Il Manifesto Terra Viva all’Expo

Atlante che rappresenta i conflitti ambientali in corso in tutto il mondo

Atlante che rappresenta i conflitti ambientali in tutto il mondo

 “Da questa manciata di terra dipende la nostra vita. Amministratela saggiamente e lei farà crescere il nostro cibo e di che scaldarci, ci offrirà un riparo e ci circonderà di bellezza.Abusatene e deperirà, morirà, portando con sé l’umanità intera.”

Dalle Scritture Sanscrite Veda – 1500 a.C.

” Terra Viva:  Il nostro Suolo, i nostri Beni Comuni, il nostro Futuro Una Nuova Visione per una Cittadinanza Planetaria”  così  si intitola il  documento presentato da Navdanya International, Banca Etica e Fondazione Triulza al padiglione della società civile di Expo 2015  da Vandana Shiva, presidente di Navdanya International, don Luigi Ciotti, presidente di Libera, Maurizio Martina, ministro delle Politiche Agricole, Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica ed Etica Sgr, Sabina Siniscalchi, vicepresidente vicario di Fondazione Triulza scarica il MANIFESTO Terra Viva

Come comincia:

Offriamo questo Manifesto TERRA VIVA in un momentofragile e vitale della storia umana per indicare i segni di una transizione basata sulla speranza, sulla creatività umana, sulla nostra capacità di vedere e fare collegamenti. Per riconoscere i falsi presupposti che stanno permettendo la distruzione dei fondamenti della nostra stessa esistenza occorre formare una Democrazia della Terra basata sulla vitalità dei suoli, sulle comunità di esseri viventi, e sulle loro economie.

Nell’Anno che le Nazioni Unite hanno dedicato al Suolo, questo Manifesto è una celebrazione del Suolo, della nostra Terra, dei nostri Territori. E’ un invito a ricordare che il Suolo siamo noi, che l’humus dà forma all’umanità, e la distruzione del suolo vivente chiude le porte al futuro. Il Manifesto mostra come le emergenze e le crisi del nostro tempo siano interconnesse e non possano essere affrontate separatamente: il suolo, la terra, l’accaparramento delle terre, l’agricoltura, il cambiamento climatico, la disoccupazione, la crescita della disuguaglianza, la violenza e le guerre. A partire da una necessaria transizione dall’attuale modo di pensare basato su un approccio lineare ed estrattivo, verso un approccio circolare basato sulla reciprocità del dare e ricevere, il Manifesto indica un cambiamento di paradigma per una Nuova Agricoltura, una Nuova Economia e una Nuova Democrazia che portino in sé i semi della giustizia, della dignità, della sostenibilità e della pace

LEGGI ANCHE:

Una piramide all’Expo di Maria Pia Guermandi   04 Maggio 2015

Un diamante è tornato a brillare, nei giorni scorsi, nel cielo di Roma e svetta, con la sua cuspide candida, riuscendo a spandere una parte del suo splendore sulla consueta cornice di traffico e caos urbano che lo circonda. La piramide Cestia, innalzata alla moda egizia da un ricco commerciante romano, nel I secolo a.c., è stata di nuovo riaperta al pubblico completamente ripulita e consolidata, dopo un restauro durato 327 giorni (quanto la costruzione) e terminato con 75 giorni di anticipo rispetto alla stima di progetto.
L’operazione, curata integralmente dalla Soprintendenza Archeologica statale di Roma, è stata finanziata in toto da un imprenditore giapponese, Yuzo Yagi che, come unica contropartita, ha voluto offrire una festa finale in occasione della conclusione dei restauri e della riapertura al pubblico del monumento, il 20 aprile scorso. (leggi tutto)

La retorica dell’Expo
Articolo 9 di Tomaso Montanari
2 mag 2015

La violenza criminale e demenziale di chi ieri ha sfasciato Milano rendono ancora più difficile esprimere il senso di rigetto che ingenera l’immane baraccone dell’Expo.I fiumi di retorica alimentati da presidenti, ex presidenti, sindaci, ex sindaci,  giornalisti sono imbarazzanti almeno quanto il pessimo gusto della cerimonia d’apertura, o la patetica trovata dell’inno nazionale modificato.Per chi ha a cuore il patrimonio culturale italiano e il suo significato costituzionale niente appare osceno come il Tesoro d’Italia, l’accrocco di centinaia di opere d’arte prelevate a musei e chiese pubblici (oltre che in collezioni private) e sistemate da Vittorio Sgarbi nell’immenso spazio concesso (per diritto divino e amore del premier) a Eataly. E se non bastasse l’insormontabile problema dell’uso privato e della mercificazione di queste opere mantenute a spese di tutti, giunge una dichiarazione di Sgarbi a far comprendere l’entità del disastro culturale(> LEGGI TUTTO http://articolo9.blogautore.repubblica.it/2015/05/02/la-retorica-dellexpo/?ref=HREA-1
Cinquanta ettari di cemento al giorno cosi’ il Belpaese asfalta il suo futuro

di Tomaso Montanari (Repubblica 4.5.15)“”Allarme dell’Ispra: basta costruire o sarà troppo tardi “Nel solo 2014 coperti 200 chilometri quadrati di suolo”

Nemmeno la grande crisi ha fermato l’unica impresa comune nella quale gli italiani delle ultime generazioni sembrano essersi coalizzati: il consumo irreversibile del sacro suolo della patria. Cioè il più evidente dei nostri vari suicidi collettivi. È questa la più impressionante tra le moltissime notizie contenute dal rapporto 2015 sul consumo di suolo che dopodomani sarà reso pubblico dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, l’Ispra. Nel 2014 abbiamo “tombato” col cemento altri duecento chilometri quadrati di suolo: ogni giorno perdiamo 55 ettari, ogni secondo ci giochiamo tra i 6 e i 7 metri quadrati di futuro. In totale il suolo consumato in Italia è arrivato a quota 21mila chilometri quadrati, cioè il 7 per cento del territorio.http://www.iniziativalaica.it/?p=25352&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=cinquanta-ettari-di-cemento-al-giorno-cosi-il-belpaese-asfalta-il-suo-futuro

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