dei beni comuni di Alberto Asor Rosa   IL MANIFESTO 30 Luglio 2014
Decreto sui beni culturali: appello per una riflessione condivisa 30-07-2014

Appello a Napolitano. Rafforzare, razionalizzare e modernizzare il sistema nazionale della tutela dei beni culturali e paesaggistici 30-07-2014

GIULIANO VOLPE Fuochi incrociati sulla riforma MiBACT: spesso basati su scarsa o nulla conoscenza del testo  29-07-2014

COMITATO PER LA BELLEZZA Dichiarazione sul Decreto Cultura 28-07-2014

ASSOCIAZIONE BIANCHI BANDINELLI COMUNICATO
SULLA RIFORMA DEL MIBACT
23-07-2014 L’Associazione Bianchi Bandinelli sulla riforma del Mibact

Archeologi, architetti, restauratori e antropologi della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma: lettera aperta al Ministro 23-07-2014

MAGNOLIA SCUDIERI  Ministro Franceschini, non stravolga così il sistema museale Magnolia Scudieri Direttore del Museo di San Marco e dell’Ufficio e Laboratorio restauri della Soprintendenza SPSAE e per il Polo museale della città di Firenze
di Magnolia Scudieri, edizione online, 21 luglio 2014

PIER GIOVANNI GUZZO già soprintendente archeologo della Soprintendenza di Napoli e Pompei una lettera indirizzata a Luigi Malnati, Direttore Generale per l’Archeologia gal Direttore Generale per l’Archeologia: protesta contro la riorganizzazione della tutela (> leggi la lettera su Patrimonio SOS) 21 luglio 2014

VITTORIO EMILIANI Lettera aperta di Vittorio Emiliani al ministro Franceschini: Ministro, non mischi turismo e beni culturali L’Unità 18 luglio 2014 (> leggi l’articolo su Patrimonio SOS)

 MARIA PIA GUERMANDI Giudici a Berlino e politica del fare EDDYBURG di Maria Pia Guermandi   29 Giugno 2014

UN CONTRIBUTO  DALL'”INTERNO”

E’ tutto il sistema delle tutele e delle garanzie deglle Soprintendenze che viene minato. Perchè  come al solito è il principio che conta: se si delegittima un parere autorevole (o almeno che tale dovrebbe essere) come quello della Soprintendenza,   si chiudono le porte alle regole.
Quello che si dovrebbe  fare  – e non si fa – è mettere in condizione questi uffici così importanti e sensibili, di lavorare serenamente con strumenti e, diciamolo, anche  con riconoscimenti economici, adeguati, per fare fronte alla necessità di operare in tempi rapidi e con la possibilità di istruire al meglio i pareri in forma.

Le Soprintendenze funzionavano con direttori di competenza tecnico scientifica, assistenti per controllare il territorio, uffici amministrativi per supporti di competenza:  poco per volta è stato   smantellato tutto,  “succhiando” personale per le direzioni centrali e regionali, non sostituendo il personale andato man mano in pensione. Sempre meno  persone, a cui non resta che l’eroismo per poter fare bene e nei tempi il proprio lavoro.  Questo è l’unico  motivo per cui le Soprintendenze oggi faticano a lavorare,  non perchè siano “strutture ottocentesche”. Negli anni infatti si sono pienamente “ammodernate” e hanno fatto fronte a leggi prima inesistenti: quella sui lavori pubblici, quella sulle concessioni, quella sulla trasparenza, le leggi urbanistiche, di pianificazione ecc. E  hanno anche dovuto fare fronte al mal governo del territorio da parte degli enti locali: a partire dalle leggi sui condoni,  gestite spesso in modo pessimo, che causano alle Soprintendenze carichi di lavoro concentrati e ricorsi amministrativi.

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(1) Perché dobbiamo salvare le soprintendenze Il ridimensionamento delle loro competenze rischia di causare danni alla tutela del patrimonio e del paesaggio
DI CARLO GINZBURG

LE ANTICIPAZIONI sul più volte annunciato decreto legge della presidenza del consiglio riguardante la riforma dei beni culturali hanno suscitato da più parti reazioni di grave, spesso indignata preoccupazione. Qualcuno obietta che ogni commento è prematuro, dato che il testo non è ancora noto nella sua versione definitiva. Ma poiché i tempi stringono — il via libera potrebbe arrivare nel consiglio dei ministri del 31 luglio — è doveroso pronunciarsi sulle anticipazioni, nella speranza (purtroppo improbabile) che esse vengano smentite dai fatti.
Com’è noto, il progetto rappresenta una tappa ulteriore, e decisiva, nel processo di restringimento, ormai in atto da anni, delle competenze delle soprintendenze ai beni archeologici, storicoartistici e paesaggistici. La tutela, la conservazione, il restauro, l’invio di opere d’arte a mostre, l’intervento su edifici e paesaggi verranno largamente sottratti alla competenza delle soprintendenze per essere affidati a comitati regionali, formati da persone spesso prive di competenza specifica, che decideranno della tutela e della sopravvivenza di opere, di edifici, di equilibri paesaggistici fragilissimi.
La tutela delle opere d’arte, dei centri storici e del paesaggio ha in Italia radici profondissime, plurisecolari. Essa è nata in un paese la cui densità culturale, in uno spazio relativamente circoscritto, non ha paragoni al mondo. La caratteristica principale della storia d’Italia è il policentrismo. La rete delle soprintendenze abbraccia (abbracciava?) questa realtà multiforme in modi che storici dell’arte, direttori di musei, studiosi di paesaggio di tutto il mondo consideravano esemplari. Che si voglia smantellare questo edificio istituzionale è un segno di mediocre provincialismo. Ma anche la mediocrità è in grado di procurare danni immani. Il presidente del consiglio, insiste — così ci viene detto — perché nel decreto legge venga inclusa una clausola che gli sta particolarmente a cuore. Essa dovrebbe consentire ai Comuni di aggirare l’eventuale divieto di costruzione formulato dalle soprintendenze appellandosi a una commissione generale che dovrà decidere in termini brevissimi. Il silenzio di queste commissioni, che è facile immaginare sommerse da una marea di richieste e di ricorsi, verrà interpretato come assenso: tanto più che con un altro decreto, “sblocca-Italia”, ormai imminente, le licenze edilizie saranno “semplificate” in autocertificazioni dei richiedenti. Via libera ai palazzinari: cementificare le colline di Fiesole (è solo un esempio, che ognuno potrà agevolmente moltiplicare) sarà un gioco da bambini.
Com’è stato possibile arrivare a questa vergogna? si chiederà qualche ignaro osservatore straniero. Qualcun altro gli risponderà ricordando l’eroe eponimo dell’ignobile stagione che dura da più di vent’anni; e accanto a lui altri eroi dello stesso genere, dal capitano che lascia la nave che sta naufragando, al direttore della biblioteca che da un lato confeziona e spaccia libri falsi, dall’altro vende i libri autentici che gli sono stati affidati. Ciò che accomuna questi personaggi è (tra l’altro) la tracotanza. Anche imporre una riforma così importante attraverso un decreto legge è un atto di tracotanza. Ma “riforma” è un termine eufemistico: si tratta della distruzione di un assetto di tutela, di una rete plurisecolare di competenze che si volle sancire nel dettato dell’articolo 9 della Costituzione repubblicana. Di fronte a tutto questo, il silenzio di alcuni difensori dell’integrità del paesaggio è assordante: un silenzio/assenso?
I soldi non hanno odore, scriveva sarcasticamente il poeta latino. Il puzzo della corruzione nutrita dai soldi è diventato, nell’Italia di oggi, soffocante. Il decreto legge che ci viene prospettato (con o senza la clausola voluta dal presidente del consiglio) prepara corruzione e distruzione, sfigurando ancor più un paese che è (come ci viene ripetuto incessantemente) patrimonio del mondo.

Una risposta a La Riforma dei Beni culturali di Franceschini

  1. klement ha detto:

    E’ stato notato su http://www.aib.it che poca attenzione si dà alle biblioteche.
    Converrebbe che almeno le cosiddette Universitarie tipo l’Alessandrina diventassero veramente tali, come Bologna nel 2000. Il (poco) personale andrebbe passato fino a esaurimento dal Mibact al Miur, di cui il Rettorato è organo, quindi restando inquadrato nel moparto ministeri

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