Un progetto di Autostrade per l’Italia per l’Appia Antica?

appia-antica

Un caso  di “mecenatismo” che a nostro avviso invece rischia di incentivare ulteriormente una pericolosa  tendenza in atto da tempo: il ridimensionamento delle  istituzioni pubbliche preposte  al governo e alla tutela del patrimonio collettivo – in particolare le Soprintendenze – per affidare,  con il “cavallo di Troia” del finanziamento economico, i progetti ai privati. Con  conseguenze deleterie:  scarsa trasparenza dei procedimenti, abolizione del dialogo con la città e della partecipazione dei cittadini (peraltro stabilita per legge) e probabilmente  molte  anomalie giuridiche difficili da aggirare…

Premessa:

Il 4 agosto 2014 il Corriere della Sera ha pubblicato  la nostra lettera e la replica di Stella. Ringraziamo il direttore De Bortoli. scarica la lettera Cs_4_8_14_Appia_Stella_Carteinregola

Nel corso di  un colloquio telefonico, il 29 luglio scorso, Mario Tozzi, Commissario straordinario dell’Ente Parco Regionale dell’Appia Antica, ci ha fatto presente che il documento di Autostrade a cui facciamo riferimento sarebbe  stato superato da sviluppi successivi, che prevedono che Autostrade non finanzi  un  proprio progetto per l’Appia, ma, come  atto di  “mecenatismo puro”,  progetti già predisposti dalla Soprintendenza, Roma agenzia mobilità e Ente Parco. Se così sarà, le nostre preoccupazioni saranno sicuramente ridimensionate, anche se riteniamo che l’appello dell’Associazione Bianchi Bandinelli  e varie prese di posizione  – tra cui quella di Carteinregola – abbiano senz’altro contribuito al cambio di rotta sulle proposte di  Autostrade per  l’Italia,  formalizzate nel documento consegnato poco prima  dello  scoppiare delle polemiche…
Noi ringraziamo Tozzi  per le precisazioni e siamo sicuri  che sia  animato da un sincero impegno per il parco. Però  siamo convinti che le migliori intenzioni, per essere tali, devono essere inserite in   un sistema certo di regole che non scavalchino enti e procedure   poste a tutela del bene pubblico…

31 luglio 2015 Analizzando la succinta presentazione in slides del progetto “Grand Tour” di Autostrade per l’ Italia (la versione che abbiamo visto dovrebbe risalire a fine giugno), vorremmo evidenziare  alcuni punti a nostro avviso molto critici che denunciano – quanto meno da parte di Autostrade per l’Italia – intenzioni che ci sembrano non compatibili con una corretta gestione dei beni pubblici.

E’ pur vero che si tratta di una mera proposta, per ora non ufficiale e non approvata, ma proprio per questo ci sembra giusto far presente a chi di dovere le nostre ragioni, per  evitare che ci si addentri in procedure assai incerte, creando  un pericoloso precedente (naturalmente pubblicheremo ogni precisazione che ci dovesse pervenire in proposito).
Il titolo della brochure è  “Operazione Grand Tour – valorizzazione e promozione Appia Antica ” su intestazione Autostrade per l’Italia:
– gli  “obiettivi strategici” indicati sono assai ampi e vanno decisamente   oltre la semplice mobilità o le competenze specifiche di Autostrade: “rendere fruibile per romani e turisti “l’esperienza Appia“, “l’accessibilità alle aree archeologiche” (che si immagina non carrozzabile…) “creazione punti ristoro“, manutenzione e restauro di alcuni tratti dell’Appia Antica”, “ricucitura Appia Antica Parco degli acquedotti“,  “promozione turistica integrata”
– “La condizione di base” invocata è  “superare la frammentazione di competenze tra “Mibact, Soprintendenze, Comune di Roma, Regione Lazio, Parco dell’Appia e Vaticano creando una cabina di regia unica per il “Progetto Grand Tour“: intento  condivisibile, che però non dovrebbe dare affatto per scontato che vi possa essere ascritto “d’ufficio” un privato, sebbene   con il ruolo di “mecenate”

– nel capitolo dal titolo “Cosa può fare Autostrade per l’Italia” si elenca una serie di iniziative: “definire il progetto complessivo da proporre alle istituzioni coinvolte” – quindi nelle intenzioni del proponente il progetto lo definirebbe autostrade –  “Erogare un contributo economico coerente con il progetto (quindi prima autostrade farebbe  il progetto, poi lo proporebbe agli enti, poi deciderebbe  il contributo da erogare per realizzarlo),  naturalmente  “mettere a disposizione tutor e telepass” , ma  anche – non si sa perchè –  “la comunicazione” e   “contribuire ad un nuovo modello di gestione“, che sembra rivlare  il proponimento del privato di occuparsi (anche in seguito? )  della gestione del Parco…
– Nel capitolo “attività di  competenza delle istituzioni”  le iniziative che spetterebbero a  Comune e Parco Regionale  sembrano  le voci di una   sorta di “lista della spesa” degli interventi chiesti di Autostrade  per realizzare il progetto.
– Per quanto  riguarda il   ruolo riservato  al Mibact, nella pagina con le attività di sua competenza c’è uno striminzito  elenco delle tipiche  voci  di cui si fa normalmente carico il soggetto pubblico quando assegna un progetto a un privato: analisi e verifica fattibiità” “coordinamento e controllo” “gestione dell’ iter normativo e procedurale, autorizzazioni etc” “. Che ci sembra ben altra cosa rispetto a un progetto portato avanti “insieme” alle varie componenti della “cabina di regia”. E desta una certa apprensione leggere che per Autostrade  l’analisi e verifica della fattibilità da parte del Mibact riguarda “il progetto nella sua interezza“:   una formula  elegante, a nostro avviso, del classico “prendere o lasciare”, cioè una “erogazione liberale” che – nella proposta di Autostrade –  ha tutta l’aria di un finanziamento subordinato all’accettazione del  progetto elaborato dallo stesso privato. Che a nostro avviso deve essere irricevibile per il metodo, ancora prima di entrare nel merito.

Se si pensa infine che accanto al titolo della  pagina “Cosa può fare Autostrade per l’Italia” è indicato – tra parentesi – “modello di accordo Packard -Ercolano“, e sapendo da chi se ne è occupato e ne ha scritto, che si tratta di  una citazione  assolutamente non pertinente rispetto alla stessa proposta  descritta nelle  slides, desta un certo allarme anche il fatto che i collaboratori del ministro Franceschini da  mesi discutano degli interventi sull’Appia Antica con un interlocutore che cita così disinvoltamente la bellissima storia del mecenatismo “Packard” a Ercolano (1) , con cui il progetto non ha niente a che fare.

Post scriptum: sapendo che in genere le repliche sui giornali vanno per le lunghe, rimaniamo in paziente attesa della pubblicazione della nostra lettera in risposta all’articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera (che peraltro abbiamo già provveduto – su richiesta – a inviare in versione più breve)

(1) Si vedano  gli articoli di Francesco Erbani su La Repubblica, che segue da tempo il “modello Packard ” e si veda in particolare Se il mecenate è uno straniero che ama l’Italia la Repubblica.it 23 giugno 2014

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Riportiamo in ordine cronologico – il più recente in alto – i post e i materiali sul dibattito innescato da un Appello dell’Associazione Bianchi Bandinelli contro l’affidamento a Autostrade per l’Italia del  progetto per il Parco Archeologico del’Appia Antica.

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 28 LUGLIO 2014 : CARTEINREGOLA SCRIVE AL DIRETTORE DEL CORRIERE DELLA SERA ieri  su Il Fatto Quotidiano Tomaso Montanari ha dedicato  due intere pagine all’Appia Antica, alla storia della sua tutela, alla direzione del parco archeologico e anche all’”operazione Grand Tour” di Autostrade per l’Italia. Carteinregola ha scritto al Direttore del Corriere della Sera De Bortoli (scarica la Lettera in risposta ad articolo Stella 28 luglio vers. breve su Appia Antica e autostrade), chiedendone la pubblicazione. A oggi Corsera ha pubblicato  solo un altro intervento sull’argomento, quello  a sostegno del progetto del Commissario straordinario dell’Ente Parco Regionale dell’Appia Antica, Mario Tozzi,  che ne è anche – a quanto pare – l’ispiratore, che scrive che  “Autostrade per l’Italia ha messo a disposizone  idee intelligenti (sic!) e tecnologie disinteressatamente“, che ritiene un “arricchimento… la cultura d’impresa” che “è anche far bene le cose, no?” (che vuol dire che invece il pubblico le fa male per forza?) e che le idee dei molti soggetti interessati “dovrebbero coincidere con uno solo, onnicomprensivo, che tenga insieme monumenti e storia, natura e ambiente, funzione e turismo“. Concordiamo con Tozzi nel dire che è un “progetto ambizioso” e  proprio per questo non riteniamo adatti come soggetti promotori  e attuatori nè Autostrade per l’Italia , nè – senza offesa  – lo stesso Tozzi, che sarà pure un commissario straordinario, ma che  ci risulta che sia stato chiamato ad  occuparsi degli aspetti naturalistici  e non del grande parco archeologico… In ogni caso ci aspettiamo che il Corriere della Sera, se non la nostra lettera, pubblichi almeno un intervento che riporti anche le ragioni di chi è contrario. O no? (scarica la Lettera Tozzi Corsera 27 luglio)

Post scriptum: “disinteressatamente” è una parola da usare con parsimonia. Non è certo disinteressato  il finanziamento da parte di privati di interventi a favore del pubblico, che è motivato dall’interesse – giusto e legittimo – di averne un ritorno di immagine. Ma in questo caso l’interesse di Autostrade per l’Italia non è solo quello di  farsi  pubblicità sponsorizzando un’operazione meritevole, ma di indossare la tuta di Nembo Kid che, grazie alle sue superiori capacità,   risolve  situazioni in cui   gli enti preposti da soli non riescono  a cavarsela. Ma – lo diciamo ancora una volta – noi crediamo che anche gli enti preposti, se forniti della provvista  economica necessaria, saprebbero  affrontare e risolvere con efficacia, tempestività e  “idee intelligenti” anche migliori  i  tanti  problemi dell’Appia Antica…

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La pericolosa invasione della filosofia dell’ “operazione Grand Tour”

L’Appia Antica, il progetto di Autostrade per l’Italia e il giornalista Stella.

Se persino una grande firma come quella di Gian Antonio Stella, si schiera  (qualche giorno fa  sul Corriere della Sera ) a proposito dell’appello dell’Associazione Bianchi Bandinelli e di vari gruppi, tra cui Carteinregola,   a favore dell’intervento di Autostrade per l’Italia sull’Appia Antica,  irridendo i soliti ambientalisti che “impallinano il progetto”,  siamo fritti.

Sembra il finale del film“ L’invasione degli ultracorpi”, quando la protagonista ritrova il compagno perduto, l’unico essere umano che come lei ha resistito al sonno per impedire agli extraterrestri di impossessarsi del suo corpo, e lui le punta addosso l’indice lanciando un agghiacciante urlo alieno …(1)

Il paragone è naturalmente esagerato, ma il nostro senso di solitudine è autentico: siamo sempre più soli anche nel lanciare l’allarme su una questione che racchiude in sé una filosofia della  gestione della “cosa pubblica” che, se venisse applicata su larga scala – come ahimè, sembra stia avvenendo (2) – potrebbe avere effetti devastanti.

Perché qui, nonostante quello che si vuol far credere, non è  in ballo una decisione su chi può o meno fare opere di mecenatismo per restaurare o tutelare il patrimonio collettivo, ma una scelta assai più rilevante, che richiede la necessaria consapevolezza sul dove si sta andando a parare.

Pecunia non olet”(3) dice Stella: anche noi non abbiamo niente in contrario se qualcuno decide di regalare (in cambio del giusto ritorno di immagine) risorse allo Stato per finanziare progetti meritori. Che si chiami Autostrade per l’Italia, Fiat o Toyota. E pure McDonald’s.

Quello che noi contestiamo è l’idea che il privato non metta solo i soldi, ma che possa diventare lui stesso il soggetto promotore del progetto e addirittura coordinatore del tavolo di lavoro con le soprintendenze e tutti gli enti pubblici che si occupano da tempo del parco archeologico (4)

Scrive  Stella: “ Sono decenni che il Parco dell’Appia Antica…attende una vera sistemazione, che metta ordine in un caos dove hanno spazio, oltre ai meravigliosi resti archeologici, case di cura e depositi di auto confiscate, garage del Cotral e sfasciacarrozze, centri sportivi con piscine fuorilegge e ville di miliardari col vizietto dell’abuso… “Ci chiediamo se e come il progetto di Autostrade per l’Italia possa risolvere questi problemi. L’efficiente e volenterosa società privata farà rimuovere gli sfasciacarrozze, abbattere gli abusi, spostare i garages degli autobus pubblici? Pensiamo proprio di no. Il progetto infatti prevede soluzioni che qualunque dipartimento pubblico “è in grado di” o spesso “ha già” messo sul tavolo. Perché forse non tutti sanno che da anni  funzionari e tecnici altrettanto volenterosi ammucchiano meravigliosi progetti per la valorizzazione dell’Appia , che rimangono nel cassetto perché non ci sono le risorse per realizzarli. E ci sembra che il problema sia principalmente questo, piuttosto che, come ormai va di moda dichiarare a ogni piè sospinto, la “famigerata burocrazia” (5) che anche Stella individua come l’ostacolo principale per la realizzazione del “Piano Parco” che “… a venticinque anni dalla sua fondazione è ancora in sospeso” e “…galleggia tra competenze e sensibilità diverse: i Comuni di Roma e Ciampino, la Provincia e la Regione, le Soprintendenze di Roma e del Lazio, quella archeologica, quella per i Beni architettonici e il Paesaggio, per le catacombe, la Pontificia commissione di archeologia sacra…”. Benissimo, ma cosa c’entra in tutto questo Autostrade per l’Italia?

E se  anche si rendesse necessario trovare nuovi strumenti per accelerare tempi e procedure, è agghiacciante che anziché pensare di razionalizzare le norme e rendere più efficiente l’amministrazione pubblica, si cerchi di attribuire a privati poteri e competenze per “prendere iniziative” in sostituzione degli enti preposti. Non faremo l’elenco di tutte le obiezioni che si potrebbero trovare per  una simile pratica, perché sarebbe troppo lungo:  basti citare la scarsa trasparenza dei procedimenti, l’abolizione del dialogo con la città e della partecipazione dei cittadini (peraltro stabilita per legge) e soprattutto le sterminate anomalie giuridiche che potrebbero rendersi necessarie (a partire dalle leggi europee sulla concorrenza).

E facciamo  un esempio: è vero che in Italia i processi sono troppo lenti  e spesso i cittadini non riescono ad avere la giustizia che meriterebbero (6) . Ma a nessuno verrebbe in mente di affidare a  Ferrovie dello Stato un progetto di riforma dei tribunali, in nome del fatto che darebbero  i soldi per le fotocopiatrici e che metterebbero  il know-how acquisito nel fare arrivare puntuali i treni.

Chiediamo quindi agli entusiasti sostenitori del progetto: fermatevi un momento e pensateci bene. Davvero volete aprire un nuovo capitolo nella tormentata storia della tutela dei beni culturali del nostro Paese, consegnando  le chiavi ai privati ? O  non sarebbe meglio dire ad Autostrade per Roma  che li ringraziamo per  il finanziamento  e che valorizzeremo al massimo il gesto generoso,  ma che per il progetto abbiamo già dei bravissimi soprintendenti, assessori, tecnici, archeologi, etc dell’amministrazione PUBBLICA che da tempo lavorano “sul campo” e  che ci sembra giusto che siano loro a decidere in che cosa e come investire i soldi?

Ci appelliamo quindi al privato Autostrade per l’Italia perché faccia davvero un’opera di “mecenatismo puro” offrendo alla città i 10 milioni di euro per l’Appia Antica. E al Sindaco di Roma, supremo garante dell’interesse della città e dei suoi cittadini, di impegnarsi perché il parco archeologico venga al più presto valorizzato attraverso un percorso amministrativo virtuoso, attuato con  la collaborazione e il dialogo di tutte le istituzioni e anche e soprattutto la partecipazione attiva dei cittadini.

AMBM

Terrore_dallo_spazio_profondo

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Vai all’articolo del 27 luglio de Il Fatto Roma, via Appia: regina di storia e abusi. Proposta di Autostrade: “Privatizzarla”Operazione Grand Tour vorrebbe imporre “un nuovo modello di gestione” mirato a sostituire i progetti pubblici con altri ben più commerciali, privi di una visione culturale. L’operazione sembra avere l’appoggio del ministro per i Beni culturali Franceschini di Tomaso Montanari

Vai all’articolo  Corriere della Sera 19 luglio 2014 Appia Antica: il parco salvato  da Autostrade, ma è polemica Finanziamento da 10 milioni di euro; prevista la chiusura al traffico e la valorizzazione dell’intera area archeologica. Ma le associazioni di tutela impallinano il progetto di Gian Antonio Stella

Vai al nostro articolo/comunicato del 16 luglio Un progetto per l’Appia Antica affidato alla società autostrade? con l’appello dell’ABB

La newsletter del Parco Regionale dell’Appia Antica del 17 luglio: Grand Tour Appia Antica, ecco cosa prevede: nessun metro cubo di cemento in più e al bando il trasporto su gomma (in evidente risposta all’appello)

In merito alla voci rimbalzate con insistenza sulla rete a proposito di un possibile coinvolgimento della società Autostrade per l’Italia come “mecenate” in un progetto di fruizione integrata e sostenibile dell’Appia Antica si sottolinea quanto segue:

1) la cosiddetta “operazione Grand Tour Appia Antica” non prevede in alcun modo aumenti di cubatura edilizia ma solo ed esclusivamente il recupero di spazi esistenti (spesso abbandonati e degradati) da destinare a servizi per il turismo, così come previsto dal Piano di Utilizzazione della Caffarella, dal Piano paesaggistico approvato nel 2010 e dal Piano del Parco in fase di approvazione finale alla Regione Lazio.

2) Sul fronte della mobilità non solo non è previsto alcun aumento inverosimile del “trasporto privato su gomma” ma, al contrario, l’intero progetto si basa sulla chiusura definitiva al traffico privato di tutta l’Appia Antica da Porta San Sebastiano a Frattocchie.

3) Non è prevista alcuna cabina di regia unica dell’Appia Antica (anche perché vale la pena di ricordare che caso mai già esiste un Ente di gestione del Parco dell’Appia Antica) e tanto meno le Soprintendenze sono esautorate dal loro ruolo o delegittimate. Al contrario le Soprintendenze sono e saranno direttamente protagoniste nell’eventuale sviluppo del progetto. Non si riscontra per altro nessuna rimostranza ufficiale da parte delle stesse Soprintendenze.Infine l’intero progetto sarebbe finanziato in termini di mecenatismo puro. Esattamente come quello che è accaduto per la Piramide Cestia, con percorso da tutti ritenuto esemplare.

4) L’unico vero obiettivo di un’ eventuale “operazione Grand Tour” è (e sarà) quello di dare ai cittadini di tutto il mondo l’opportunità di vivere un’esperienza unica nella Campagna Romana. Dal Colosseo a Frattocchie, dagli Acquedotti a Tormarancia, da Tor Fiscale alla Caffarella passando per le Tombe Latine; il tutto a piedi o in bicicletta e/o con il supporto di un circuito di navette elettriche nei tratti di raccordo; bike sharing; enogastronomia a km 0; biglietto integrato. Perché no?

Roma, 17 luglio 2014 Ufficio Stampa Parco Regionale Appia Antica

> vedi l’articolo di Maria Pia Guermandi del 20 luglio Lo Stato sull’Appia

> Vedi l’articolo di Paolo Berdini La valorizzazione? Non è un punto ristoro di Paolo Berdini   18 Luglio 2014

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(1)  per l’esattezza si tratta di una scena del remake del classico del 1956 L’invasione degli ultracorpi. Terrore dallo spazio profondo (Invasion of the Body Snatchers) , del 1978,  con Donald Shuterland e diretto da Philip Kaufman

(2) Si veda anche il Comunicato dell’Associazione Bianchi Bandinelli del 21 luglio 2014 sulla riforma del Ministero http://www.bianchibandinelli.it/2014/07/21/21-luglio-2014-comunicato-abb-sulla-riforma-del-ministero/

(3) “Il denaro non ha odore”

(4) sciogliamo una volta per tutte un equivoco che, come in questo caso, può avere ricadute deleterie: quando parliamo di “Parco dell’Appia Antica” ci riferiamo al complesso archeologico-paesaggistico, non alla riserva naturale (un po’ come quando si parla di “Parco della Musica” a proposito dell’Auditorium). Il Parco dell’Appia Antica è uno dei più importanti complessi monumentali e archeologici non solo d’Italia ma del mondo, da sempre gestito – e spesso difeso con grande caparbietà – dalla Soprintendenza del Parco dell’Appia. E quindi l’aspetto naturalistico – per quanto rilevante – non è il tema principale dell’area, né l’Ente parco, diretto dal geologo-conduttore TV Tozzi, a quanto pare “sponsor” dell’iniziativa di Autostrade, non dovrebbe a nostro avviso essere  il soggetto deputato a prendere  iniziative  che investono campi assai più vasti e specialistici…

(5) E le storture della burocrazia, in realtà, non dipendono tanto da chi applica le norme, quanto da chi tali norme ha elaborato e approvato, cioè il governo e/o il parlamento, senza curarsi di renderle efficaci, facilmente applicabili e scevre da ogni ambiguità (anche perché le formule sibilline danno a tanti ampi margini di manovra).

(6) Anche perché spesso i provvedimenti varati per sveltire i tempi dei processi sembrano   fatti apposta per allungarli

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