L’urbanistica di Marino

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Nel suo programma per l’urbanistica il candidato del centrosinistra Ignazio Marino annuncia subito che intende “Cancellare e ritirare tutti gli atti dell’amministrazione Alemanno che aggravano il consumo di nuovo suolo agricolo” e che  “La città  deve sapere con assoluta chiarezza che quel  modello di sviluppo urbano è definitivamente concluso”. Tuttavia non  si può  ignorare che il Piano Regolatore del 2008 sia  stato elaborato dalla precedente maggioranza di centro sinistra, quella del “Modello Roma”, un modello  urbanistico che ha ormai mostrato tutti i suoi  limiti e controindicazioni, come testimonia la mobilitazione di tanti comitati cittadini contro molti  progetti del PRG (e anche la sonora bocciatura di questo stesso  schieramento  nella precedente consultazione elettorale, le cui ragioni non sono mai state sufficientemente approfondite). Un’eredità con cui il nuovo candidato non può non fare i conti, dovendo scegliere  se porsi in discontinuità non solo con l’amministrazione  Alemanno, ma anche con molte scelte  del precedente governo di centro sinistra.

Roma è oramai una città divisa: da una parte la maggioranza dei cittadini che vive ogni intervento urbanistico, pianificato o meno, come un sopruso inaccettabile; dall’altra operatori economici, mondo imprenditoriale ed amministrazioni pubbliche che pensano di poter imporre scelte urbanistiche eludendo decisamente la concertazione ed il confronto territoriale.

VOLANTINO_fronteNel programma di Marino abbiamo trovato molti spunti che vanno nella direzione di una maggiore tutela dei beni pubblici e di un  diverso progetto di sviluppo: non solo il mantra del riuso e della rigenerazione  – anch’esso sparso a piene mani in tutti i programmi  per essere significativo – ma proposte precise come “Un censimento straordinario delle aree in  abbandono”, “ un completamento e aggiornamento  della Carta della Qualità del PRG per  costruire un sistema comunale per la conoscenza dei beni e degli immobili soggetti a tutela” , l’impegno a raccogliere  tutti i contributi e le proposte per la  riqualificazione delle caserme, delle ex rimesse Atac, dei mercati rionali etc  “per restituire questi spazi a una piena utilizzazione” sottolineando che  “la vendita del patrimonio immobiliare pubblico non è una strada obbligata”.  Quanto al nodo fondamentale, cioè il cemento che incombe perchè  rientra  nelle previsioni   del Piano Regolatore,  abbiamo trovato un segnale positivo, anche se non evidente quanto ci saremmo aspettati da un candidato che punteggia  tutto il suo programma di un deciso “Cambiamo tutto”. Questo il passo: “Riqualificazione” e “riorganizzazione funzionale” sono due connotati del Piano urbanistico vigente, quello predisposto dalle giunte di centro sinistra e approvato nel 2008 che costituisce il quadro di riferimento programmatico con cui opera l’amministrazione (…) Da quei caratteri bisognerà ripartire per adeguarlo e dare seguito alla strategia di rigenerazione urbana che intendiamo perseguire”. Adeguarlo”: quindi Marino riconosce che il Piano non è più “adeguato” alle esigenze della città di oggi.  Solo una parola, che si può perdere nel mare magnum dei buoni proponimenti elettorali che alla fine finiscono spesso disattesi, o un primo importante passo verso un cambiamento di rotta.

Ognuno può darsi la risposta che desidera. Comunque vada, noi comitati saremo sempre  lì,  a difendere la città e i nostri diritti.

IL PROGRAMMA DI MARINO SULL’URBANISTICA:

5. CAMBIAMO IL VOLTO DELLA CITTÀ. URBANISTICA, ABITARE, DECORO E SPAZI VERDI

Il Comune di Roma è al centro di dinamiche
territoriali che si estendono ben oltre i suoi
confini amministrativi e che interessano i
comuni di cintura, il territorio della provincia
e aree extraregionali, come quelle di Terni e
dell’Aquila. Un insieme territoriale che coinvolge una popolazione molto più ampia dei 2,8 milioni di residenti della città e che, a seconda delle analisi, arriva a superare i 4,8 milioni di abitanti e 1,8 milioni di addetti. La diffusione insediativa residenziale è il fenomeno principale che ha caratterizzato queste dinamiche. Tra i primi 100 comuni italiani per intensità di crescita di popolazione ben 11 sono nella provincia di Roma (Fiano Romano è al 13° posto, Capena al 17°). Nel corso degli ultimi venti anni è avvenuto un processo di saldatura con i comuni limitrofi lungo alcuni degli assi storici di comunicazione
che ha dato luogo ad una vera conurbazione che presenta una sua fisionomia specifica: quella dello sviluppo radiale, della forma a stella con ampi spazi vuoti che separano i vari settori radiali. Un modello insediativo di area vasta che ha intaccato la campagna romana per migliaia di ettari e che costituisce il negativo del grande sistema ambientale.
Un territorio costituitosi a seguito della diffusione residenziale e che comincia a presentare dei capisaldi funzionali polarizzati sui centri abitati, sui nodi di trasporto ferroviario, sui principali nodi di accesso alla rete stradale e attorno ai luoghi del commercio e della distribuzione a grande scala.
Un’indagine dell’Unioncamere ha evidenziato che sei dei tredici poli produttivi regionali sono distribuiti in forma centripeta attorno a Roma. È qui che l’economia romana registra le dinamiche di maggiore crescita: il commercio all’ingrosso, l’attività di trasporto e la logistica, l’ICT e l’hi-tech e ancora il manifatturiero e il farmaceutico ma anche l’entertainment. Il peso quantitativo di questi poli è ancora poca cosa rispetto al peso di
Roma, ma la loro costituzione è da considerare un segnale importante.
Cambiare rotta è indispensabile e urgente. Per farlo occorre arrestare l’espansione e prendersi cura del territorio e della città esistente.
Poiché, come abbiamo accennato, la città si estende ben oltre i confini amministrativi ed
esercita la sua influenza a scala regionale, il rapporto con l’area vasta svolge un ruolo cruciale.
Riequilibrio e policentrismo sono le parole chiave e la Città metropolitana è il livello istituzionale adeguato per perseguirlo. Trasporti, ambiente, turismo, attività produttive e servizi sono i campi di intervento principali attorno ai quali perseguire il
coordinamento delle iniziative locali.
In questo contesto e in considerazione del nuovo assetto che si avrà con la costituzione della città metropolitana, tornerà utile rifarsi a quanto già indicato nel PTPG della Provincia di Roma approvato nel Gennaio del 2010 e in particolare quando afferma: “è centrale la ricerca di coerenza reciproca tra le previsioni del nuovo Prg di Roma,
nei ruoli strategici scelti per lo sviluppo della città capitale e della città mondiale e nell’articolazione policentrica interna per municipi, e l’assetto complessivo e per sistemi locali di comuni del territorio della provincia capitale, perseguendo un obiettivo che miri all’integrazione stretta tra le due realtà (doppio policentrismo), valorizzando la
diversità di risorse e di ruoli”.
Le nuove centralità saranno individuate anche nei comuni di seconda cintura, definendo così le polarità di sviluppo strategico anche in termini di produttività e di riduzione del consumo di suolo, con l’obiettivo di arginare le tendenze spontanee ancora presenti del processo di periferizzazione e rafforzare programmaticamente il processo di metropolizzazione dell’area.
5.1. TRASFORMARE LA CITTÀ ESISTENTE
Roma ha conosciuto negli ultimi cinquant’anni una crescita vertiginosa, dilatandosi in tutte le direzioni per decine di chilometri, ben oltre il raccordo anulare. Un cambiamento di sostanza, oltre che di forma. La città dentro le mura aureliane – il centro
storico più grande del mondo – occupa oggi meno del 3% del territorio urbanizzato. L’arcipelago o la costellazione sono le figure che nella letteratura su Roma sono ritornate con frequenza per descriverne la forma, figure con cui si restituisce una città per pezzi, per frammenti, per isole.
Roma ora deve ricominciare a prendersi curadel proprio territorio. Questa crescita senza fine e senza qualità è un danno per il paesaggio, l’ambiente e la città, e non reca alcun vantaggio duraturo né per i suoi abitanti, né per le imprese.
Le città europee sono da anni impegnate nel mettere in campo modelli di sviluppo urbano
alternativi a quelli della continua espansione e del consumo di suolo. A Roma, invece, le
espansioni rappresentano ancora all’incirca l’80% delle potenzialità. La giunta Alemanno ha utilizzato l’espansione urbanistica solo come “moneta”, continuando a consumare suolo. Un modello fallimentare tutto orientato all’offerta e distante dai bisogni reali della città che è stata trasformata in una sorta di “sottoprodotto” del mercato finanziario. In questi anni si è fatta urbanistica ma non per la città. Il proliferare di
comitati e di associazioni attivi nella città, che non nascono più per contrastare ciò che minaccia “il giardino di casa” (la sindrome nimby) ma per difendere l’interesse generale, testimonia un diffuso malessere. Forme di cittadinanza attiva si sono opposte in questi anni, e ancora in queste settimane, ai programmi urbanistici che erano
considerati ignari dei bisogni e lesivi degli interessi generali della città.
Mettere fine al consumo di suolo agricolo, significa affermare che esiste un’alternativa: ri-abitare la città esistente. Attraverso la rigenerazione del costruito, vogliamo affermare una nuova condizione urbana, salvaguardando l’identità e la funzionalità dei luoghi e ponendo attenzione prioritaria ai vantaggi in termini di servizi e vivibilità. Prendersi cura dell’esistente: è questo il terreno sul quale si sta ridefinendo la nuova prospettiva della città europea. Saper valorizzare la città storica, con le sue qualità straordinarie;
restituire funzionalità e vivibilità alla città compatta, ricca di aree dismesse e sottoutilizzate; conferire un carattere compiutamente urbano alle aree a bassa densità, agendo su frammenti, interstizi, spazi inutilizzati e tutto quello che oggi appare come uno spreco. Un complesso processo di recupero e trasformazione, di contrazione e densificazione, di demolizione e ricostruzione, che può essere intrapreso solo modificando alla radice il modo di governare le trasformazioni della città.
Cambiamo tutto a partire da:
Cancellare e ritirare tutti gli atti  dell’amministrazione Alemanno che aggravano  il consumo di nuovo suolo agricolo. La città deve sapere con assoluta chiarezza che quel modello di sviluppo urbano è definitivamente concluso.
◊ Riportare la residenza nella città all’interno del Gra. Fermare il processo di espulsione dei romani verso l’esterno, determinato dall’insostenibile costo degli alloggi. Occorre
invertire la tendenza a espellere le fasce di abitanti economicamente più deboli e le
vogliamo riportare in città, dove esiste una rete di servizi e infrastrutture, contrastando
il progressivo calo di popolazione e il conseguente invecchiamento a cui abbiamo
assistito negli ultimi anni. Una perdita anche economica per Roma, cui ha fatto riscontro
un’enorme consumo di suolo nei comuni confinanti e una crescente spesa, sempre più insostenibile per il bilancio comunale, in infrastrutture e mezzi di mobilità all’affannosa
rincorsa del fenomeno.

5.2. LA STRATEGIA PER LA RIGENERAZIONE
URBANA
“Riqualificazione” e “riorganizzazione funzionale” sono due connotati del Piano urbanistico vigente, quello predisposto dalle giunte di centro sinistra e approvato nel 2008 (pag. 12-13 della Relazione di Piano) che costituisce il quadro di riferimento programmatico con cui opera l’amministrazione e il sistema di certezze per le forze economiche.
La normativa attuativa dettata in proposito è finalizzata a favorire processi di rinnovo urbano, riqualificazione e demolizione e ricostruzione in un quadro di vantaggi pubblici in termini di contribuzione straordinaria per realizzare opere e servizi molto stringente. Purtroppo l’amministrazione Alemanno ha agito al di fuori di questo sistema normativo, impostando operazioni di trasformazione urbana in variante e in deroga a tale normativa che hanno garantito il raggiungimento di interessi privati speculativi e hanno alimentato fenomeni di vantaggio per la rendita fondiaria. Da quei caratteri bisognerà ripartire per adeguarlo e dare seguito alla strategia di rigenerazione urbana che intendiamo
perseguire.

Un cambio di modello di sviluppo è necessario anche per affrontare la crisi in cui è precipitato il settore edilizio che a Roma rappresenta una parte importante dell’economia cittadina. Chiameremo gli imprenditori ad aiutarci a perseguire un modello di sviluppo nuovo per Roma ma in atto da anni in molte città europee, concentrando le occasioni di lavoro e di impresa nella trasformazione urbana dell’esistente. In questo quadro bisogna mettere in campo una nuova strategia del fare per rendere concreta la possibilità di realizzazione di progetti di rigenerazione urbana che contribuiscano a dare qualità alla città, una maggiore qualità della vita e maggiori servizi per i cittadini.
I processi di rigenerazione devono avvenire promuovendo il più ampio coinvolgimento dei soggetti interessati al fine di assicurare che gli interventi migliorino la vivibilità e la qualità delle parti di città coinvolte e ne sia garantita la sostenibilità sociale ed economica. A tal fine istituiremo i Laboratori di Città che descriviamo più avanti con i quali promuoviamo non la solita partecipazione ma il protagonismo di cittadini e anche delle imprese che in forme civiche prendono parte ai processi di rigenerazione.
Queste trasformazioni devono avvenire in un quadro di certezze e di rispetto delle regole vigenti con un’amministrazione trasparente che si faccia garante dei tempi e delle procedure amministrative e contestualmente sappia pretendere il rispetto dei tempi di realizzazione da parte degli operatori.
La città già costruita dentro alla quale avvieremo gli interventi di rigenerazione urbana ha una estensione di circa 15 mila ettari, il 25% di tutto il costruito, ed è composta: dalla città da ristrutturare, come già individuata dal PRG; dai quartieri dell’edilizia residenziale pubblica (i 114 quartieri realizzati con il primo e secondo PEEP) e dagli immobili del demanio statale e militare dismessi e dismittibili.
Inoltre un altro settore di intervento è legato al recupero delle periferie ex abusive, in parte già avviato, dove abitano circa 300 mila romani.
Si tratta di una parte consistente della città che si trova per lo più dentro al Gra e dispone, in molti casi, di infrastrutture e di servizi.
Cambiamo tutto a partire da:
Un censimento straordinario delle aree in abbandono. Avviare un censimento insieme ai Municipi e chiederemo ai cittadini di segnalare gli spazi abbandonati nei propri quartieri. In questo modo si otterrà il censimento di tutte gli immobili, aree ed edifici, che possono contribuire alla rigenerazione urbana e su cui impegnare gli uffici nelle verifiche di fattibilità.
Una strategia d’insieme per la rigenerazione  urbana. Evitare la proliferazione di progetti non coordinati di impronta prevalentemente edilizia e promuovere la definizione di regole e di obiettivi chiari che costituiranno la base di riferimento per la collaborazione con gli operatori privati, con le imprese e con gli investitori, per garantire una migliore qualità dei progetti e tempi attuativi più brevi. Non ci saranno più delibere in variante a seguito di accordi parziali e puntuali con singoli operatori.
Sottoscrivere un patto per la rigenerazione.
L’amministrazione e il mondo delle imprese insieme possono siglare un Patto civico per
la “terza città”, quella della rigenerazione, alternativa all’espansione e alla sola cosiddetta conservazione, recependo anche le proposte che provengono dalle imprese stesse.
◊ Completare e aggiornare la Carta della Qualità del PRG e costruire un sistema
comunale per la conoscenza dei beni e degli immobili soggetti a tutela per agevolare la trasformazione dell’esistente.

Tre sono le direttrici lungo cui svilupperemo la strategia per la rigenerazione urbana. La
prima riguarda i numerosi quartieri di edilizia residenziale pubblica costruiti qualche decennio fa. La città pubblica è spesso accompagnata da uno stigma insopportabile, legato al degrado fisico e ai problemi sociali, particolarmente evidenti negli insediamenti più grandi. Si citano solo i quartieri più famosi ma si dimentica che questi quartieri, in tutto sono 114, ospitano il 16% della popolazione romana sul 7% del territorio e contengono circa il 40% degli spazi pubblici di tutta la città. Si tratta di una parte importante e decisiva per la vivibilità di Roma. A questi aggiungeremo gli interventi per il risanamento dei quartieri della periferia di prima generazione – Quarticciolo, San Basilio, Primavalle, Trullo, Gordiani, Pietralata, solo per citarne alcuni – che sono sul piano della sicurezza, del recupero urbano, le priorità nel complesso universo della variegata galassia periferica
metropolitana.
Una seconda direttrice riguarda le grandi strutture dismesse realizzate o ristrutturate
in epoca otto-novecentesca, agli albori della grande trasformazione urbana: caserme
e carceri, ospedali e manicomi, mattatoi e gasometri, ex depositi, mercati, ex fiera. La sottocultura dominante ha guardato a questi beni, che generalmente hanno perso l’originaria funzione, con un unico scopo: massimizzare il valore di scambio o, in modo del tutto equivalente, considerare la consistenza edilizia come asset patrimoniale da iscrivere a bilancio. L’amministrazione Alemanno ha praticato in modo sistematico questa sottocultura a cominciare dalla svendita dei mercati e ha portato avanti la proposta di dismissione dei depositi Atac, sottovalutando le potenzialità di questi beni connesse al
valore d’uso: dall’abitare al lavoro, dai servizi pubblici all’accoglienza, alla cultura e all’arte.
Raccoglieremo e stimoleremo tutti i contributi e le proposte per la loro riqualificazione e per restituire questi spazi a una piena utilizzazione.
La vendita del patrimonio immobiliare pubblico non è una strada obbligata. In alcuni casi e a precise condizioni l’alienazione degli immobili pubblici può costituire un vantaggio pubblico, in molti altri questo vantaggio può essere perseguito
mantenendo al Comune la proprietà che può essere direttamente utilizzata, o può essere concessa in uso ai privati per incentivare progetti di sviluppo che devono conseguire precise finalità sociali o ancora per promuovere forme di economia sociale o del cosiddetto “terzo settore”. In ogni caso, le valorizzazioni del patrimonio immobiliare pubblico saranno realizzate in coerenza con la strategia di rigenerazione urbana e garantendo che i progetti apportino al territorio una nuova e migliore qualità urbana, oltre che un giusto ritorno economico.
Una terza direttrice concerne i circa 9.000 ettari di città da ristrutturare già individuata dal Prg e su cui insistono le previsioni dei programmi integrati
di intervento (PRINT) di cui bisognerà facilitare la formazione e l’attuazione, partendo dalle prime esperienze già in corso.
Riuso, densificazione, sostituzione. È dentro queste direttrici strategiche e dalle possibilità di densificare, di riusare e di sostituire, che si definiranno i progetti di rigenerazione che contribuiranno anche ad aumentare l’offerta di alloggi sociali.
Densificare non è un tabù. Promuoveremo la qualità architettonica e urbanistica degli interventi perché non vogliamo rischiare di riproporre forme urbane stereotipate. Alla qualità progettuale affidiamo anche il compito di rimuovere l’ostilità
preconcetta verso la densificazione. Densificare non vuol dire necessariamente costruire palazzi e grattacieli, ma piuttosto aumentare l’intensità d’uso degli spazi ad esempio misurando la densità degli alloggi e non quella degli abitanti.
L’amministrazione comunale, pur non avendo risorse economiche da mettere in campo, ha
la possibilità, con l’uso sapiente del patrimonio pubblico, di governare questa strategia e di accompagnare i processi di rigenerazione. L’uso accorto dell’enorme patrimonio immobiliare del Comune di Roma – fabbricati e terreni – può essere una leva formidabile per mettere in moto migliaia di attività e posti di lavoro nel campo dei servizi, della cultura e dell’agricoltura, della green economy e aumentare l’offerta dei servizi.
5.3. UNO SVILUPPO URBANO PIÙ CONCENTRATO
La città è ormai diffusa su un territorio sempre più vasto che va ben oltre il grande raccordo anulare e si estende verso i comuni confinanti. Realizzare uno sviluppo urbano a maggiore concentrazione di funzioni e di edificato in alcune aree strategiche è fattore essenziale per uno sviluppo della città ordinato e meno dissipativo in termini di risorse.
L’armatura di questa strategia sarà il sistema di trasporto su ferro, a partire da quello già esistente, sia interno al territorio comunale che a scala di città metropolitana. Uno sviluppo urbano più ordinato e un sistema di trasporto pubblico più efficiente non possono che essere conseguiti attraverso la loro integrazione, soprattutto in una città come Roma già particolarmente estesa.
Densificare nei nodi del ferro è la strategia di sviluppo urbano che intendiamo perseguire per ottenere un duplice vantaggio: l’efficienza della rete di trasporto pubblico su ferro e il rafforzamento della struttura policentrica della città.
Interventi nei nodi di scambio. Tra gli oltre 100 nodi del trasporto su ferro che sono oggi
all’interno del grande raccordo anulare se ne possono individuare almeno 14 da utilizzare per definire questo disegno strategico. Interventi di densificazione dove concentrare residenze sociali, dotazione di servizi locali e, in alcuni dei nodi a maggiore valenza urbana e metropolitana, funzioni direzionali e amministrative. In alcune aree si potranno ricollocare delle funzioni pubbliche pregiate di livello urbano e/o di servizi privati di rilievo. L’utilizzazione delle aree dei nodi di scambio, trattandosi di aree
pubbliche o riconducibili a soggetti partecipati dal pubblico, consentirà all’amministrazione comunale di guidare il processo di trasformazione coinvolgendo gli operatori privati e di assicurare il conseguimento degli interessi generali.
Nuove funzioni nei nodi di scambio: dall’area metropolitana al quartiere. Gli interventi di concentrazione funzionale nei nodi di scambio del trasporto su ferro, oltre ad avere una importanza alla scala urbana e metropolitana, hanno una rilevanza anche alla scala locale, di quartiere.
L’intervento a cui pensiamo non deve essere visto come la saturazione di un’area oggi sottoutilizzata ma come il contributo offerto al miglioramento della vivibilità dei quartieri prossimi ai nodi stessi.
Dovrà risultare evidente il sistema di relazioni funzionali che l’intervento realizza con i quartieri circostanti, ad esempio con la localizzazione di attrezzature pubbliche locali (gli asili, le scuole, biblioteche ecc.).
Nell’ambito di questo sviluppo urbano a maggiore concentrazione e ad integrazione del programma di densificazione nei nodi si segnalano già ora alcune aree strategiche.
Tiburtina-Pietralata. L’avvio della realizzazione del comprensorio di Pietralata (l’ultimo comparto rimasto tra quelli del sistema direzionale orientale che era l’idea cardine del Prg precedente), la nuova stazione Tiburtina, con tutte le criticità che oggi presenta e, ancora, lo spostamento del traffico veicolare nel tunnel realizzato nel lato esterno del fascio ferroviario, e la conseguente possibilità di declassare a viabilità locale la ex Tangenziale Est compresa tra il Verano e Batteria Nomentana, descrivono un comprensorio particolarmente significativo per il quale sarà necessario un aggiornamento del piano di assetto e delle scelte urbanistiche, anche in relazione all’interconnessione trasporto aereo e ferroviario ad alta velocità, uno dei presupposti dello sviluppo turistico della città. In questo senso il Comune di Roma dovrà impegnarsi a svolgere un ruolo di indirizzo e coordinamento degli investimenti, già programmati da Aereoporti di Roma e FFS, perché le strategie aziendali siano armonizzate con gli interessi della città e contribuiscano ad una più elevata qualità urbana. A questo sistema si collega poi l’area dello scalo di San Lorenzo e la possibilità di riuso dell’ex scalo merci e la dismissione del traffico veicolare sull’attuale sopraelevata. Verso il centro ci sono poi le aree di via Lega Lombarda e la direttrice verso il Policlinico, e l’asse direzionale di Corso d’Italia, Muro Torto fino a Prati. Si tratta
di un complesso sistema urbanistico di valenza strategica per la città che offre la possibilità
di spostare verso est funzioni e servizi con accessibilità diretta dai treni veloci. Un progetto
che deve contribuire a migliorare la vivibilità dei quartieri limitrofi a partire dalla riconversione della ex Tangenziale, oggi ridotta a un “ibrido” stradale, in un grande spazio pubblico lineare attrezzato e configurato.
Roma-Fiumicino. La direttrice tra Roma, l’Eur, e l’Aeroporto di Fiumicino è infrastrutturata dalla Ferrovia regionale (la FR1) e dall’omonima autostrada. Negli ultimi venti anni questa direttrice è stata oggetto di un progressivo consolidamento edilizio e funzionale (Commercity, la Fiera di Roma, Parco Leonardo) che ha portato alla formazione di quello che è l’asse direzionale-produttivo- commerciale più importante della città. Alcune di queste realizzazioni e alcune previsioni di sviluppo,
a distanza di tempo e in uno scenario economico profondamente mutato, richiedono la messa in campo di un nuovo progetto di rifunzionalizzazione e di ristrutturazione insieme alla salvaguardia dell’importante sistema ambientale fluviale e del litorale romano.
Il Tevere e l’Aniene. La presenza dei due fiumi all’interno dell’ecosistema urbano ha una importante valenza sotto i profili, naturalistico, storico culturale, paesaggistico, ed ecologico. Insieme alla Regione daremo impulso al funzionamento della Riserva naturale della valle dell’Aniene parte del sistema di Roma Natura e d’intesa con l’Autorità di bacino del fiume Tevere e con gli altri soggetti interessati, definiremo un
programma di tutela e valorizzazione complessivo del Tevere per il tratto che ricade nel comune di Roma che, attraverso degli accordi con i comuni confinanti e con l’aiuto della Regione, possa aiutare a definire l’istituzione del Parco Fluviale del Tevere. L’obiettivo prioritario da perseguire, oltre ad assicurare il preminente interesse della tutela, del controllo del rischio e della integrità e salubrità delle acque, è di agevolare la fruizione
delle aree agli abitanti. Creando, ad esempio, un unico sistema integrato ambiente, cultura e sport che, nel tratto fluviale nord del Tevere fino al ponte Duca d’Aosta, preveda la riqualificazione del Foro Italico e la realizzazione del Museo dello Sport (già programmati dal Coni) e lo sviluppo del Parco della Musica e delle Arti che, lungo l’asse riqualificato
di via Guido Reni, connetterà il parco di Villa Glori, l’Auditorium, lo stadio Flaminio e il Palazzetto dello Sport, il MAXXI e le nuove funzioni culturali da localizzare nell’area delle ex caserme di via Guido Reni. Il ponte della Musica potrà ritrovare, così, la funzione per la quale era stato concepito: connettere questo asse col Museo dello Sport e il Foro Italico, facilitando la mobilità sostenibile, pubblica e pedonale, a servizio di questo nuovo sistema ambientale, culturale e sportivo di rilievo internazionale.
Lo sviluppo urbano tra Roma e il mare. Quest’area rappresenta la direttrice di sviluppo urbano più connotata da un punto di vista della stratificazione storica e per la presenza di importanti sistemi ambientali ancora integri (Castel Porziano, Decima, la Pineta) oltre che per la presenza della ferrovia Roma-Lido, che dovrà essere riqualificata
e potenziata. Il riconoscimento dei diversi quartieri all’interno di questa città diffusa sul territorio, a partire da quello storico di Ostia, sarà la premessa per riordinare lo spazio urbano e definire il“Progetto Ostia”. Il mare è una risorsa importante
per questa parte di città e per Roma capitale, per questo bisognerà evitare ogni tentativo di
stravolgerne l’assetto e la fruizione e si dovrà, invece, recuperare, ovunque è possibile il suo carattere naturale di ecosistema marino. Una via da percorrere è quella di valorizzare e dare nuovo impulso alla Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, che da diversi anni è ormai dimenticata dall’Amministrazione capitolina, e di integrare in questo progetto l’importante sito archeologico della città di Ostia antica.
5.4. LA RESIDENZA NELLA CITTÀ STORICA
Dentro le mura Aureliane vivono poco più di 120 mila abitanti, la metà di quelli di 50 anni fa.La polarizzazione sociale causata soprattuttodai vertiginosi incrementi immobiliari è moltoaccentuata e in molte parti del centro, le aree storicamente più deboli, si registrano processi di gentrification e di espulsione della popolazione originaria. La fruizione turistica e la fruizione dei residenti, per lo più anziani, spesso entrano in conflitto e fanno crescere il degrado insieme al disagio dei residenti per l’invasione degli spazi pubblici e per il rumore.

◊ Ci impegniamo a difendere la residenza.
Favoriremo il ritorno della residenza attraverso politiche pubbliche rivolte a prevedere anche una quota di alloggi sociali in tutti gli interventi di trasformazione urbana e di riuso del patrimonio pubblico in aree interne al centro storico.Un programma graduale e progressivo di pedonalizzazione e sistemazione degli spazi pubblici. Vogliamo accrescere l’accessibilità prevalentemente pedonale e del trasporto pubblico (anche attraverso una differente sistemazione dei Lungo Tevere) con l’obiettivo di liberare dalle auto più aree del centro storico a partire dal tridente. Modificheremo a questo scopo il Piano urbano parcheggi per integrarlo con le scelte della mobilità. Realizzeremo la sistemazione di Piazza Augusto Imperatore.
Regoleremo l’uso degli spazi pubblici. Con la
collaborazione dei commercianti che hanno a
cuore la città e che contribuiranno con noi e
con il Municipio alla ricchezza della città ma
non alla sua mercificazione, adotteremo una
regolamentazione più rigorosa dell’uso degli
spazi pubblici.
◊ Aumenteremo l’offerta di trasporto pubblico con bus navetta nell’area centrale del centro storico, i tragitti saranno studiati in modo da collegarsi con le stazioni della metro A e B dell’area centrale (Repubblica, Barberini, Spagna, Flaminio, Lepanto, Ottaviano, Circo Massimo, Colosseo, Cavour).Regolarizzeremo l’accesso dei motorini e la sosta. Costruiremo degli itinerari privilegiati per i soli turisti consentendo ai residenti di poter scegliere percorsi alternativi.
D’intesa con la Soprintendenza promuoveremo un progetto per il monitoraggio delle Mura Aureliane e definiremo un programma pluriennale per il loro restauro. Negli ultimi mesi casi di crolli e cedimenti hanno riportato l’attenzione sul tema della manutenzione: siamo pienamente d’accordo con l’idea che la cura del patrimonio storico debba essere intrapresa coinvolgendo il Ministero e tutte le soprintendenze e puntando ad ottenere, in aggiunta alle risorse che la città di Roma pure
dovrà garantire, finanziamenti europei a fronte di un piano serio e credibile di intervento.
5.5. L’APPIA ANTICA E IL PROGETTO FORI
Il rapporto tra Archeologia e Città è costitutivo della Roma moderna, il progetto Fori ha rappresentato fin dalla sua prima proposizione nel 1979 l’insegna del rinnovamento urbanistico della capitale. Leonardo Benevolo, storico dell’architettura e urbanista, così descrive questo rapporto:
“A Roma abbiamo un’immensa fortuna: una delle zone archeologiche, più grandi e pregiate del mondo è collocata esattamente nel centro della città moderna.
Un’area viva, che fa parte del tessuto più vitale della città e che contemporaneamente documenta la sua continuità storica, che procede ininterrotta da secoli “ (…) Il centro monumentale della città antica, quello dei Fori, del Colosseo e del Teatro Marcello, del Palatino, del Circo Massimo, del Celio e del Colle Oppio, si trova al limite fra la zona costruita nei secoli successivi all’età classica e il verde della campagna che sfila verso l’Appia Antica e che, è a tutti gli effetti, una campagna intra moenia. È un immenso spazio libero che si incunea nella compagine edificata fino alla sistemazione michelangiolesca del Campidoglio. Quest’area funziona come raccordo fra i due paesaggi della città, quello vivo
e quello morto.” Rispondendo poi alla domanda su come far convivere le diverse città che si sono stratificate nel tempo dice: “Il mito culturale di Roma si fonda su un doppio confronto. Di tipo diacronico, il primo: la magnificenza del passato si confronta con la rovina del presente. E di tipo sincronico: da una parte la dimensione urbana colossale, perduta e silenziosa, dall’altra la dimensione ordinaria, quotidiana e vissuta. Il confronto ha sempre suggerito l’idea di quanto le imprese umane avessero dei limiti. Roma da questo punto di vista non è la città eterna. È anzi il luogo di meditazione sull’impossibilità dell’eterno nel mondo di qua. Queste sono le riflessioni di Goethe, di Stendhal e di Mommsen; le ritroviamo persino in quel rispetto popolare per le rovine che viene colto da Gioacchino Belli e da Trilussa”. (da: Leonardo Benevolo, La fine della Città, Laterza 2011, pp.97-98)
Per la Roma di oggi e di domani, la fruizione collettiva dei beni culturali e ambientali può essere ritenuta un elemento peculiare della dimensione pubblica, attraverso la quale rafforzare l’idea stessa di cittadinanza: i beni culturali e ambientali
devono essere “vissuti” non devono essere percepiti come “estranei” e non devono essere
recintati. Per questo, ci impegniamo a fare di questo luogo magnifico e unico un luogo vissuto da tutti, il cuore del futuro della città.
La storia al posto delle auto. Cominceremo con allontanare le automobili e poi proseguiremo con il progetto di sistemazione. Realizzeremo l’integrazione culturale, simbolica e funzionale dell’area archeologica centrale con l’Appia Antica.
Il più grande parco archeologico del pianeta. Il parco sarà gestito ricercando la massima
cooperazione tra i tanti soggetti che operano per la tutela e la conservazione, proprio perché le importanti ricadute socio-economiche che questo progetto può avere per la città, sono più che evidenti. Per la sua realizzazione rafforzeremo le sinergie tra Stato, Regione e Comune anche alla luce del decreto che fissa i poteri di Roma Capitale.
In questo ambito sarà necessario in coordinamento con la Regione Lazio e il Ministero dei Beni culturali rafforzare gli strumenti di pianificazione del territorio con una visione complessiva capace di dare continuità all’azione amministrativa.
5.6. L’ABITARE E IL BISOGNO DI CASA
La difficoltà di trovare un alloggio è all’origine della condizione di insicurezza di molte famiglie romane. Un problema rilevante che si è ulteriormente accentuato a seguito della crisi finanziaria ed economica in corso. A Roma si calcola che sono circa 40-50 mila le famiglie in emergenza abitativa.
Nella città sono aumentate a vista d’occhio le sistemazioni precarie. L’emergenza abitativa coinvolge sia i nuovi “baraccati” che le famiglie “normali”, quelle che sono in affitto e che hanno visto aumentare l’incidenza del canone di locazione sul loro reddito a livelli insostenibili. Per le famiglie monoparentali poi, una casa a costi sostenibili è un vero e proprio miraggio. Tra il 1999 e il 2008 gli affitti hanno fatto registrare un aumento del 145%, il canone medio richiesto per un monolocale è di 805 euro e per un bilocale è di 1.010 euro. In questi numeri si trova anche la spiegazione del perché sempre meno giovani vivono dentro i confini di Roma e dello spostamento verso le fasce più esterne e i comuni dell’hinterland. La casa, oggi ancor più che in passato, rappresenta una parte importante del welfare con cui si può sostenere la coesione sociale, la crescita economica e lo sviluppo della nostra città. Com’è evidente non si tratta solo di una questione edilizia e ancora meno
di una questione relegata a problema delle fasce sociali marginali e deboli della nostra città. La giunta Alemanno ha usato strumentalmente il crescente disagio abitativo dei romani per far lievitare il cemento nell’Agro Romano senza risolvere l’emergenza alloggiativa di migliaia di persone. Noi la pensiamo diversamente, sappiamo che per affrontare la questione abitativa bisogna mettere in campo una politica dell’abitare complessiva che guardi ai differenti aspetti del problema e corrisponda alle specifiche domande provenienti dai diversi soggetti. Imposteremo una politica per l’abitare su quattro assi: la casa pubblica, l’alloggio sociale, l’incremento degli
alloggi privati in affitto, la casa di proprietà per i giovani. Lo faremo attivando i dispositivi legislativi regionali e nazionali come la legge 21/2009 che ha previsto strumenti attuativi che coinvolgono i soggetti pubblici, il privato sociale e i privati.
Cambiamo tutto a partire da:
◊ La casa popolare. È necessario aumentare e non ridurre il patrimonio di case pubbliche sia attraverso interventi diretti e indiretti, sia bloccando la cartolarizzazione e procedendo ad una profonda ristrutturazione delle modalità di gestione fin qui utilizzate. Su questo bisognerà lavorare assieme alla Regione e all’ATER, che gestisce nella città un ingente patrimonio pubblico per avere una visione quanto più possibile d’insieme e coordinata.
Lavoreremo con tutti per rendere più efficace la gestione del patrimonio di case popolari,
per rimuovere gli sprechi e le utilizzazioni illegittime e per aumentare la rotazione degli
affittuari, avendo come obiettivo di arrivare a circa 2-3 mila alloggi l’anno (oggi sono
circa 300). Stimiamo di poter aumentare nei prossimi cinque anni l’offerta di circa 9.000
alloggi. Di cui 3.000 attraverso un intervento straordinario destinato al disagio abitativo più grave e 1.500 alloggi ogni anno dal 2015 al 2018. Li otterremo principalmente riutilizzando meglio il patrimonio esistente, compresol’invenduto, incrementando, come detto, il turn over, e in parte attraverso nuove costruzioni (riprendendo anche la cosiddetta manovra di chiusura del Peep) e nell’ambito della strategia di rigenerazione.
◊ L’alloggio sociale. L’alloggio sociale unisce alloggi e servizi, azioni e strumenti rivolti a
coloro che non riescono a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato, per ragioni
economiche, per assenza di una offerta adeguata o anche per difficoltà di accesso al
credito. Pensiamo di realizzare circa 15 mila alloggi sociali, destinati a individui e nuclei familiari svantaggiati che non sono in grado di accedere alla locazione in libero mercato,
utilizzando anche i fondi immobiliari e tutte le opportunità offerte dagli interventi di
rigenerazione, nei Laboratori di Città, negli interventi di concentrazione e di densificazione dei nodi di scambio e incentivando il convenzionamento con il privato negli ambiti di trasformazione. Una prima concreta attuazione può arrivare attuando la cosiddetta manovra di chiusura del Peep.
◊ L’incremento dell’offerta di alloggi privati in
affitto. Costituiremo l’Agenzia comunale per la Casa con l’obiettivo di aumentare l’offerta
sul mercato di alloggi in affitto a canone calmierato. A Roma la proprietà immobiliare è molto parcellizzata e con l’agenzia ci ripromettiamo di agevolare l’incontro tra le tante case senza persone (compreso l’invenduto) e le tante persone in cerca di case, anche in affitto. Lo faremo dando degli incentivi al privato che affida il suo alloggio all’agenzia casa, come la fidejussione a carico del Comune sul rischio morosità e danni, o gli sgravi dell’IMU o della Tares. Promuoveremo un registro dei proprietari sociali a cui potranno iscriversi i soggetti no profit per la gestione degli alloggi sociali o di immobili pubblici.
◊ La casa di proprietà per i giovani.
Ci impegneremo a siglare un accordo con gli istituti di credito per avere delle agevolazioni
a sostegno delle giovani coppie per l’acquisto della prima casa attraverso convenzioni per la riduzione delle spese per l’acquisto e per l’accesso al mutuo.
◊ Particolare attenzione va dedicata al patrimonio degli enti pubblici e privatizzati, sul quale è necessario intervenire nell’immediato mediante la moratoria degli aumenti degli
affitti, delle procedure di vendita e degli sfratti per procedere poi, di concerto con i
ministeri competenti e con la Regione Lazio, a una profonda revisione della sua gestione
complessiva.
Agli interventi sopra esposti, che sappiamo urgenti e necessari, ci impegniamo ad affiancare anche altre iniziative.
Sosterremo le forme dell’abitare solidale e collaborativo che apportano un cambiamento radicale nel trattare la questione abitativa: passare dalla casa come fabbisogno all’abitare come bisogno e desiderio di condivisione. Sosterremo il cohousing, la coabitazione, i condomini solidali le esperienze di autocostruzione e autorecupero e tutte quelle forme di abitare che rispondono non solo al bisogno primario della casa ma anche al desiderio di aderire a determinati stili di vita.
Soluzioni abitative dove il vicinato si costruisce prima ancora dell’alloggio, dove si mantiene la dimensione dell’individuo ma dove l’attenzione si sposta sulle relazioni tra le persone e tra queste e lo spazio da abitare.
Renderemo più agevole la parcellizzazione degli alloggi grandi. Il progressivo invecchiamento da un lato e la rigidità del mercato immobiliare dall’altro hanno creato le condizioni perché nella città ci sia un consistente numero di alloggi grandi o medio grandi, abitati da una sola persona. Spesso è una persona anziana che ha difficoltà a sostenere i
costi di gestione dell’immobile. Una conseguenza di questa condizione è l’aumento delle
compravendite con la formula della nuda proprietà e dell’usufrutto, tra il 2008 e il 2011 questo tipo di compravendite sono passate da 2.300 a 8.700 (+278%). In molti di questi casi sarebbe possibile, ferme restando le regole di legge, procedere a una suddivisione dell’unità abitativa facilitando l’immissione nel mercato dell’affitto o in quello
della vendita dell’alloggio ottenuto in più, che a seguito di opportune forme di convenzionamento, potrebbe anche essere collocato sul mercato a un prezzo calmierato.
Supereremo la fase dei residence e degli alloggi d’emergenza. I residence istituiti nel 2005 e confermati dalla giunta Alemanno costano ogni anno al comune di Roma circa 26 milioni di euro per ospitare circa 1.400 famiglie. Ci impegniamo a superare il ricorso all’assistenza alloggiativa e a disdire i contratti di affitto. Con gli stessi soldi introdurremo forme di sostegno più efficienti e qualificate e daremo una sistemazione più dignitosa alle famiglie anche riutilizzando il patrimonio pubblico inutilizzato e gli alloggi pubblici vuoti da ristrutturare.
5.7. LA CITTÀ DEI QUARTIERI
Roma è oggi una città fortemente diseguale. Una diseguaglianza diffusa che non è semplicemente di reddito ma che riguarda soprattutto le diverse opportunità. Occorre tornare a vedere la città nella sua reale eterogeneità ed impegnarsi per fare di
Roma una città che cerca di offrire a tutti lo stesso ventaglio di opportunità. Ciò significa lavorare per ridurre le distanze esistenti tra i quartieri, a partire da qualità e disponibilità dei servizi di base: sono infatti la bassa qualità dell’offerta scolastica, il degrado degli spazi pubblici, la carenza di luoghi di aggregazione sociale, culturale e sportiva, di
spazi verdi, la mancanza di collegamenti veloci con il centro della città, a penalizzare ulteriormente le zone più povere e marginali della città. A Roma, pur a fronte di trasformazioni rilevanti degli stili di vita e della composizione sociale, in molti casi la dimensione di quartiere ha ancora una notevole importanza nel determinare riferimenti
e senso di appartenenza per gli abitanti. Anche le associazioni locali, i gruppi di volontariato, le parrocchie, le stesse scuole rappresentano “luoghi” importanti di coesione a scala locale. Persino i mercati rionali, assai più che in altre città, per larghissimi strati della popolazione sono il punto di riferimento. Per tali ragioni investire nella dimensione di quartiere, significa, in termini positivi, lavorare al rafforzamento della coesione
sociale, tanto più in una città in cui oltre il 44% delle persone vive da sola.
Investire nel quartiere. Il Prg vigente ha individuato 52 “centralità locali”, alle quali daremo un nuovo senso, quello di punti di riferimento per la comunità, di fulcri della “città dei quartieri”. Il progetto una strada, un quartiere”. Individueremo insieme agli abitanti di ogni quartiere una strada da trasformare e riprogettare in modo da far tornare la vita in strada. La strada viva sarà una sorta di ricucitura urbana dentro al quartiere in grado di unire e collegare. Li faremo coincidere per quanto possibile con la promozione dei centri
commerciali naturali.
Cambiamo tutto a partire da:
◊ Spazi per il coworking. In ogni quartiere individueremo un immobile pubblico, esistente o da ottenere all’interno dei processi di rigenerazione, da riusare e da destinare al lavoro condiviso per i giovani del quartiere.
Progetto biblioteche. Rilanceremo il progetto per far diventare le 40 biblioteche di Roma Capitale un presidio non solo culturale ma anche sociale, una palestra per le arti e per mettere all’opera le capacità dei singoli.
Accessibilità ai servizi. Faremo, insieme aiMunicipi, una verifica dei raggi di influenza dei principali servizi e attrezzature pubbliche. Ciporremo l’obiettivo che si dovrà raggiungere mediamente un giardino entro i 400 metri a piedi e i servizi scolastici primari e secondari mediamente entro il raggio di un chilometro. Rimuoveremo ogni barriera per rendere accessibile al pedone, alle mamme con il passeggino, ai portatori di handicap e soprattutto alla popolazione anziana, la fruizione dello spazio pubblico e, ancora, per
favorire lo spostamento a piedi dei bambini nel tragitto casa-scuola.Per tutti quelli che
non usano l’automobile. Realizzeremo circuiti specializzati per la mobilità alternativa,
essenzialmente ciclopedonale, della percorrenza max di 3 km, integrati nella più vasta rete di piste ciclabili a scala comunale, per risolvere il cosiddetto ultimo miglio, cioè il
tragitto tra casa e il punto di accesso alla rete di trasporto pubblico locale allo scopo di ridurre gli spostamenti in auto sul tragitto breve e medio.
Spazi per la socialità e la produzione culturale.
Le scuole, le biblioteche, la casa del welfare che vogliamo istituire, i mercati rionali, i
teatri di cintura e gli spazi per coworking costituiranno una rete di spazi pubblici diffusi
con cui vogliamo favorire l’incontro e la socialità e affermare il diritto alla città inteso come
emancipazione culturale e sociale degli abitanti.
Per quanto di competenza del Comune ci opporremo all’apertura di nuove sale da gioco e
punteremo alla riconversione di quelle già aperte.
Incentivare modelli di gestione co-partecipativi. Fare in modo che gli abitanti possano prendere parte nella gestione e nell’uso di servizi, attrezzature e spazi verdi. Verificheremo la possibilità di promuovere queste iniziative introducendo degli incentivi, ad esempio riduzione dei tributi locali, per quei cittadini che consorziandosi decidano di gestire autonomamente e direttamente il verde del proprio quartiere.
Lo spazio pubblico è lo spazio privilegiato della città, il luogo dell’incontro e dello scambio, dove cultura e storia, simboli e tradizioni, rivivono quotidianamente in una forma armonica la cui essenza è possibile rintracciare nell’idea di sicurezza e di felicità che una città deve sapere offrire ai suoi abitanti. Questa immagine, nella città che viviamo, ha perso via via il suo significato: spazi senza qualità si susseguono in una sequenza
indifferente a qualsiasi contesto. Lo spazio pubblico non è più uno spazio progettato ma è
uno spazio residuale, abbandonato, che diventa lo spazio dell’insicurezza e dell’imprevedibilità, a volte invaso da automobili, privo di verde, spesso non illuminato, difficile da raggiungere.
Il costo di realizzazione e l’aggravio sulle finanze pubbliche, la frammentazione della realizzazione del progetto in tempi diversi perché condizionata dalla disponibilità di finanziamenti, la conseguente perdita di qualità e unitarietà del progetto e i problemi di manutenzione, gestione e messa in sicurezza dello spazio pubblico, hanno provocato
un’inversione di tendenza: ora la produzione di spazio pubblico avviene sempre meno da parte del settore pubblico e sempre più per intervento di privati.
Prendersi cura della città significa realizzare e gestire spazi comuni di buona qualità ed interventi immediati nel paesaggio urbano: le piazze, le strade storiche, le aree pedonali, le aree sportive, i parchi, le aree verdi, le zone vicino al mare, al fiume, ai canali, al patrimonio archeologico, alle biblioteche, ai centri culturali sono i luoghi ideali
su cui intervenire. Restituire la città al suo senso originario di centro di aggregazione richiede di estendere le forme di organizzazione relazionale: è questa la vera scommessa di una buona amministrazione di centro sinistra.
Riconquistare spazi al loro uso comune. Sul punto, grazie alla manovra ambientale delle
compensazioni edificatorie approvata tra gli anni 2003 e 2006, l’amministrazione comunale ha in corso di acquisizione gratuita circa 1.300 ettari di aree di elevato pregio naturalistico all’interno dei parchi e riserve naturali. Ciò rappresenta una straordinaria occasione per creare nuove possibilità di lavoro connesse alla gestione delle aree da parte di associazioni, comitati e cooperative sociali legate ai territori e favorirne la fruibilità.
5.8. IL DECORO URBANO. PER UNA CITTÀ
ORDINATA E PIÙ BELLA
In questi anni di gestione Alemanno, il decoro urbano della città è stato un vero disastro.
La chiusura dell’ufficio Decoro Urbano, il passaggio delle competenze all’Ama, l’abbandono di un servizio di pronto intervento nei Municipi, i minori controlli su tutti i tipi di affissioni abusive, il tavolino selvaggio ed altro hanno alterato il volto della città contribuendo anche ad abbassare il senso civico dei cittadini e degli stessi turisti.
Cambiamo tutto a partire da:
Tavolo di coordinamento. Ci impegniamo a migliorare il coordinamento tra assessorati e Direzioni e a costituire un tavolo comune di
coordinamento per affrontare le emergenze per accelerare le decisioni ed i tempi di
attuazione degli interventi di ripristino del decoro.Rimettere mano anche alla iniziativa
pasticciata della Giunta Alemanno per la Cosap (la tassa di occupazione del suolo
pubblico) relativa ai ponteggi dei lavori di ristrutturazione e riqualificazione solo lungo le
strade principali: la tassa sarà sospesa per dueanni, in ogni parte della città, sia per i lavori di riqualificazione edile che per l’impiantistica.
L’esenzione varrà solo per i cantieri che concludono i lavori nel termine stabilito e
concordato.
◊ Presidi territoriali. Istituiremo, in stretto rapporto con i Municipi dei presidi territoriali
per gestire la programmazione delle azioni di riqualificazione e di ripristino del decoro
dei luoghi (rimozione manifesti e locandine, cancellazione di scritte, piccoli interventi edilizi per riparazione buche, ripristino dell’arredo urbano) impegnando anche le cooperative sociali.
◊ Educazione civica. Campagne di sensibilizzazione e di educazione civica a
partire dalle scuole in cui coinvolgere esperti e tecnici dell’amministrazione per istruire i
ragazzi al rispetto della città’. Coinvolgeremo le associazioni di volontariato, scuole, centri
anziani e i writers nella programmazione di attività di educazione civica al decoro e di segnalazione delle situazioni di degrado.
◊ Incentivare modelli di gestione decentrati. Vogliamo razionalizzare, puntando ad una
strategia di specializzazione, tutte le attività oggi gestite in modo indipendente dalle società di Roma Capitale e riconducibili, direttamente e indirettamente, alla “cura della città”: manutenzione generale, aree verdi, ville storiche, decoro urbano, pulizia. La gestione del verde dovrà essere affidata ai Municipi i quali, nello specifico, dovranno occuparsi della pulizia e sfalcio dell’erba, della potatura degli alberi, della pulizia delle caditoie, della rimozione dei manifesti abusivi e delle piccole manutenzioni del verde pubblico (riparazioni cancelli, reti di protezione).
◊ Approveremo un nuovo Piano Regolatore degli impianti e mezzi pubblicitari che preveda la riduzione della superficie massima consentita.
La gestione del servizio di affissione e pubblicità deve essere svolta congiuntamente
ad altre funzioni di decoro e arredo della città, come avviene in altre capitali europee; contrastando la cartellonistica abusiva anche grazie alle moderne tecnologie informatiche.
◊ Pianteremo nuovi alberi, a partire dalla sostituzione dei tronchi d’albero mozzati presenti nei marciapiedi di Roma: sono oltre 4.000 gli alberi persi in questi ultimi due anni.
Questa iniziativa prevede la predisposizione di un progetto pilota “Gli alberi di Roma”
attraverso il quale i nuovi alberi oltre ad avere una funzione urbana contribuiscono
ad assorbire il carbonio della CO2 con effetti benefici sulla salute e di riduzione dell’effetto
serra.
◊ Wi-Fi nei parchi. Vogliamo aumentare la fruizione da parte dei cittadini e delle cittadine
romane dei parchi e delle ville storiche della città: pensiamo ad interventi semplici e poco
costosi quali la realizzazione di aree Wi-Fi, l’installazione di tavoli da pic-nic e di attrezzi
per lo sport e il divertimento, l’ampliamento delle piste ciclabili
5.9. EDIFICI ENERGETICAMENTE PIÙ EFFICIENTI
La nostra città dovrà essere conosciuta, in tutto il mondo, per la sua azione di contrasto ai
cambiamenti climatici. Dovranno essere messi in campo interventi diversi, combinati tra loro, ricorrendo ad una pluralità di soluzioni, come quelle offerte dalle tecnologie per il risparmio energetico e per aumentare l’efficienza della produzione e dei sistemi, mezzi, apparecchiature utilizzate negli usi finali, fino a quelle che consentono l’impiego delle fonti energetiche naturali distribuite, rinnovabili e sostenibili.
Occorre avere chiaro che non è assolutamente sostenibile lasciare inalterata la attuale domanda di energia. Gli sforzi per favorire la diffusione delle fonti rinnovabili avranno tanto più successo quanto più si provvederà a ridurre le potenze oggi richieste
per soddisfare i vari utilizzi finali combattendo gli sprechi energetici e gli usi irrazionali di energia.
Il rapporto energia-territorio dovrà essere ripensato in modo integrato, nella sua complessità, dato che le filiere delle fonti rinnovabili sono molto più corte di quelle relative alle fonti fossili visto che riducono la necessità di predisporre l’energia primaria sul territorio e di distribuirla per l’approvvigionamento.
Roma dovrà giocare una partita più ambiziosa nell’ambito della generazione di energia distribuita da fonti rinnovabili, con la diffusione di nuovi impianti di medie-piccole dimensioni, anche in ambito domestico, che presuppongono un vero e proprio ripensamento nel modello di distribuzione dell’energia.
Il principale strumento per rendere Roma una moderna capitale metropolitana sarà
l’assunzione di sistemi costruttivi ecosostenibili e la promozione dell’efficienza energetica degli edifici. Promuoveremo un’azione complessiva nella
città finalizzata all’efficientamento energetico- climatico degli edifici anche per rilanciare il
settore dell’edilizia e quindi l’occupazione. Gran parte dello stock edilizio realizzato a Roma dal dopoguerra agli anni Settanta è stato costruito con materiali e tecnologie obsolete o comunque in epoca precedente all’entrata in vigore dei primi provvedimenti sull’efficienza energetica.
Oggi la politica europea impone il rispetto di alti livelli prestazionali per l’efficienza energetica degli edifici, soprattutto se collocati in un contesto urbano, assegnando alle Pubbliche Amministrazioni e al loro patrimonio immobiliare un ruolo molto rilevante.
La Direttiva 2010/31/EU identifica l’edificio a “energia quasi zero” come un edificio ad altissima prestazione energetica, con un fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo che dovrebbe essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili e dispone che:
a) entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano edifici a energia quasi zero;
b) a partire dal 31 dicembre 2018 gli edifici di nuova costruzione occupati da enti pubblici e di proprietà di questi ultimi siano edifici a energia quasi zero.
Per assicurare il rispetto del Piano Europeo per l’efficienza energetica la pubblica amministrazione a partire dal 2014 dovrà riqualificare ogni anno dal punto di vista energetico il 3% della superficie del proprio patrimonio edilizio.
Inoltre per gli edifici di nuova costruzione si dovranno garantire sistemi di fornitura
energetica decentrati – la generazione distribuita dell’energia – basati su energia da fonti
rinnovabili, cogenerazione, teleriscaldamento o teleraffreddamento urbano o collettivo, pompe di calore.
Il Comune dovrà quindi essere un propulsore di innovazione sostenibile, volta principalmente a ridurre consumi energetici e idrici, oltre alla produzione di rifiuti e dovrà estendere progressivamente all’insieme dei suoi approvvigionamenti di beni e servizi i Criteri Ambientali Minimi previsti dal Green Public Procurement.
Per attuare una politica di diffusione degli edifici ad energia quasi zero occorrerà risolvere
alcuni problemi, quali i vincoli con i gestori delle infrastrutture energetiche locali, per poter programmare politiche energetiche a medio termine e rielaborare reti e sistemi locali di accumulo dell’energia.
Nell’amministrazione comunale di Roma servirà quindi un coordinamento trasversale tra lavori pubblici, attività produttive, ambiente, mobilità, politiche agricole con lo scopo di mettere in pratica il Piano di Azione dell’Energie Sostenibili del Patto dei Sindaci.
5.10. L’AGENDA URBANA EUROPEA E NAZIONALE
C’è un ritorno di interesse per le politiche urbane sia a livello europeo che nel nostro Paese. Il comune di Roma non può restare marginale rispetto a questo rinnovato interesse. L’agenda urbana nazionale proposta dal Ministero della coesione territoriale e dal Comitato interministeriale per le politiche urbane (Cipu) propone metodi, contenuti e priorità attraverso i quali individuare i progetti da candidare al finanziamento dei Fondi strutturali europei ma anche di quelli ordinari pubblici.
Dalla nuova programmazione comunitaria 2014-2020 emergono importanti opportunità per le aree urbane. È necessario prepararsi per rafforzare la regia, semplificare le procedure e attivare forme di coordinamento e cooperazione tra l’amministrazione comunale e i diversi soggetti impegnati nella progettazione comunitaria, affinché si determini una convergenza strategica che amplifichi gli effetti dei singoli interventi. Il
programma Smart Cities promosso dall’Unione Europea rappresenta una ulteriore opportunità per le aree urbane.
Candidare i progetti pilota di rigenerazione. L’obiettivo che ci prefiggiamo è di individuare nei primi quattro mesi di governo i primi progetti di rigenerazione che intendiamo candidare per l’Agenda urbana nazionale con cui costruire l’intesa con il Ministro della coesione. In questo senso, anche in considerazione dei tempi ridotti per la presentazione dei progetti al Governo nazionale e alla Commissione Europea, sarà indispensabile
sperimentare nuove forme di organizzazione del lavoro comunale che prevedano il superamento della frammentazione delle competenze attraverso nuove forme operative interdisciplinari, da organizzare “su progetto”, con tempi, risorse e obiettivi prefissati e certi
5.11. GLI STRUMENTI DELL’URBANISTICA
Negli ultimi anni l’amministrazione pubblica è apparsa debole dinanzi alle pretese del mercato e talvolta ha subito le regole della trasformazione urbanistica dettate dagli interessi di pochi. La centralità delle scelte urbanistiche deve tornare nella potestà del  pubblico e non rispondere più alla sola logica dell’offerta.
La rendita immobiliare in questi anni è diventataappropriazione senza crescita e il valore del capitale fisico della città non è mai cresciuto così tanto. Però le città si sono ritrovate povere di infrastrutture e con bilanci disastrati. Lo scambio tra pubblico e privato è stato ineguale, le infrastrutture necessarie per i nuovi quartieri costano molto di più degli oneri ricevuti e hanno come effetto l’aumento del deficit comunale alimentando una spirale perversa e sempre più dannosa.
Oltre ad avere una visione strategica è necessario adeguare di molto le competenze tecnico- progettuali. Occorre che l’amministrazione pubblica sappia valutare con rigore e senza ambiguità l’utilità sociale che ci deve essere in ogni trasformazione urbanistica per costruire la città pubblica (attrezzature pubbliche, infrastrutture ecc.).
Definiremo un quadro di regole per il governo della rendita per scoraggiare gli interventi edilizi che comportano ulteriore consumo di suolo e agevolare, invece, quelli di rigenerazione. Renderemo più chiari e trasparenti gli strumenti convenzionali che stabiliscono i rapporti tra pubblico e privato intervenendo in particolare sugli obblighi contrattuali e sulle sanzioni nel caso di un mancato rispetto degli stessi.
Per passare dai programmi alle realizzazioni dobbiamo ripensare il ruolo del soggetto
pubblico, dell’amministrazione comunale, chedeve affermare la sua capacità di governare le trasformazioni.
Cambiamo tutto a partire da:
◊ Certezza delle regole, trasparenza nelle scelte ed efficienza nell’azione amministrativa. Le
regole ci sono e, salvo dei miglioramenti in corso d’opera, il nuovo PRG le detta in maniera chiara, come, ad es., la parte che riguarda il contributo straordinario per le valorizzazioni del patrimonio edilizio esistente (previsione di corresponsione dei 2/3 del plusvalore conseguito dal privato all’amministrazione).
La trasparenza deve essere un modo di agire ordinario di un amministrazione seria e onesta ed è, allo stesso tempo un complemento della partecipazione dei cittadini alle scelte
di trasformazione urbana. L’efficienza è il punto per certi versi più complesso da affrontare, ma è decisivo per garantire un azione amministrativa snella che garantisca il raggiungimento rapido dei bisogni della comunità cittadina. Inoltre, procedure lente e farraginose fanno lievitare i costi dei programmi da approvare (e, dunque, a cascata, provocano maggiori oneri per i cittadini, utenti finali del servizio generato dalla trasformazione) e favoriscono clientelismo e corruzione. Sotto questo punto di vista la Giunta Alemanno ha prodotto dei danni enormi, distruggendo un modello organizzativo che, pur nella sua complessità, funzionava. Da una parte, occorrerà riorganizzare la macrostruttura e i dipartimenti comunali garantendo minoripassaggi formali e maggior decentramento di competenze ordinarie ai Municipi, dall’altra compiere un operazione sociologica di motivazione del personale a lavorare per l’interesse della città in cui si vive con spirito di abnegazione e servizio.
◊ Istituzione dei Laboratori di Città che verranno promossi e attivati su iniziativa del Comune e d’intesa con i municipi per rigenerare parti di città. Ai laboratori partecipano i comitati degli abitanti, le associazioni, le cooperative sociali: sono luoghi in cui le competenze tecniche si integrano con chi lavora nel sociale e con il Piano di zona sociale. L’obiettivo è quello di individuare tutti gli interventi di rigenerazione, da quelli di manutenzione, anche minimi, di sistemazione degli spazi pubblici e di attrezzature pubbliche, a quelli di sostituzione edilizia. Ma si affronteranno anche altre questioni come i rifiuti, i bisogni sociali, la mobilità pubblica e quella alternativa. I Laboratori di città sono luoghi di interazione con i cittadini ma sono anche luoghi di intervento dei privati e delle imprese. Prevediamo di integrare in questi ambiti tutti gli incentivi già previsti dalla normativa, quelli del risparmio energetico, quelli della ristrutturazione edilizia, gli incentivi volumetrici connessi alla demolizione e ricostruzione, a cui si possono aggiungere gli sgravi legati ai tributi locali. Gli incentivi saranno correlati alle dimensioni delle trasformazioni previste e al contributo che il progetto apporta alla costruzione della città pubblica e all’offerta di alloggi in affitto a canone calmierato. All’interno di queste proposte potranno prevedersi degli interventi di ristrutturazione urbanistica
con scambi di aree tra pubblico e privato. I Laboratori di Città saranno anche dei punti di
riferimento, luoghi fisici aperti nel quartiere, spazi nei quali si svolgeranno gli incontri, i
dibattiti, si mostreranno e si discuteranno le proposte, spazi per incontrarsi e dove gli
abitanti avranno accesso alle informazioni necessarie per avere piena consapevolezza della trasformazione.
◊ L’Agenzia comunale di rigenerazione urbana. L’obiettivo della rigenerazione urbana non
è una novità, è da almeno venti anni che le città europee si confrontano con questo tema.
Noi pensiamo che la questione centrale, al di là di definire gli strumenti operativi più
opportuni, è di rafforzare la conduzione e la valutazione tecnica da parte del soggetto
pubblico delle proposte avanzate dai privati, di rendere il processo decisionale del tutto
trasparente e di fare la valutazione dei vantaggi che il pubblico dovrà conseguire ad
esempio, nell’attuare progetti in partnership pubblico–privato. Per questo pensiamo che
sia indispensabile costituire, nell’ambito dell’amministrazione comunale, uno strumento
specifico per accompagnare gli interventi di trasformazione urbanistica e in particolare
quelli di rigenerazione urbana, come pure i programmi di valorizzazione degli immobili
pubblici che devono assumere, innanzitutto, obiettivi forti di coesione sociale oltre che di
sviluppo sostenibile e duraturo. La costituzione dell’Agenzia comunale per la rigenerazione
e la coesione urbana, organismo snello e fortemente professionalizzato, che per la
sua rilevanza strategica e il suo carattere interdisciplinare sarà presieduta dal sindaco,
risponde anche all’esigenza manifestata dal ministero per la coesione territoriale di
costituire l’Agenzia nazionale di supporto all’attuazione delle politiche urbane centrali,
in particolare per l’elaborazione dell’Agenda Urbana. L’Agenzia potrà assistere e
accompagnare i lavori dei Laboratori di Città, assumendone gli esiti del lavoro svolto a livello di municipio, ricomporre una proposta progettuale unitaria e coerente col disegno di sviluppo complessivo della città, condiviso con gli attori sociali ed economici, con particolare attenzione alla forma e alla qualità dello spazio urbano, all’impatto urbanistico e architettonico delle trasformazioni, semplificare l’iter di approvazione degli interventi attraverso la costituzione di una cabina di regia composta dalle diverse istituzioni e soggetti coinvolti nel processo di attuazione, gestire i conflitti tra i soggetti interessati agli interventi prevedendo una apposita istruttoria comparata, promuovendo la costituzione di un Forum aperto e indipendente.
◊ Lotta all’abusivismo. Alemanno si è applicato molto nella demolizione e nella tabula rasa, ma solo dei campi nomadi. Il comune di Roma ha circa 260 mila domande di condono inevaso, attorno a questa “pratica” diventata quasi una missione impossibile si aggirano vicende poco chiare e interessi poco trasparenti.
Sarà un compito particolarmente arduo ma da qui bisognerà ricominciare per riavviare
seriamente la lotta all’abusivismo edilizio e contrastare una pratica che è molto più diffusa
di quanto appare e riguarda il centro storico come le aree più periferiche. Cambieremo e
ristabiliremo un presidio forte e autorevole per il contrasto all’abusivismo, ricorreremo
agli strumenti di rilevamento più aggiornati per monitorare la città. Semplificheremo tutto
quanto è possibile per agevolare l’attività di progettisti e imprese che concorrono alla
trasformazione della città e al miglioramento della qualità urbana. Unificheremo le
procedure per la presentazione delle istanze e dei progetti anche di quelle dei Municipi, innoveremo e introdurremo la digitalizzazione di tutte le pratiche edilizie e urbanistiche e
renderemo certi i tempi e le responsabilità.
Aggiorneremo i regolamenti, le norme e le procedure ormai obsolete e inadeguate a fronte
delle innovazioni nei materiali e nelle tecniche costruttive
◊ La qualità nella progettazione. Negli ultimi venti anni sono state costruite alcune opere
pubbliche a Roma, dallo Stato e dal Comune, la cui qualità e utilità per i cittadini è stata
apprezzata e riconosciuta. Tuttavia la qualità urbana, quella diffusa è quasi del tutto assente.
Nessuna amministrazione pubblica persegue la bruttezza e la qualità scadente come
obiettivo dichiarato, ma raramente si pone il problema della qualità delle trasformazioni
come risultato di una “filiera”. Il primo passo da fare è abolire la inconfessabile gerarchia:
ogni intervento pubblico è degno della stessa attenzione, ovunque si trovi nella città. Si farà ricorso a protocolli di valutazione e di indirizzo dei progetti che dovranno essere assunti sia dal pubblico che dal privato in modo da garantire gli interessi generali con procedure trasparenti e tempi di realizzazione certi, e in grado anche di valutarne gli effetti sulla biodiversità. Già nella fase istruttoria è possibile ascoltare le voci della città, ricordando che ciò non deve avvenire solo prima, ma anche durante il processo di trasformazione. A istruire i programmi possono concorrere non solo le competenze tecniche del Comune, ma anche professionisti esterni, superando la logica di affidare una parte o tutta la “filiera” a società di proprietà del Comune, fatto salvo le attività
inerenti la programmazione dello sviluppo dei servizi pubblici e la pianificazione dello
sviluppo territoriale ed economico urbano, la cui competenza è precipuo interesse e compito pubblico. Il secondo passaggio è la scelta di progettisti attraverso sistemi realmente competitivi che valorizzino la qualità, come i concorsi di progettazione organizzati in forma sistematica e trasparente. Il terzo è quello più difficile – l’approvazione dei progetti – perché bisogna riconoscere che questa dipende soltanto in parte dalla buona volontà dell’amministrazione comunale e
principalmente da un groviglio di norme che sembrano scritte per produrre paralisi e
conflitto tra poteri diversi. Un parziale rimedio a questi problemi e a quelli della fase successiva (l’appalto e la costruzione delle opere), sta nell’invertire una tendenza incoraggiata dalle leggi degli ultimi anni: la rottura dell’unità tra progettazione e realizzazione.

La qualità è anche aprirsi alla partecipazione. I Laboratori di Città e l’Agenzia di rigenerazione urbana serviranno anche a costruire nuovi percorsi di partecipazione informata dei cittadini alle scelte urbanistiche della città. Vanno poi aperti nuovi canali di comunicazione e dibattito pubblico, gestiti dall’amministrazione pubblica, che devono svolgersi sia in maniera decentrata, nei luoghi della città dove le cose avvengono, ma anche in uno spazio da creare al centro, un “forum” dedicato, perché molte di queste trasformazioni interessano l’intera comunità urbana.

(> SCARICA IL PROGRAMMA COMPLETO Programma_MarinoSindaco

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6 risposte a L’urbanistica di Marino

  1. edoardo salzano ha detto:

    apre il cuore alla speranza. Speriamo che la realizzazione sia affidata a chi lo ha scritto

    • carteinregola ha detto:

      Sarebbe una garanzia del fatto che per una volta il programma è davvero un porgramma…

      • paolo pizzi ha detto:

        Più che un programma sono “brevi cenni sull’universo” : con il rischio di dire tutto e .. fare nulla! cosa scegliere? cosa privilegiare e soprattutto quali i soggetti coinvolti. Se non si chiariscono i soggetti sociali, residenti, comitati e associazioni di quartiere, a cui dare veri poteri sui temi di un qualsiasi programma, non si va da nessuna parte.
        Paolo Pizzi

      • carteinregola ha detto:

        Credo sia molto difficile che in un programma si possano individuare i “soggetti sociali” a cui dare “veri poteri”. Esistono moltissime realtà diverse, che rappresentano istanze diverse, in misura diversa e spesso in contraddizione tra loro. I rapporti con i comitati e i cittadini a mio avviso non possono che essere impostati dalle istituzioni come disponibilità ad aprire un dialogo vero, le modalità dipendono anche dai temi, dai soggetti coinvolti e anche dalla loro rappresentatività. Anna Maria Bianchi (portavoce Carteinregola)

  2. anna coen ha detto:

    sanzionare l’abusivismo, specie quello non di necessità, la distruzione dei giardini e la cementificazione selvaggia sarebbe , finalmente, una amministrazione trasperente e civile. Usare le RUSPE per fare rispettare il PRG e tutelare la CITTA STORICA salverebbe la bellezza di Roma

  3. Elio Graziani ha detto:

    Il programma, come dice Salzano, apre il cuore alla speranza. Per passare dai proponimenti alle attuazioni, c’è bisogno di un impegno comune cui noi cittadini affidiamo fiducia. Non una cambiale in bianco, ma un doveroso sostegno iniziale con beneficio d’inventario. Partendo da una nostra capacità partecipativa matura, sapendo che lo sforzo cui si accinge il Sindaco e l’Assessore è immane. E molti saranno gli ostacoli frapposti dai sostenitori del “pianificar facendo” largo ai costruttori.
    Elio Graziani (Pres. CdQ “Osteria del Curato”)

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