Voci di rimpasto di Giunta: aria nuova o la solita “sminestra”?

Immagine della testata del sito del Presidente Renzi

AGGIORNAMENTI 17 LUGLIO: dopo un’ipotesi “vicesindaco Vendola” (segretario nazionale SEL) peraltro piuttosto fantascientifica, oggi è spuntata l’ipotesi  Marco Causi, ex Assessore al bilancio della giunta Veltroni  dal 2001 al 2008, e dal 2008 a oggi parlamentare PD. Noi vogliamo  ricordare che quando Veltroni cedette il posto ad Alemanno, dopo la sconfitta del centro sinistra guidato da Rutelli,  il debito di Roma  (accumulato in vari anni),  poi blindato da una gestione commissariale e spalmato sugli anni e le generazioni a venire, ammontava a circa 22 miliardi (pre Alemanno). E i protagonisti della stagione che ha preceduto l’avvento alla guida di Roma di uno dei peggiori centrodestra della storia non ci sembrano  i più adatti a portare la nostra città ifuori dal pantano. Dopo Mafia capitale servono aria nuova e facce nuove, scelte tra gente in gamba della società civile, non politici di professione.

Carteinregola ha scritto al Presidente Renzi, al Sindaco Marino, al comissario del PD romano Orfini*, intervenendo nel dibattito sull’ipotesi di un rimpasto della Giunta di Roma, chiedendo che per portare la città fuori dal pantano la politica abbia  il coraggio di fare un passo indietro e scegliere  facce nuove, persone con molta competenza e pochi trascorsi partitici. L’alternativa è l’ennesima partita di giro, dove si reinsediano  ancora una volta   gli stessi personaggi che da vent’anni “ruotano”  dal  Campidoglio, alla Provincia, alla Regione, al Parlamento.

Le recenti cronache ci hanno fatto scoprire un ulteriore neologismo  del Presidente Renzi, usato  a proposito della possibilità di inserire delle persone  di sua fiducia nell’allora governo Letta: “mettiamo qualcuno di questi ragazzi dentro nella squadra… a sminestrare un po’ di roba (1). E l’espressione torna  subito alla mente leggendo le indiscrezioni giornalistiche pubblicate ieri da vari giornali (2) a proposito di un ventilato rimpasto di Giunta nella Capitale, che sarebbe stato discusso in una riunione tra il Sindaco Ignazio Marino e Matteo Orfini, commissario del PD romano nominato da Renzi dopo lo scoppio dell’inchiesta giudiziaria “Mondo di mezzo”.  Il Campidoglio ha seccamente smentito, così come Orfini (3), ma visto che qualche cambiamento ci sarà, non fosse altro che per le   dimissioni dell’Assessore alla Mobilità Guido Improta, facciamo alcune considerazioni, nel caso che le notizie riportate dai giornali avessero invece un qualche fondamento.

Secondo il quotidiano La Repubblica (2) Orfini avrebbe detto al Sindaco che “si deve dare l’idea di un nuovo inizio, una ripartenza vera” (e su questo è impossibile non essere d’accordo) ma “concordando tabella di marcia e condizioni della rivoluzione” che a ben guardare, più che una rivoluzione, si direbbe una restaurazione. Infatti la cosiddetta  “operazione super-giunta“, sempre stando all’articolo della Vitale,  “inizierà per rispetto istituzionale solo dopo il verdetto del ministro Alfano sulla Relazione Gabrielli”  e prevederebbe l’uscita di un numero consistente degli attuali assessori  da sostituire con dei “successori scelti di preferenza fra i parlamentari, ai quali – vista la situazione d’emergenza – verrà concessa una deroga, potranno cioè continuare a fare i deputati o i senatori pur lavorando nel nuovo governo cittadino. Eccezione necessaria per convincerli ad accettare una sfida che resta comunque ad altissimo rischio“.

Se fosse vero, l’operazione  avrebbe  davvero dell’incredibile.

Ripercorriamo  la cronologia degli avvenimenti degli ultimi 8 mesi. Le indagini di Mafia Capitale mettono  a nudo stretti e ramificati legami tra politica e soggetti criminali, e una corruzione che dire “diffusa” non rende abbastanza l’idea, che attraversa svariati  settori   del mondo politico  della Capitale e della Regione Lazio. Vengono arrestate e indagate  decine di persone, tra cui  Daniele Ozzimo, un assessore eletto consigliere PD dal 2008, ma che ha cominciato la sua carriera politica nel 2000, come segretario DS del V Municipio,  Mirko Coratti,   Presidente dell’Assemblea Capitolina (traghettato nel PD dall’ UDEUR di Mastella come Marco Di Stefano, ex consigliere regionale arrestato per altre vicende non meno pesanti), il Presidente della Commissione Patrimonio Pier Paolo Pedetti, una militanza cominciata nella Sinistra Giovanile che lo porta alla presidenza dell’ associazione che si occupa della costruzione del programma del Partito Democratico di Roma e, dal 2012, a entrare nella direzione regionale del PD. E ancora: Andrea Tassone, Presidente del Municipio X con un passato nella segreteria giovanile della Democrazia Cristiana, poi nella segreteria politica de La Margherita, e dal 2008 nella Direzione Romana del Pd. E’ indagato l’ex presidente della federazione romana PD Eugenio Patanè, oggi consigliere regionale. Tantissimi i nomi di politici PD che ricorrono nelle intercettazioni (la maggior parte non indagata): alcuni si autosospendono dal partito, come il presidente PD della Commissione bilancio Francesco Ferrari (in Campidoglio dal 2006),  il capogruppo PD in Regione Marco Vincenzi (prima consigliere e assessore alla Provincia),  e  Luca Giansanti, oggi lista civica Marino ma già consigliere della Margherita con Veltroni. Francesco D’Ausilio, ex capogruppo PD in Campidoglio, si dimette anche da consigliere. Rassegna le sue dimissioni anche il capogabinetto in Regione del presidente Zingaretti (già capogabinetto di  Veltroni e  dello stesso Zingaretti alla Provincia).

A occhio possiamo dire che la maggior parte dei politici coinvolti nelle indagini e nelle intercettazioni (molti non indagati) hanno mediamente  alle spalle una lunga  carriera politica  e/o  amministrativa di nomina politica. Infatti il presidente-segretario nazionale  del Partito Democratico manda a Roma un commissario, Matteo Orfini, con lo scopo di bonificare il partito.  Si promuove anche un’indagine ad ampio raggio sulla base PD, arrivando a scandagliare fino  l’ultimo circolo di periferia, per compilare  la classifica che va dai circoli più attivi sul territorio a quelli del “potere per il potere”, di cui si ventila la chiusura. Si fa un’indagine parallela anche sui tesseramenti. Intanto il prefetto Gabrielli riceve la relazione stilata da una Commissione prefettizia che ha lavorato per mesi passando al microscopio tutti i documenti relativi ad appalti e affidamenti del Comune, dove si mette in evidenza un passaggio dell’ordinanza del gip: «Il polimorfismo dell’approccio alla dimensione pubblica da parte di mafia capitale si coglie ove si considerino i protagonisti interni ed esterni alla struttura, rigorosamente bipartisan, appartenenti per storia e per scelte politiche ad aree diverse, spesso anche opposte, nelle quali al radicalismo delle posizioni ideali professate fa da contrappunto l’assenza totale di remore a comporre, con soddisfazione e apprezzamento reciproci, affari illeciti»(4). E il prefetto indica nella sua successiva relazione 21 amministrativi da rimuovere, tra cui il capo di gabinetto nominato 7 anni fa dall’ex Sindaco Alemanno e confermato due anni fa dal Sindaco Marino. Si parla di procedure che hanno fatto ricorso all’affidamento diretto utilizzando impropriamente  la “somma urgenza” per aggirare gli obblighi di evidenza pubblica. Sistema che a quanto pare è continuato per un bel po’ anche durante l’amministrazione Marino.

Tutto questo avrebbe dovuto spingere i decisori del PD a cambiare rapidamente aria e sistema, avanzando per eventuali nuovi assessori la candidatura di  facce nuove, gente scelta per capacità e competenze, senza la zavorra di una carriera politica alle spalle e quindi libera da alleanze,  debiti, gratitudini e finanziamenti per le campagne  elettorali (5). Invece, a quanto pare, l’orientamento va esattamente nella direzione opposta, quella degli assessori-deputati o degli assessori-senatori.  Così per “dare l’idea di un nuovo inizio, una ripartenza vera” si nominerebbe gente che ha storie politiche ancora più lunghe, molte cominciate proprio sui banchi del Campidoglio o del Consiglio Regionale  e poi passate al Parlamento. Parlamento  che non si trova su un altro pianeta, ma  a Roma, con tutti i legami mai allentati che si  sono formati  in  decenni di  correnti, tribù e cordate   PDS-DS-PD (e Margherita,  UDEUR, UDC…), che hanno da sempre fatto il bello e il cattivo tempo,  a Roma come nel Lazio. Oltretutto  la proposta sembrerebbe all’insegna del “prendi uno paghi due”,dato che gli assessori-parlamentari non rinuncerebbero alla doppia carica e al doppio stipendio.

Speriamo che   “sminestrare”, non diventi così servire la solita minestra – riscaldata e stantia – che il Sindaco dovrebbe accettare – o saltare dalla finestra.

Ma se questi scenari – lo ripetiamo, smentiti da una nota del Campidoglio e, oggi, da alcuni dei nomi tirati in ballo – fossero veri, sorgerebbe immediata una domanda: ma chi è l’infiltrato Cinquestelle nelle alte sfere del Partito Democratico che ha suggerito questa bella pensata per provocare uno spostamento  di massa  dei  cittadini  verso il partito di Grillo? E possibile che nessuno si sia accorto della manovra?

Mafia Capitale è un punto di non ritorno che ci saremmo augurati di non raggiungere mai. E non accetteremo nessun gioco di prestigio che faccia spuntare dal cappello sempre lo stesso coniglio. Non accetteremo nessun passo indietro sulla strada del rinnovamento. Non accetteremo nessun “nuovo inizio” che faccia la solita fine.

Il tempo del cambiamento è ora.

Anna Maria Bianchi Missaglia annaemmebi@gmail.com

* scarica la lettera (anche in calce) A Matteo Renzi Ignazio Marino Matteo Orfini 14 7 2015

Post scriptum: commenta Piero Ignazi nella sua rubrica su L’espresso di questa settimana Potere&poteri: “il sindaco [Marino], con i suoi difetti, rappresenta un baluardo di legalità contro la corruzione. Impallinarlo per convenienza politica è pericoloso” facendo presente che “tra De Luca e Marino c’è probabilmente un abisso quanto a efficienza e capacità amministrativa, ma ce n’è uno altrettanto profondo quanto a immagine pubblica. Impallinare il primo e blandire il secondo piega il nuovo corso del PD a convenienze politico-elettorali. In questo modo il PD svaluta la difesa dei principi, di cui la legalità ha rappresentato per anni la stella polare della sinistra“. Il problema è capire cosa c’è ancora  di sinistra nel Partito Democratico, e soprattutto se abbia ancora  una stella polare o se  navighi  a vista, aspettando che si plachi la burrasca.  (scarica L’espresso, 10 luglio 2015, articolo Ignazi)

Vai alla sezione  #ilmodelloromaèfinito

(1) http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/10/renzi-la-strategia-per-palazzo-chigi-spiegata-al-generale-adinolfi-letta-incapace-berlusconi-e-con-me/1861589/

(2)La repubblica 12 luglio 2015 Mafia Capitale, è l’ora del rimpasto. Marino cede al pressing pd: “Supergiunta o tutti a casa”Aut aut di Orfini: svolta o salta la tregua col premier. Ma l’ufficio stampa del Campidogli smentisce. Gara pubblica per city manager e sostituto di Iudicello di GIOVANNA VITALE

(3) 12 luglio 2015 COMUNE, CAMPIDOGLIO: PRIVI FONDAMENTO RETROSCENA INCONTRO MARINO-ORFINI Nell’incontro avvenuto ieri in Campidoglio tra il sindaco di Roma Ignazio Marino e il commissario del Pd romano e presidente del Partito Democratico Matteo Orfini sono stati affrontati argomenti che riguardano il futuro e il cambiamento della città. Tutte le voci e i retroscena usciti sui giornali di oggi a proposito di rimpasti o fantasiosi totonomi sono del tutto privi di ogni fondamento. Lo scrive, in una nota, l’ufficio stampa del Campidoglio.

(da  La Repubblica citata) “E su twitter il commissario del Pd di Roma Matteo Orfini scrive: “Ieri ho incontrato Ignazio Marino. Abbiamo parlato di progetti per Roma. Non di rimpasti. Con buona pace dei retroscena pubblicati oggi

(4) http://www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com/art/citta-e-urbanistica/2015-07-06/mafia-capitale-comune-infiltrato-relazione-sistema-appalti-mani-gabrielli-212856.php?uuid=ACKLu0M

(5) Ricordiamo che un articolo della Carta di Avviso Pubblico, Codice Etico per la buona politica,  che il Comune di Roma ancora non ha sottoscritto, ma  che specialmente di questi tempi sarebbe un bel segnale adottare, precisamente l’articolo  12, Finanziamento dell’attività politica prescrive: “L’amministratore deve astenersi dal richiedere o dal ricevere finanziamenti e altre forme di sostegno alla propria attività politica da parte di concessionari o gestori di pubblici servizi, ovvero da privati che hanno rapporti di natura contrattuale con l’amministrazione, o che hanno demandato od ottenuto provvedimenti da essa nei 5 anni precedenti, nell’ambito di procedimenti nei quali l’amministratore abbia svolto una funzione decisionale e istruttoria“.  Una regola di buon senso, che serve a  evitare che l’eletto, o l’incaricato,  possa  trascurare  il  suo dovere di  perseguire solo  l’interesse pubblico  per elargire  vantaggi ai suoi finanziatori privati.  Se fosse applicata  per gli eventuali futuri e delicati incarichi, probabilmente  sarebbero esclusi molti eletti che annoverano tra i propri finanziatori “privati che hanno rapporti di natura contrattuale con l’amministrazione“. vedi Avviso (pubblico) ai consiglieri

*Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Al Sindaco di Roma Capitale Ignazio Marino

Al Commissario del Partito Democratico di Roma Matteo Orfini

Per rendere credibile la volontà di cambiamento, la politica (e il PD) faccia un passo indietro

Roma, 14 luglio 2015

Riferiscono i giornali di un incontro tra Ignazio Marino e Matteo Orfini, in cui il commissario del PD romano avrebbe chiesto al Sindaco di “dare l’idea di un nuovo inizio, una ripartenza vera” invitandolo a creare una “super giunta” formata da assessori “scelti di preferenza fra i parlamentari, ai quali – vista la situazione d’emergenza – verrà concessa una deroga, potranno cioè continuare a fare i deputati o i senatori pur lavorando nel nuovo governo cittadino.” Il tutto “concordando tabella di marcia e condizioni della rivoluzione”.

Ma se le indiscrezioni giornalistiche corrispondessero al vero, non si tratterebbe di una rivoluzione bensì di una restaurazione, che riporterebbe ancora una volta la Capitale sotto lo stretto controllo del partito di maggioranza, in barba a quanto sta emergendo dalle indagini giudiziarie e soprattutto alla faccia delle promesse di cambiamento fatte ai cittadini.

Ripercorriamo  la cronologia degli avvenimenti degli ultimi 8 mesi. Le indagini di Mafia Capitale mettono  a nudo stretti e ramificati legami tra politica e soggetti criminali, e una corruzione che dire “diffusa” non rende abbastanza l’idea, che attraversa svariati  settori   del mondo politico  della Capitale e della Regione Lazio. Vengono arrestate e indagate  decine di persone, tra cui  Daniele Ozzimo, un assessore eletto consigliere PD dal 2008, ma che ha cominciato la sua carriera politica nel 2000, come segretario DS del V Municipio,  Mirko Coratti,   Presidente dell’Assemblea Capitolina (traghettato nel PD dall’ UDEUR di Mastella come Marco Di Stefano, ex consigliere regionale arrestato per altre vicende non meno pesanti), il Presidente della Commissione Patrimonio Pier Paolo Pedetti, una militanza cominciata nella Sinistra Giovanile che lo porta alla presidenza dell’ associazione che si occupa della costruzione del programma del Partito Democratico di Roma e, dal 2012, a entrare nella direzione regionale del PD. E ancora: Andrea Tassone, Presidente del Municipio X con un passato nella segreteria giovanile della Democrazia Cristiana, poi nella Margherita, e dal 2008 nella Direzione Romana del Pd. E’ indagato l’ex presidente della federazione romana PD Eugenio Patanè, oggi consigliere regionale. Tantissimi i nomi di politici PD che ricorrono nelle intercettazioni (la maggior parte non indagata): alcuni si autosospendono dal partito, come il presidente PD della Commissione bilancio Francesco Ferrari (in Campidoglio dal 2006) e il capogruppo PD in Regione Marco Vincenzi (prima consigliere e assessore alla Provincia),  e come Luca Giansanti, oggi lista civica Marino ma già consigliere della Margherita con Veltroni. Francesco D’Ausilio, ex capogruppo PD in Campidoglio, si dimette anche da consigliere. Rassegna le sue dimissioni anche il capogabinetto in Regione del presidente Zingaretti Venafro (già capogabinetto di  Veltroni e  dello stesso Zingaretti alla Provincia).

A occhio possiamo dire che la maggior parte dei politici coinvolti nelle indagini e nelle intercettazioni (molti non indagati) hanno mediamente  alle spalle una lunga  carriera politica  e/o  amministrativa di nomina politica (naturalmente anche quelli di area centrodestra). E pochi giorni dopo lo scoppio di Mafia Capitale il Presidente-Segretario nazionale  del Partito Democratico commissaria il partito di Roma incaricando Matteo Orfini di fare pulizia.  Si promuove anche un’indagine ad ampio raggio sulla base PD affidata a Fabrizio Barca, arrivando a scandagliare fino  l’ultimo circolo di periferia, per compilare  la classifica che va dai circoli che lavorano davvero nel territorio a quelli del “potere per il potere”, di cui si ventila la chiusura. Un’indagine parallela si occupa delle tessere gonfiate. E nella relazione stilata dalla Commissione prefettizia che ha lavorato per mesi passando al setaccio tutti i documenti relativi ad appalti e affidamenti del Comune di Roma, si mette in evidenza un passaggio dell’ordinanza del gip: «Il polimorfismo dell’approccio alla dimensione pubblica da parte di mafia capitale si coglie ove si considerino i protagonisti interni ed esterni alla struttura, rigorosamente bipartisan, appartenenti per storia e per scelte politiche ad aree diverse, spesso anche opposte, nelle quali al radicalismo delle posizioni ideali professate fa da contrappunto l’assenza totale di remore a comporre, con soddisfazione e apprezzamento reciproci, affari illeciti»

Tutto questo avrebbe dovrebbe spingere i decisori del PD a cambiare rapidamente aria e sistema, avanzando per eventuali nuovi assessori la candidatura di  facce nuove, gente scelta per capacità e competenze, senza la zavorra della carriera politica e quindi libera da alleanze,  debiti, gratitudini e finanziamenti per le campagne  elettorali. Invece, a quanto pare, l’orientamento va esattamente nella direzione opposta, quella degli assessori-deputati o degli assessori-senatori. Così per “dare l’idea di un nuovo inizio, una ripartenza vera” si nominerebbe gente che ha storie politiche ancora più lunghe, molte cominciate proprio sui banchi del Campidoglio o del Consiglio Regionale  e poi passate al Parlamento. Parlamento  che non si trova su un altro pianeta, ma  a Roma, con tutti i legami mai allentati che si  sono formati  in  decenni di  correnti, tribù e cordate   PDS-DS-PD (e Margherita,  UDEUR, UDC…), che hanno da sempre fatto il bello e il cattivo tempo,  a Roma come nel Lazio. Oltretutto  la proposta sembrerebbe all’insegna del “prendi uno paghi due”, dato che gli assessori-parlamentari non rinuncerebbero alla doppia carica e al doppio stipendio. Ed bisogna dire chiaramente che chi ha ricevuto un mandato dagli elettori di rappresentanza nazionale, non deve venir meno al suo compito sommando ulteriori e impegnativi incarichi. Se siamo arrivati a questo punto, è anche per il disinvoltura con cui si aggirano le regole più elementari.

E non fa onore alla gloriosa tradizione di un Partito nato per difendere i diritti dei lavoratori e dei più deboli, il cui leader indimenticato, Enrico Berlinguer, aveva avuto il coraggio di sollevare la questione morale fin dal 1981, promuovere la sacrosanta spinta moralizzatrice solo per le ultime ruote del carro, anziché, come sarebbe stato doveroso, cominciare la verifica dai vertici, valutando l’impegno per l’interesse collettivo e per il buon nome del partito di consiglieri, dirigenti, funzionari. Probabilmente molti sarebbero assegnati alla categoria del “potere per il potere”. E se l’indagine fosse stata fatta prima, molti degli arrestati e degli indagati forse non sarebbero mai stati candidati.

Mafia Capitale è un punto di non ritorno che ci saremmo augurati di non raggiungere mai.

Presidente Renzi, Sindaco Marino, Commissario Orfini: è il momento di prendere le vostre responsabilità davanti ai cittadini. Vogliamo che, se ci saranno avvicendamenti nella Giunta, sia rafforzata la presenza di qualificati esponenti della società civile in grado di avviare l’indispensabile ristrutturazione della macchina comunale, che rappresenta il vero ostacolo a qualsiasi tentativo di riportare la Capitale sui binari della buona amministrazione.

Non accetteremo nessun gioco di prestigio che fa spuntare dal cappello sempre lo stesso coniglio. Non accetteremo nessun “nuovo inizio” che faccia la solita fine.

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