Le nostre regole per le misure per il contenimento della spesa di Roma Capitale

CARTEINREGOLA DEFINITIVO logo TAGLIATOMISURE PER IL CONTENIMENTO DELLA SPESA DI ROMA CAPITALE

Le nostre regole: cambiamo tutto!

Chiedere ai cittadini di inviare ad una casella di posta del Comune suggerimenti per il contenimento del debito, ci sembra più una trovata di marketing che un’intenzione seria di coinvolgere la società civile in un processo decisionale che deve affrontare una realtà estremamente complessa. Tuttavia riteniamo che in una situazione così drammatica per la città, decidere di aprire la consultazione ai cittadini e alle realtà che operano sul territorio sia la strada giusta da percorrere, almeno per quanto riguarda le “linee guida” che chi governa la città dovrà seguire, nel difficile compito di operare le scelte necessarie.

Siamo consapevoli che la responsabilità della situazione in cui oggi si trova Roma non è da addebitare all’attuale Sindaco, né all’attuale Giunta, ai quali spetterà la pesante responsabilità di trovare delle soluzioni che incideranno notevolmente sulla vita della città e dei cittadini.

Per questo, senza entrare nel merito delle ipotesi percorribili, vogliamo proporre al dibattito pubblico alcune “regole” che consideriamo la “conditio sine qua non” per ricostruire un rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini, oggi più che mai necessario, dato che si vanno a chiedere ai romani inevitabili e pesanti sacrifici.

Questa la proposta di Carteinregola:

1)    STABILIRE LE REGOLE CON LA CITTA’Chiediamo al Sindaco Marino che, seguendo lo spirito del suo programma elettorale e delle sue Linee programmatiche 2013-2018 per il Governo di Roma Capitale”,votate dall’Assemblea stessa il 18 luglio scorso, promuova da subito un articolato confronto pubblico nei vari territori, in sinergia con i Municipi, per arrivare alla stesura di un documento condiviso che definisca le linee guida per superare i gravissimi  problemi economici che affliggono la nostra città.

2)    TOTALE TRASPARENZA SUL PRESENTE Dovrebbe essere la base di qualunque amministrazione. Invece viene molto invocata nelle campagne elettorali, e poco applicata quando si giunge al governo. Anche questa amministrazione è ancora lontana dalla “casa di vetro” promessa*.   I cittadini devono conoscere la reale situazione economica di Roma Capitale e delle sue partecipate, le proprietà, i dipendenti, gli stipendi, le spese ordinarie e straordinarie etc. E soprattutto il carico debitorio che continuerà a pesare sui bilanci futuri, generato dagli interessi passivi e dagli impegni derivanti da operazioni finanziarie messe in atto dalle precedenti amministrazioni (vedi i cosiddetti “derivati”)

3)    TOTALE TRASPARENZA SUL PASSATO E’ fondamentale che i cittadini siano portati a conoscenza anche delle responsabilità pregresse: persino i vescovi hanno fatto sentire la loro voce, ponendo domande che finora non hanno mai avuto risposta: “Chi ha accumulato questo debito mostruoso? Chi ha sprecato il denaro pubblico? Chi ha amministrato male? … Ci sono precise responsabilità che dovrebbero avere nomi e cognomi. Conoscerli è essenziale, ma non per giustizialismo. Conoscere i responsabili di questa disfatta politica, sociale ed economica è l’unica garanzia, perché quanto è accaduto non si ripeta in futuro. Non è una certezza, ma almeno una speranza. Chiediamo troppo?” La trasparenza deve includere anche la situazione del contenzioso: il Comune deve mettere a disposizione dei cittadini tutti i dati che riguardano azioni legali in corso, in cui l’Amministrazione è soggetto attivo o passivo, con i connessi risvolti economici in base ai possibili sviluppi.

4)    CONTROLLI EFFICACI E ATTRIBUZIONE DELLE RESPONSABILITA’ Solo la modifica  dei  sistemi di controllo amministrativo e della legalità può impedire il RIPETERSI della situazione. Come è stato possibile  che a tre anni dal termine non sia stato approvato il bilancio di Farmacap o che il bilancio preventivo del Comune relativo al 2013  sia approvato il 6 dicembre dell’anno stesso cioè a consuntivo? La macchina comunale deve trasformarsi da un sistema di isole funzionali senza responsabilità di risultato ad una organizzazione per processi con responsabilità di risultato. Ciò riguarda specialmente le aziende partecipate e municipalizzate: vengono bruciati più della metà dei ricavi per mancanza di verifiche e controlli, e i mancati ricavi pesano poi sui servizi offerti ai cittadini e sulla funzionalità delle attività pubbliche

5)    EQUITA’ SOCIALE NEL REPERIMENTO DELLE RISORSE Prima di pensare di ridimensionare il debito con i tagli ai servizi, con le privatizzazioni, con la vendita del patrimonio o l’aumento della pressione fiscale sui cittadini, è necessario fare una valutazione dei crediti non riscossi e delle risorse economiche pubbliche non utilizzate (o sottostimate). Avviando innanzitutto una sistematica e scientifica repressione dell’evasione fiscale, l’unica misura in grado di dimostrare ai cittadini che si vuole fare sul serio. Tutto quello che è pubblico, appartiene solo a una parte della popolazione, quella che paga le tasse. Ora – e mai come ora – è venuto il momento di chiedere a chi ha sempre vissuto sulle spalle della collettività, di fare il proprio dovere. Ma esistono molte altre voci negative che potrebbero essere trasformate in risorse immediate per il bilancio comunale: ci risulta che esistano moltissimi casi di mancato versamento di oneri concessori, oneri di urbanizzazione, locazioni, occupazioni di suolo etc. Ed esiste uno sterminato numero di proprietà comunali che sono da tempo (da sempre) utilizzate da privati a fronte di canoni risibili: appartamenti e locali, strutture sportive, suolo pubblico occupato da attività di ristorazione o commerciali… E non è più tempo di favoritismi: Roma Capitale deve farsi parte attiva perché siano modificate le normative che riguardano l’esenzione dall’IMU, dal pagamento di servizi e tutti gli altri benefit concessi alla Città del Vaticano, alle Ambasciate, ai Ministeri, etc. Infine è necessario riportare a Roma la LEGALITA, mettendo in atto una sistematica repressione dei comportamenti che creano danno alla collettività, attraverso sanzioni economiche adeguate e certe: basta con l’impunità per chi non paga il biglietto dell’autobus, per chi parcheggia in doppia fila, per le affissioni selvagge, per l’economia in nero…

6)    EQUITA’ SOCIALE NEI SACRIFICI Una delle maggiori voci che gravano sul bilancio capitolino è quella del personale: per numero di dipendenti Roma è una delle principali aziende italiane. Un numero sicuramente sproporzionato, soprattutto se commisurato alla notevole inefficienza dei servizi offerti. E’ drammaticamente banale ricordare che molti dipendenti sono stati assunti con criteri clientelari e con qualifiche non utili per le aziende (l’esempio degli impiegati assunti in quantità in ATAC a fronte di una penuria di autisti è eclatante). La difesa dell’occupazione non può diventare il principale criterio dei tagli necessari: prima di tutto c’è la difesa dei servizi essenziali ai cittadini e alle fasce più deboli della popolazione. Per dirla in un modo un po’ retorico: non si può eliminare il sostegno ai bambini disabili per continuare a mantenere posti di lavoro elargiti con criteri spesso poco trasparenti. Per questo riteniamo che debba essere introdotta l’obbligatorietà della mobilità interaziendale da parte del personale in esubero a partire delle aziende comunali al 100%

7)    TUTELA DEL PATRIMONIO COMUNE Il patrimonio pubblico non è solo nostro, ma appartiene a chi prima di noi ha lavorato per la nostra città e il nostro Paese e a chi continuerà a vivere nella nostra città e nel nostro Paese. Non può essere venduto per ripianare i debiti. Le proprietà dello Stato, della Regione, del Comune – edifici, spazi pubblici, verde, servizi, reperti storici e archeologici – devono essere utilizzate per gli interessi collettivi. Alcune possono anche essere cedute, ma solo dopo aver verificato l’impossibilità della loro valorizzazione da parte della stessa Amministrazione. Gli immobili inutilizzati devono essere destinati prioritariamente per uffici pubblici che corrispondono ogni mese esosi canoni a privati, per dare una risposta all’emergenza abitativa, e per offrire opportunità a nuove imprese – soprattutto giovanili – attraverso canoni calmierati. Deve essere stilata e messa a disposizione dei cittadini una mappa di tutti i beni pubblici, del loro stato, del loro valore (non solo economico), della loro funzione e deve essere dimostrato il vantaggio pubblico (o la contropartita) della loro eventuale alienazione. Deve anche essere garantito che le proprietà pubbliche destinate all’uso dei meno abbienti, come ad esempio le case popolari, non possano essere cedute a prezzi vantaggiosi a chi ne ha usufruito senza averne diritto.

8)    NO ALLA MONETA URBANISTICA La mancanza di risorse economiche per realizzare opere e infrastrutture non deve più essere superata attraverso l’attribuzione di diritti edificatori. Nessuna linea metropolitana pagata con nuovi quartieri edificati sui terreni dei finanziatori. I ricavi economici degli oneri ricavati dall’edilizia non devono essere più impiegati per l’ordinaria amministrazione, ma investiti sui territori, in opere e servizi necessari per migliorare la qualità della vita delle comunità locali.

9)    MAI PIU’ AZZARDI COME LA METRO C Non devono più essere approvate opere senza alcuna certezza sui costi finali (vedi punto 11) ma anche sul raggiungimento degli obiettivi prefissati, unica condizione per una valutazione oggettiva dei costi/benefici che deve essere alla base di qualunque investimento pubblico. In particolare la metro C – sempre che si riesca a completare la tratta fino a piazza Venezia – raggiungerà solo il 30% degli obiettivi iniziali, con impatti insostenibili per i residenti, le attività economiche, il paesaggio, l’archeologia, e con un costo totale che supera i 4 miliardi. Una somma enorme che se correttamente quantificata nelle fasi progettuali, avrebbe permesso all’Amministrazione di valutare ipotesi alternative di investimento per la mobilità della Capitale.

10)NO ALLE PRIVATIZZAZIONI DI AZIENDE E SERVIZI. Non si privatizzano le aziende che devono garantire diritti prima di profitti, ma neanche quelle che sono in grado di offrire ricavi economici per la collettività. Vogliamo un’Amministrazione che sappia scommettere sulla possibilità di rendere efficiente anche il servizio pubblico, assicurando alla collettività quei profitti destinati ad eventuali soggetti privati.

11)GARE DI EVIDENZA PUBBLICA, DAVVERO. Non è degno di una Capitale europea rassegnarsi a una competizione tra aziende che in molti casi è del tutto fittizia, a detrimento dell’interesse pubblico. La cittadinanza, le associazioni di volontariato e le parti sociali devono essere coinvolte nei criteri di assegnazione e nel monitoraggio dei lavori e dei servizi, prima, durante e dopo le gare. Tutte le informazioni relative agli appalti pubblici devono essere disponibili on line, compresi i dettagliati resoconti in “tempo reale” delle modifiche progettuali in corso d’opera e il relativo aumento dei costi, in una forma e con un linguaggio facilmente accessibile alla cittadinanza. Non deve mai più succedere che il costo iniziale di un’opera si moltiplichi per 2,3, 4 volte. Come per la Vela di Calatrava (da 120 milioni a 600, e resterà incompiuta), o la Nuvola di Fuksas, che dai previsti  272 milioni raggiungerà i 415 milioni , di cui 170 da stanziare)

12)NO A INFRASTRUTTURE INUTILI E COSTOSE A FRONTE DELLA PENURIA DI STRUTTURE E SERVIZI ESSENZIALI. Sembra incredibile che si discuta del debito, certo considerevole, di 867 milioni di Roma Capitale e del “rischio default”, quando contemporaneamente si prevede (anche se non si tratta della stessa “cassa”) la costruzione della bretella autostradale Cisterna/Valmontone che costerà ben 3 miliardi di euro, per non parlare di altre opere tanto costose quanto inutili, come la Piastra sulla Stazione Termini, un megaparcheggio da 1337 posti auto a cavallo dei binari, dal costo di decine di milioni di euro, coperti al 60% dalle Ferrovie dello Stato (la costruzione è appena iniziata). Come se una famiglia che non ha più i soldi per far studiare i figli si concedesse la costruzione di una piscina in giardino…

CARTEINREGOLA

scarica il documento Le nostre regole per le misure per il contenimento della spesa 24 marzo 2014

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