Roma Criminale – rassegna stampa

(work in progress)

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9 dicembre 2014 Mafia a Roma, nuova tornata di interrogatori. Task force del prefetto: “In arrivo tre ispettori in Campidoglio”Un pool di esperti accederanno ad alcuni atti del Comune di Roma. Hanno respinto le accuse quattro degli arrestati ai domiciliari nell’inchiesta ‘Mondo di mezzo’. Domani convocati gli altri 4. Il boss Diotallevi puntava al Vaticano. Il pd Orfini: “Dobbiamo ripulire il partito. Roma ostaggio di guerra di potere”. Il Vicariato: “Estranei ad attività cooperative sociali”. Indagato anche un finanzierehttp://roma.repubblica.it/cronaca/2014/12/09/news/mafia_a_roma_in_corso_gli_interrogatori_degli_indagati_ai_domiciliari_stasera_incontro_marino-prefetto-102463246/

8 dicembre repubblica “Associazione mafiosa” indagato Visconti assessore di AlemannomSotto accusa anche Pollak e Cochi, ex delegato allo Sport. Il sindaco sfida il prefetto e riprende la bici: non è mio papà,di GIULIA CERASI e MAURO FAVALE http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/12/08/news/associazione_mafiosa_indagato_visconti_assessore_di_alemanno-102365834/

 

7 DICEMBRE 2014

Cinquequotidiano Comune di Roma, la grande abbuffata del mondo di mezzo sugli alloggi agli sfrattati Il sindaco Ignazio Marino alle prese con un enorme problema http://www.cinquequotidiano.it/…/comune-roma-la-grande-abb…/

6 DICEMBRE 2014

6 DICEMBRE 2014 La Repubblica  La politica senza morale = La politica senza morale

L’ANALISI La politica senza morale COSA c’è alla radice della cupola corruttiva della capitale? Il debordare di una libidine di ricchezza e potere? Il diffondersi dell’irrilevanzaemenefreghismo per le regole? La convinzione che così fan tutti e nessuno paga pegno? Tutto questo, ovviamente. Ma si possono individuare anche altre cause. CAUSE indirette, che rimandano  alla politica e ai partiti. L’assunto da cui partire è che “la politica costa”. Anzi, costa sempre di più. Non a caso i bilanci ufficiali dei partiti sono aumentati costantemente. a partire dai primi anni Duemila , le loro entrate sono più che raddoppiate. E qui si parla soltanto di soldi contabilizzati nero su bianco nei libri mastri dei partiti. L’incremento delle entrate grazie ad un sistema di finanziamento pubblico generosissimo e senza controlli rispondeva alla necessità da parte dei partiti non tanto di mantenere “gli apparati”, morti e sepolti datempo, quanto disostenere i costi della politica d’oggi, fondata sulle consulenze dei professionisti del marketing, della comunicazione, del sondaggio, e della pubblicità. Comprare sul mercato i migliori specialisti di ogni ramo costa, e tanto. Di conseguenza i partiti si sono rivolti allo stato per attingere le risorse finanziarie necessarie, garantendosi, fino alla riforma del 2012, introiti statali sempre più consistenti. Questo perché, ufficialmente, le altre entrate nelle loro casse erano scese alivelli risibili. Nell’ultimo decennio la voce tesseramento nei bilanci è andata quasi scomparendo: in nessun partito le quote degli iscritti fornivano più del 3 – 4 % dei proventi complessivi ( con l’eccezione dei Ds e del Pd nei quali l’importo delle tessere rimane a livello locale e non viene riportato nel bilanci del partito nazionale ). Questa torsione stato-centrica delle organizzazioni partitiche ha indebolito le strutture periferiche dei partiti. Ha impoverito il partito nel territorio. Tutta l’attività politica si svolge al cen tro, dove si acquisiscono e si gestiscono le risorse sia finanziarie che strutturali. Quindi chi vuole fare carriera — cioè essere eletto alle cariche pubbliche perché quelle interne a livello locale non contano più nulla — necessita di risorse alternative, esterne alla struttura partitica. L’isterilimento della vita di base e collettiva del partito ha spinto i più intraprendenti a crearsi reti autonome ed esterne. In una logica del tutto individualista, da free rider—e il caso di Matteo Renzi insegna —, il vettore del successo sta nella costruzione di una équipe composta da esperti, fund raiser, facilitatori di relazioni con gruppi di pressione e di interesse, comunicatori, sondaggisti e quant’altro. È disponendo individualmente di queste risorse, non gestite dall’organizzazionepartitica.chesifa carriera. Infondo anche le primarie assecondano questa impostazione. Prive di una regola standard nazionale, le primarie per le cariche pubbliche locali sono un moltiplicatore di costi e comportano il rischiodirapportiincautiedisinvolticon gruppi e persone. In una logica di competizione “individuale” — com’era al tempo delle preferenze — l’inquinamento di affaristi e maneggioni è un rischio concreto. L’intrecciodi corruzione e affarismo criminale che investe la capitale ha radici in questi mutamenti della politica, dell’organizzazione dei partiti, e della loro relazione con lo stato e il territorio. La professionalizzazione della vita politica con conseguente necessità di acquisizione di maggiori risorse pubbliche, il deperimento di legami collettivi forti — quelli che sono alla base di un “vero” partito e non di una qualunque associazione volontaria — eia crescente individualizzazione dell’agire in politica, abbassano le soglie di protezione rispetto ai rapporti pericolosi. Ð filtrodi partiti radicati sul territorio, attenti ad intrecci sospetti e a figure ambigue, e di nuovo proiettati al “bene comune” più che all’acquisizione di risorse è venuto a mancare, in una logica tutta proiettata alla comunicazione, al virt
uale e all’accentramento nazionale. Il primo baluardo al dilagare della corruzione, che a Roma sembra non aver trovato resistenza altro che nel sindaco Marino, passa per la ricostruzione di una presenza attiva e disinteressata nel territorio. E poi, di fronte alla voracità dei politici e ai costi iperbolici per cene sfarzose, consulenze d’oro eregalie varie, conta soprattutto un cambio di passo: uno stile politico più parsimonioso e trasparente da parte di tutti gli amministratori della cosa pubblica, al centro come in periferia. L’isterilimento della vita di base e collettiva del partito ha spinto i più intraprendenti a crearsi reti autonome ed esteme In una logica individualista -tit_org- La politica senza morale – La politica senza morale
repubblica

6 DICEMBRE 2014 Il Manifesto

 PROTAGONISTI Buzzi e Carminati, uno «rosso» e l’altro «nero». Vicende intrecciate con la storia recente
Storia di due carriere irresistibili
PROTAGONISTI · Buzzi e Carminati, uno «rosso» e l’altro «nero». Vicende intrecciate con la storia receñí Storia di due camere irresistibil Andrea Colombo afia nera, macché rossa, facciamo rossobruna e non se ne parli più. Maßa senza contatti che la altre maße, anzi no, collegaia alla Camorra nella persona di Carminati Massimo, però senza che i guaglioni mettessero bocca negli affari della capitale. Mafia che foraggia i politici da decenni. C’è chi è andato a sbirciare i contributi di Salvatore Buzzi, sodale del noto supercriminale, alla campagna elettorale di questo o quello risalendo sino a una quindicina d’anni fa. La vicenda di Mafia Capitale, soprattutto grazie a un sistema mediatico raramente così sciatto, è diventata così un crogiuolo di veleni del tutto incomprensibile. Tale è destinata a restare, se non si parte dal fare chiarezza sui protagonisti dell’affaire e sulle loro parabole: la cooperativa di Buzzi, la «29 Giugno», e «il Nero», Massimo Carminati. La «29 giugno» nasce a metà anni ’80, nel clima di rinascita democratica che accompagnava nelle carceri la fine dell’emergenza. Sono gli anni di Niccolo Amalo direttore del Dap, del primo convegno sulle pene alternative organizzato all’interno del carcere di Rebibbia con la partecipazione di numerosi esponenti politici della sinistra. ²ÿ proposta di una cooperativa mista di detenuti comuni, come Buzzi, e politici, come la tesonera Bugitti, exBr, è un esperimento pilota di risocializzazione, impensabile sino a poco prima. Sponsor dell’operazione è Angiolo Marroni, assessore al Bilancio della provincia di Roma, poi vicepresidente del consiglio regionale del Lazio, oggi garante dei detenuti nel Lazio: uno che a vederla in rosa ha dedicato la vita ai carcerati e a guardarla con gli occhiali scuri ci ha costruito sopra la carriera politica sua e del figlio Umberto, oggi deputato Pd, candidato sindaco di Roma nei sogni di Buzzi. La cooperativa decolla con l’attivissimo sostegno di Marroni e grazie alla legge del 1991, che permette l’assegnazione diretta degli appalti, senza gara, alle coopérative sociali. È una legge ragionevole: cooperative di ex detenuti o di ex tossicodipendenti non potrebbero altrimenti competeré con le aziende private. Ma è anche una legge con un versante pericoloso, perché rischia forte di diventare, col tempo, uno dei veicoli privilegiati della clientela, specialmente quando questa, a fine millennio, esplode nelle realtà locali. Buzzi, detenuto per omicidio (truculento: 34 coltellate per una storia di truffe), poi graziato nel ’94, è un tipo energico. La «29 Giugno» diventa presto non solo un modello di risocializzazione ma anche il fiore all’occhiello della cooperazione sociale. Buzzi vive ed è immerso fino al collo nel mondo del centrosinistra romano. Lo conoscono tutti, lo stimano tutti. A un certo punto però, parte nell’amministrazione Rutelli, parte in quella Vellroni, la «29 Giugno” si allarga. Si fa consorzio, si trasforma in una potenza a Roma e non solo a Roma. Buzzi diventa uno dei principali punti di riferimento della cooperazione sociale e della Lega delle cooperative nella capitale. Difficile non pensare che la sua ascesa sia anche una conseguenza dell’ondata di clientelismo che sommerge tutte le amministrazioni e gli enti locali a partire da fine anni ’90. Quando arriva al potere capitolino, Alemanno parte in quarta, deciso a far fuori la cooperativa rossa, e delibera di conseguenza. Ci sono proteste, manifestazioni al Campidoglio per mesi. Ma probabilmente Buzzi cerca anche una via privata per riconciliarsi con i nuovi egemoni, e la trova in Massimo Carminati. Anche su di lui, in questi giorni, si sono scritte parecchie scemenze. Neofascista, sì, ma di tipo più superomista che altro. Il suo obiettivo nella vita era «trasgredire tutte le norme del codice penale», co me raccontava ai compagni di classe Fioravanli, Anselmi eAlibrandi. Poco dopo quelli daranno vita ai Nar. Lui no: se ne tiene mori, ma in buoni rapporti. Mai stato nei Nar e neppure nella banda della Magliana (e mai ferito in uno scontro a
fuoco con la polizia: gli spararono a freddo mentre, disarmalo, passava il confine con la Svizzera clandestinamente. Pensando che fosse Francesca Mambro non si peritarono di dare l’alt). «Il Nero» piaceva molto a uno dei principali boss della Magliana, Franco Giuseppucci, «er Negro», che lo aiutava a far soldi investendo a strozzo i proventi delle rapine e in cambio gli chiedeva qualche favore, secondo i pentiti piuttosto sanguinoso. Ma neppure nella Magliana Carminati è mai stato organico, come non sembra sia oggi neppure nella Camorra, con cui pure avrebbe frequenti rapporti. È un solitario: conosce, ha buoni rapporti, ma si tiene sempre un passo fuori. Un po’ grazie alle manifestazioni di prolesta, un po’ grazie ai buoni uffici del nuovo amico, la «29 Giugno» torna in auge. Alemanno rinuncia all’offensiva, ritira la delibera. La famosa foto con Poletti è stata probabilmente presa proprio nel corso della «cena di riconciliazione». Il resto è scritto, anche se andrà verificato, nell’ordinanza della procura di Roma. Ma due cose vanno dette con chiarezza. La prima è che Buzzi, fino a pochi giorni fa, era consideralo da tulli, nel cenirosinisira, un modello. Di qui i rapporti di molti con lui. La seconda è che immaginare una città «sana», come dice Aitano, poi corrotta dall’arrivo del lupo marinaro Carminati, è una semplificazione che pare falla apposta per assolvere un sistema che è slato per luslri fondato sulla clientela. Senza attendere Carminali di sorta. Il cooperante immerso fino al collo nel centrosinistra romano. Il neofascista mai stato nei Nar e neppure nella banda della Magliana -tit_org- Storia di due carriere irresistibili
manifesto

MICROMEGA:

Capitale corrotta, nazione infettadi Angelo d’OrsiL’inchiesta sulla cupola che dettava legge a Roma svela un osceno intreccio tra malaffare, criminalità organizzata e classe politica, di governo come di opposizione. È tempo di rifondare la politica. Con la battaglia delle idee e la mobilitazione.
STATERA Il darwinismo criminale
MANGANO Da Tor Sapienza a Mafia Capitale. Questa è guerra ai poveri
TULLI Il senso di Alemanno per i collaboratori

4 dicembre 2014 Il fatto Quotidiano Mafia Capitale, Anticorruzione creerà un pool di esperti ad hoc su modello ExpoMafia Capitale, Anticorruzione creerà un pool di esperti ad hoc su modello Expo

Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha incontrato il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, e il prefetto Giuseppe Pecoraro, che sull’ipotesi commissariamento spiega: “Continueremo a leggere le carte e valuteremo”. In Regione Zingaretti sospende le gare d’appalto e si dimette l’indagato Gramazio

Romapost Mafia, Bettini: “Pd drammaticamente senza principi politici”L’europarlamentare democrat: “Ai magistrati spetta perseguire le singole responsabilità. Ma bisogna cambiare la vita del partito”. http://www.romapost.it/Detail_News_Display/2014/12/4/Politica/Mafia-Bettini-Pd-drammaticamente-senza-principi-politici-

4 dicembre 2014 Il Corriere della sera Arrestato il «boss dei boss» De Carlo
Il prefetto: il Comune non si scioglie Giuseppe Pecoraro in Campidoglio istituisce la scorta per Marino: «Dobbiamo garantire sicurezza». Il sindaco ha incontrato Cantone: «Chiesto l’esame di un pool di esperti»

4 dicembre 2014 Il Fatto Quotidiano Mafia Capitale, i locali dei boss: quando le nomine si facevano “Dar Bruttone” Da piazza Tuscolo all’Appia, da Ostia all’Eur, i boss della mafia romana si ritrovavano per piazzare personaggi chiave, consegnare mazzette e pilotare gli appalti e i bandi di gara di Roma di Enrico Fierro |

4 dicembre 2014 Cinquequotidiano Comune di Roma: il commissario Matteo Orfini, uomo del Pd romano Il leader dei “giovani turchi” Pd e presidente del partito nazionale non è un “innesto esterno”

4 dicembre La Stampa Croppi: “Mi hanno cacciato perché volevo bloccare il malaffare”L’ex assessore: La colpa di Alemanno? Non essere riuscito a opporsi «Alla fine sono stato cacciato dalla giunta Alemanno, ma per me l’odore era diventato insopportabile. Ero troppo scomodo. Mettevo zeppe ovunque, controllavo le iniziative da finanziare, mi opponevo a pratiche al limite della legalità, chiudevo le porte alle tante, troppe pressioni esterne ed interne. Quando sul Campidoglio si è abbattuta Parentopoli ed successo il patatrac…».

Repubblica 4 dicembre Mafia a Roma, sequestrati beni per 204 milioni. Renzi: “Orfini commissario del Pd della capitale”. Alemanno: ho sbagliato Il presidente del Consiglio: “Sono sconvolto”. Sentiti dai pm a Regina Coeli alcuni dei coinvolti nell’operazione ‘Mondo di mezzo’. La presidente della Camera: “Sdegno totale”. L’ex sindaco Alemanno scrive alla Meloni: “Mi autosospendo da tutti gli incarichi in FdI”. Si dimette anche Patanè (Pd), indagato: “Ma estraneo ai fatti”. Il pdl Gramazio: “Io in nessun sistema”. Marino rimuove il direttore Trasparenza, Politano
di FEDERICA ANGELI, VALERIA FORGNONE e LAURA MARI

* 1 dicembre (Da Repubblica 1 dicembre A capo dell’organizzazione mafiosa, secondo gli investigatori, l’ex terrorista dei Nar, Massimo Carminati. Tra gli arrestati anche l’ex ad dell’Ente Eur, Riccardo Mancini, l’ex presidente di Ama, Franco Panzironi, e Luca Odevaine, a capo della polizia provinciale. Gli indagati, 39 in tutto, sono accusati di reati che vanno dall’associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati. Fra loro l’ex sindaco della città Gianni Alemanno, la sua abitazione è stata perquisita, il consigliere regionale Pd Eugenio Patanè, quello Pdl Luca Gramazio, e il presidente dell’Assemblea capitolina Mirko Coratti.  Nei loro uffici alla Regione Lazio e in Campidoglio sono in corso le perquisizioni dei militari.

1 dicembre 2014 IL FATTO QUOTIDIANO Gianni Alemanno indagato per mafia, a Roma sotto inchiesta consiglieri Pd e Fi Trentasette arresti nell’inchiesta del Ros. In manette Massimo Carminati, ex terrorista di estrema destra dei Nar ed ex membro della Banda della Magliana. Agli indagati gli inquirenti, coordinati di Giuseppe Pignatone, contestano a vario titolo, anche estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio (SU IL FATTO I NOMI di arrestati e indagati)

1 dicembre 2014 CINQUEQUOTIDIANO Mafia, arresti a Roma. Indagato Alemanno L’ex sindaco indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso

1 dicembre 2014 La Repubblica  Mafia a Roma, 37 arresti per appalti del Comune. Indagato Alemanno. Perquisizioni negli uffici della Regione Lazio e in Campidoglio Arrestati l’ex Nar Carminati e l’ex ad dell’Ente Eur Mancini. Operazione dei carabinieri alla Pisana e in altre amministrazioni della Capitale. Sequestri per 200 milioni della Guardia di Finanza. L’indagine ribattezzata “Mondo di mezzo” di FEDERICA ANGELI

1 dicembre 2014  Il Corriere  Mafia e politica, perquisizioni, arresti Indagato anche ex sindaco Alemanno In corso nella Capitale numerose perquisizioni tra uffici di consiglieri della Regione Lazio, uffici del Campidoglio e abitazione dell’ex primo cittadino. Carabinieri notificano 28 ordini di custodia cautelare a politici e imprenditori: affari con la criminalità

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