5 domande a Giovanni Caudo

Giovanni Caudo da paese seraLe risposte di Giovanni Caudo Assessore  alla Trasformazione Urbana

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2 dicembre 2014

Obiettivi di mandato e prime realizzazioni

Che cosa abbiamo fatto e che cosa stiamo facendo

I singoli atti e interventi sono elencati in un file allegato, qui ci preme delineare il senso complessivo delle scelte e delle azioni che abbiamo messo in campo. Innanzitutto, l’aver definito senza se e senza ma che non ci sarebbe stato ulteriore consumo di suolo dell’Agro Romano. Abbiamo annullato, infatti, nell’agosto 2013, un mese dopo l’insediamento, ogni atto della precedente amministrazione che dava un potenziale edificatorio alle aree agricole del Piano Regolatore Generale vigente. In particolare, è stato annullato l’esito del bando per gli ambiti di riserva a seguito del quale erano stati individuati oltre 2.400 ha di suolo agricolo da destinare a nuova edificazione per Housing Sociale per un totale di circa 160 diverse proposte. Questa decisione è stata accompagnata subito dopo, nel settembre 2013, dalla decisione di Giunta di dare avvio alle trasformazioni urbanistiche delle ex aree militari: la prima è stata l’ex Stabilimento di macchine elettriche di via Guido Reni, di cui nei prossimi giorni uscirà il bando internazionale per il concorso di progettazione del master plan, dopo che la delibera di trasformazione urbanistica è stata approvata in Assemblea Capitolina nell’agosto scorso. A questo primo intervento stanno seguendo gli altri che riguardano le caserme: Ulivelli, con delibera passata in Giunta la settimana scorsa, Donato, Ruffo e quella di viale Angelico che sono oggetto del protocollo firmato con il Ministero della Difesa il 7 agosto u.s. per le quali prevediamo di portare in Giunta la decisione di trasformazione urbanistica entro i prossimi tre mesi.

A questa azione, che vede la centralità delle aree militari, e quindi in qualche misura pubbliche, segue una seconda azione rivolta ai privati e alla rigenerazione della città costruita e da ristrutturare. Sono le parti di città comprese nei perimetri dei Programmi Integrati, circa 9.500 ha. Abbiamo cominciato con quelle destinate alle attività produttive per le quali il bando per raccogliere le manifestazioni di interesse, pubblicato a luglio e conclusosi a fine ottobre, ha raccolto circa 140 proposte. Adesso siamo in grado, insieme ai Municipi, che sono la parte attiva nell’avvio del processo, di individuare quelle aree che sono in condizione di partire fin da subito, definendo gli obiettivi pubblici della trasformazione e di conseguenza individuando gli interventi privati, che non solo sono compatibili con questi, ma che possono determinare le risorse per realizzarli. Il bando per i Programmi Integrati delle aree residenziali è invece prossimo alla pubblicazione: la delibera di Giunta è stata approvata la settimana scorsa.

Tra le cose fatte preme citare la riorganizzazione della macrostruttura degli uffici. Una organizzazione che si riferiva ancora a un modo di fare urbanistica del Novecento, centrato sulla logica del disegno dell’espansione urbana che trovava nella divisione tra pianificazione e attuazione il suo fondamento. La trasformazione della città esistente richiede una unitarietà di azione e una verticalità degli interventi che sono contestualmente di pianificazione e di attuazione. Per questo l’ufficio è stato organizzato in tre direzioni di aree: oltre alla Pianificazione e all’Edilizia è stata costituita l’area della Trasformazione Urbana che assomma tutte le unità organizzative che si occupano dei progetti di rigenerazione sia diffusi sia di ambito strategico. In questa riorganizzazione è stata data particolare importanza alla ridefinizione degli uffici che hanno il compito di vigilare sulle trasformazioni urbanistiche condotte dai privati. L’ufficio che gestisce le lottizzazioni convenzionate è stato riorganizzato e affidato al nuovo dirigente e così anche l’ufficio dell’edilizia sociale che si occupa dei piani di zona della ex legge 167. Quest’ultimo era gestito ad interim dallo stesso funzionario che dirigeva l’ufficio delle compensazioni.

Sempre tra le cose fatte c’è la riscrittura di tutti gli schemi di convenzione che regolano i rapporti tra pubblico e privato nelle trasformazioni urbanistiche. Gli schemi di convenzione, regolando gli obblighi e i diritti sia del soggetto pubblico che dei privati coinvolti nell’attuazione, sono la vera chiave di volta della buona costruzione della città. E’ attraverso le clausole in essi contenute che ci si assicura la realizzazione dei servizi, da quelli di base a quelli di maggiore rilevanza, come anche la qualità delle opere pubbliche che vengono realizzate dai privati e poi passate all’amministrazione comunale. Abbiamo riscritto tutti e quattro gli schemi di convenzione utilizzati dall’amministrazione comunale, i tre utilizzati per l’edilizia residenziale pubblica, definitivamente approvati dall’Assemblea Capitolina nel settembre scorso, e quello delle lottizzazioni private ora all’esame della Commissione Urbanistica.

La riscrittura degli schemi di convezione per l’edilizia pubblica ci consente anche di dare seguito alla manovra di chiusura dei piani di zona datata 2006. Una manovra controversa per le localizzazioni dei piani a suo tempo decise ma su cui ormai sono stati localizzati da anni gli operatori, imprese e cooperative, che aspettano di utilizzare i fondi regionali per l’edilizia agevolata previsti da un bando del 2004 rifinanziato dalla giunta Zingaretti con 27 milioni di € che consentirà nei prossimi anni di realizzare circa 4 mila alloggi a costo agevolato.

Ulteriore asse prioritario di azione è rappresentato dalla rigenerazione dei quartieri della città pubblica. Una città estesa oltre 4.800 ha, la più grande d’Italia, dove abitano circa 500 mila persone, realizzata tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Ottanta. Questi quartieri, un tempo situati in estrema periferia, rappresentano una formidabile occasione di rigenerazione urbana, capace di integrare l’iniziativa privata, la regia pubblica e le nuove forme di organizzazione dei servizi. In questi mesi abbiamo individuato il quadro degli interventi, la fattibilità e le modalità operative dell’intervento. Il quartiere di Tor Sapienza, non a caso, è stato scelto come progetto pilota per replicare l’esperienza poi negli altri quartieri simili.

Gli obiettivi pubblici da perseguire nella rigenerazione dei quartieri della città pubblica sono:

  • il completamento del disegno degli spazi pubblici che sono diventati spazi residuali senza carattere, misura e destinazione;
  • l’inserimento all’interno di questi quartieri di nuovi strati sociali per aumentare la mixitè(*), di nuovi poli di servizi, commercio e tempo libero, il miglioramento della rete infrastrutturale e della rete dei servizi pubblici a servizio dei cittadini;
  • la costruzione all’interno dei programmi di rigenerazione urbana di processi di costruzione di nuove reti sociali e di rigenerazione delle comunità locali attraverso il coinvolgimento dei cittadini nella gestione degli spazi comuni.

L’amministrazione comunale sconta oggi un enorme deficit di fiducia e di credibilità. Serve aumentare la trasparenza delle scelte e rimuovere l’opacità dei rapporti tra gli interessi privati e quelli pubblici; il mancato controllo del raggiungimento degli obiettivi pubblici delle trasformazioni urbanistiche ha portato i cittadini a diffidare di qualsiasi proposta provenga dalle amministrazioni pubbliche. Per questo tra le cose fatte e che stiamo facendo c’è la conferenza urbanistica cittadina, preceduta dalle 15 conferenze urbanistiche tenutesi nei Municipi, in ognuno dei quali si sono svolti almeno 5 incontri con associazioni e cittadini impegnati a lavorare su aspetti specifici. In complesso sono state coinvolte oltre 200 associazioni per un totale di circa 2.000 persone.

L’esperienza delle conferenze urbanistiche ci conferma che non è possibile governare una città complessa come Roma senza un rapporto continuo, proficuo e pur sempre conflittuale con i movimenti dei cittadini, i loro comitati e le forze spontanee che si attivano intorno a singole vertenze territoriali. Nelle conferenze municipali abbiamo sperimentato che tale rapporto non può essere di semplice cassa di risonanza delle decisioni amministrative ma deve costituire il luogo in cui il conflitto territoriale prende vita in modo informato e aperto. Il metodo deve quindi basarsi su un processo che parta dagli obiettivi pubblici che si vogliono raggiungere e che preveda la partecipazione dei cittadini e la trasparenza dell’amministrazione nel processo di attuazione.

Altra questione che stiamo affrontando riguarda la manutenzione programmata degli apparati tecnici del PRG. Per la sua attuazione è opportuno semplificare la normativa, correggere gli errori materiali, monitorare lo stato di avanzamento e procedere alla reiterazione dei vincoli relativi agli spazi pubblici come anche adeguare il regolamento edilizio. Abbiamo pertanto avviato un lavoro a tal riguardo costituendo dei gruppi di lavoro che si avvalgono del personale interno e di Risorse per Roma al fine di predisporre una proposta di variante al PRG riguardante la revisione delle norme del PRG e l’apposizione dei vincoli preordinati all’esproprio; tale variante, senza incidere sul dimensionamento e sulle scelte urbanistiche, dovrà garantire la semplificazione degli adempimenti necessari per dare attuazione alle previsioni di piano, il superamento delle incertezze interpretative sin qui riscontrate, l’adeguamento e l’armonizzazione con le disposizioni di legge approvate successivamente all’entrata in vigore del PRG. Per armonizzare le norme del PRG con gli atti e i regolamenti riguardanti l’ambiente, le attività produttive e i trasporti, si rende opportuno il coinvolgimento delle strutture che fanno capo ad altri assessorati; per facilitare lo scambio di informazioni sui problemi ricorrenti riguardanti l’applicazione delle disposizioni di piano, è opportuno attivare un confronto, nei modi ritenuti più opportuni, con gli ordini professionali e le associazioni.

Le gatte da pelare ereditate di cui ci si sta occupando

Ereditiamo diversi interventi programmati e avviati negli anni precedenti, alcuni anche più di dieci anni fa, rimasti incompiuti e/o bloccati per ragioni diverse.

Si pensi, in particolare, agli interventi come il Nuovo Centro Congressi all’Eur e alla Città dello Sport a Tor Vergata. Due esempi di edifici finanziati interamente con risorse pubbliche, e quindi per lo più a debito e che, anche a causa della contrazione di investimenti pubblici, è difficile portare a compimento. Per il Nuovo Centro Congressi lo stanziamento, un prestito in realtà, di circa 100 milioni di euro inserito nella finanziaria 2013, si è rivelato solo una promessa. Ad oggi, quel finanziamento non è stato possibile attivarlo ed Eur spa si vedrà costretta a bloccare il cantiere. Per la Città dello Sport, le ipotesi di completamento dell’intervento secondo il progetto originario non sono percorribili: si tratta di trovare altri 400 milioni di euro oltre ai circa 260 già spesi. Una ipotesi pertanto non percorribile. In accordo con l’Università si sta lavorando per una trasformazione funzionale di una delle due vele che potrebbe ospitare la sede della facoltà di Scienze.

Ci sono poi interventi privati rimasti incompiuti, ad esempio Piazza dei Navigatori, dove le difficoltà economiche della società proponente insieme a una convenzione urbanistica non chiara nella definizione delle opere pubbliche da realizzare ci hanno lasciato in eredità un edificio finito ma non utilizzabile per la mancanza delle opere pubbliche connesse. Anche in questo caso stiamo lavorando perché si rispetti il progetto originario senza cambiamenti di utilizzazioni e di destinazioni d’uso e si realizzino contestualmente le opere pubbliche necessarie al quartiere.

Altra “gatta da pelare” riguarda i piani di zona della ex legge 167. Interi quartieri sono privi dei servizi essenziali, in alcuni casi manca anche l’allaccio alla rete idrica, si usa quella di cantiere, in altri casi mancano le fogne e le strade sono solo sterrate. Paesaggi urbani non consoni ad una città capitale. Per ognuna delle condizioni più disperate, a Monte Stallonara ad esempio, abbiamo costituito dei gruppi di lavoro che coinvolgono anche i cittadini e i comitati di quartiere per fare il monitoraggio degli interventi da avviare nell’immediato e tentare di dare una risposta il più possibile rapida alle problematiche più urgenti. Si tratta di un problema che riguarda migliaia di famiglie in diverse parti della città, interventi avviati, anche in questo caso da molti anni, non monitorati nella fase di attuazione e senza una reale vigilanza da parte dell’amministrazione comunale.

Oggi recuperare il tempo perduto è una sfida molto difficile da affrontare e da vincere, ma non c’è altro modo per affrontarla che lavorare dicendo con trasparenza la verità, richiamando le imprese e i consorzi ai loro doveri e facendo partecipi i cittadini dell’impegno che ci stiamo mettendo.

I sogni nel cassetto

Vorrei fare un grande progetto formato da tanti piccoli interventi, dentro al corpo della città costruita, per risanare aree degradate, rigenerare lo spazio urbano, dando nuovi connotati alla condizione della vivibilità, ad esempio dello spazio pubblico di prossimità.

Considerare lo spazio di prossimità una estensione dello spazio domestico e fare in modo che le famiglie, anche quelle composte da una sola persona, possano trovare forme di socialità in grado di caratterizzare la città come uno spazio di coesione sociale e perciò sicuro.

Favorire la realizzazione di alloggi a costo accessibile, anche nel centro storico, per contrastare l’impoverimento del ceto medio, un impoverimento che non è solo economico ma anche culturale investendo nell’educazione e nel tempo libero che sta progressivamente impoverendo la città pubblica intesa come il luogo della cultura urbana borghese.

Infine far uscire il Progetto Fori e dell’Area Archeologica monumentale dalla caratterizzazione di un progetto legato alle questioni di viabilità per farne emergere la valenza urbanistica che non è limitata al centro città ma che proietta la sua rilevanza sul territorio e sulla città metropolitana.

Gli ostacoli contro cui combattere

Sono tre principalmente.

Una macchina amministrativa non adeguata al ruolo di Capitale e sulla quale si usano luoghi comuni che ne condizionano la riorganizzazione, come ad esempio il numero dei dipendenti che, diversamente da quanto si afferma e al di là dei numeri, è inadeguato ai compiti che deve assolvere. Un compito che questa amministrazione dovrebbe assumere con più decisione. Una questione strategica se connessa al ruolo che oggi l’amministrazione è chiamata a svolgere di regia pubblica delle trasformazioni.

Un assetto istituzionale tra Comune, Municipi e ora anche l’Area Metropolitana, che deve essere chiarito è messo in ordine. Governare in momenti di crisi ormai strutturale come quella che stiamo vivendo, con un assetto istituzionale non definito e incerto, costituisce un rischio troppo elevato e può rappresentare un vero impedimento alla gestione delle tante questioni che i cittadini vivono negativamente sulla loro pelle.

Infine, in carenza di risorse pubbliche, il rapporto Pubblico-Privato, seppure rinnovato dentro un quadro di regia pubblica, costituisce un fattore importante per lo sviluppo della città e per la realizzazione degli interventi. A questo rapporto è però necessario aggiungere la “P” delle persone. Nessuna trasformazione può oggi essere avviata e condotta senza un reale coinvolgimento delle persone, dei cittadini attivi. L’ostacolo principale su questa strada è costituito dall’inadeguatezza del dibattito pubblico: penso al ruolo dei giornali, ma anche alle difficoltà che l’amministrazione ha nel gestire il rapporto con gli abitanti, stretta tra prassi burocratica ed esigenza di trasparenza e di informazione. Eppure, in questo contesto, proprio lo sviluppo dei social media, come strumento di attenzione al territorio, se opportunamente utilizzato e strutturato, da rilevatore di criticità, può diventare una opportunità.

(*) NDR: La Mixité sociale:   progettare  quartieri capaci di accogliere classi socialie/o culture diverse. La  mixité funzionale:   promuovere la  mescolanza delle attività in uno stesso quartiere, in una stessa parte di città.

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LE OSSERVAZIONI DI CARTEINREGOLA

(in progress)

8 dicembre 2014

In attesa di pubblicare delle osservazioni più dettagliate, anticipiamo alcune riflessioni. Abbiamo seguito l’assessore Caudo principalmente su due fronti: le conferenze urbanistiche nei Municipi, di cui abbiamo dato ampi resoconti sul nostro blog Romasperimenta, e il tavolo partecipato per gli ex Stabilimenti militari di Via Guido Reni al Flaminio, di cui alcuni gruppi di Carteinregola sono stati attivi protagonisti (> Vai ai resoconti su cittadinanzattivaflaminio.wordpress.com). In entrambi i casi riteniamo che l’assessore abbia dato un forte segno di discontinuità con il passato, non solo della giunta Alemanno. Abbiamo anche seguito il difficile percorso degli schemi di convenzione, tesi ad aumentare i diritti dei cittadini garantendo la realizzazzione delle opere di urbanizzazione delle nuove edificazioni. E prendiamo atto che Caudo ha per primo introdotto la rotazione dei dirigenti del Dipartimento Urbanistica, in attuazione delle  normative anticorruzione. Restiamo invece critici su alcune  scelte dell’assessore, in particolare quella del Nuovo Stadio della Roma a Tor di Valle, operazione su cui abbiamo argomentato le nostre riserve in due dossier pubblicati sul sito (> vai al dossierNuovo stadio della Roma: una questione di interesse pubblico (e di regole) Pubblicato il   eStadio della Roma: IL DIBATTITO CONTINUA Pubblicato il ).

Riteniamo anche questione da approfondire la vicenda del Cinema Metropolitan, mentre restano per noi ancora da chiarire le questioni Apsa Acquafredda ( Delibera Apsa: verifichiamo i fatti Pubblicato il , Casal BocconeAccordo di Programma Casal Boccone Pubblicato il e Via di Brava Santa Fumia Delibera M2 Santa Fumia – Via di Brava Pubblicato il (sebbene siano  vicende antecedenti  la nomina dell’assessore).

(in aggiornamento)

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