Tor di Valle: e se lo Stadio non si fa più?

Continuiamo a parlare del nuovo Stadio della Roma, ma questa volta allarghiamo un po’ l’orizzonte del dibattito, che in realtà non riguarda solo il progetto di  Tor di Valle, ma la stessa idea di sviluppo della città, con cui dovremmo urgentemente confrontarci, visto che sulla stessa “linea” si pongono un altro stadio – della Lazio – e soprattutto le fatidiche Olimpiadi del 2024. Slide relaz. progetto stadio 7

E se lo Stadio non si fa? L’ipotesi non è remota,  è  stata ventilata dall’Assessore alla Rigenerazione Urbana Giovanni Caudo nel corso della vivace assemblea pubblica del 31 marzo scorso, in cui l’Assessore ha presentato ancora una volta tutte le implicazioni della Delibera  che riconosce l’interesse pubblico  al progetto dello Stadio della Roma a Tor di Valle (1). Facendo presente che,  a  tre mesi e mezzo dalla sua approvazione in Assemblea Capitolina, “in Comune non c’è  ancora  nessun progetto dello stadio e nessuna procedura aperta”,  e che “il proponente privato sta ancora valutando se fare o meno l’operazione” (2). Tanto che – come dichiarato da Ignazio  Marino ai microfoni di Radioradio qualche giorno dopo – il Sindaco ha scritto a Pallotta lo stesso giorno – il 31 marzo –   ricevendo light corriere dello sport perchè lo stadio si faràtempestive rassicurazioni  dal presidente giallorosso sulle intenzioni  di andare avanti nei tempi stabiliti (3).E il 4 aprile il Sindaco ha  rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport dal significativo titolo “Stadio Roma perchè si farà” , in cui racconta di aver chiesto conferma del massimo impegno  e di aver avuto alla società “garanzie orali e  scritte” che “l’impegno c’è” e che “ci sono 37 aziende che stanno lavorando dal punto di vista tecnico per avere il progetto definitivo entro il 15 giugno”(4)Ma evidentemente qualche problema c’è, e –  secondo una  fonte giornalistica non si sa quanto attendibile (5) –  potrebbe riguardare una richiesta dei proponenti privati di far partire prima le opere a compensazione (vale a dire centro commerciale, negozi e hotel) e poi lo stadio e le infrastrutture della mobilità. E, sempre secondo la stessa fonte, Marino avrebbe escluso tale eventualità richiamando  la Roma agli impegni presi.

Ma il  timore dei cittadini – a prescindere dalle obiezioni generali al progetto di cui parleremo oltre –  è che  il Comune possa retrocedere su alcuni punti fermi della Delibera,  in particolare su  quelli che riguardano le infrastrutture per la mobilità e le altre opere di interesse pubblico,  o sulla loro realizzazione “sganciata” dall’edificazione dello Stadio e del Business Center.  Con il rischio che si ripeta un film che a Roma abbiamo visto spesso: opere private finite e servizi e infrastrutture che restano sulla carta.

L'Assessore Caudo all'Assemblea pubblica del 31 marzo 2015

L’Assessore Caudo all’Assemblea pubblica del 31 marzo 2015

Ma l’Assessore Caudo il 31 marzo l’ha detto chiaramente:Se non verranno fatte le opere pubbliche previste dalla Delibera con cui abbiamo dato l’interesse pubblico – trasporto pubblico, adeguamento Ostiense/via del Mare, raccordo via Ostiense, sistemazione fosso Vallerano etc – lo Stadio non si fa. E’ scritto nella delibera votata in Assemblea Capitolina: il mancato rispetto di anche solo di una delle condizioni comporta la decadenza ex tunc del pubblico interesse e quindi del progetto”.  “Oggi i progetti non ci sono, ma poniamo caso che arrivino i progetti definitivi, li esaminiamo, e se sono coerenti [con le condizioni poste dalla Delibera del Comune NDR], vanno in Regione. E poniamo che nella conferenza decisoria della Regione Lazio si decida ad esempio che la ferrovia Roma-Lido non si sistema [con la trasformazione in metropolitana NDR]:   se non ci sono 16 treni l’ora sulla linea Tor di Valle lo stadio non si fa…”. E ancora: ” La tempistica delle infrastrutture va di pari passo con lo stadio: nel punto 1,  dove sono indicate le opere infrastrutturali che consentono il pubblico interesse, c’è scritto “realizzazione contestuale delle opere pubbliche e private(6).

Slide relaz. progetto stadio 37

Una delle slides della presentazione dell’Assessore Caudo

Noi confidiamo che il Sindaco Marino e l’Assessore Caudo, che hanno sempre detto che sul progetto dello Stadio ci “mettevano la faccia”, tengano fede a questa linea, respingendo   al mittente qualsiasi eventuale  richiesta di  ridimensionamento delle condizioni poste a tutela del pubblico interesse, a costo di abbandonare un progetto su cui si sono suonate fin troppe fanfare, sfruculiando i tifosi romanisti e evocando una grandeur che a Roma ha già lasciato sul campo relitti urbani  e opere incompiute. Rovine  private,  come le Torri di Ligini, e incompiute pubbliche, come  la Nuvola di Fuksas e  le Vele di Calatrava. Nel progetto del nuovo  Stadio l'”anello debole” è  l’Eurnova del costruttore Parnasi, la ditta proprietaria della maggior parte dei terreni di Tor di Valle che dovrebbe materialmente costruire lo stadio e  gli annessi, che è in forte sofferenza economica – pare che abbia 600 milioni di euro di debito con le banche – e probabilmente non ha   la liquidità necessaria a partire con i lavori. Una situazione che potrebbe spingere  la Roma AS a cambiare cavallo, o forse  a far entrare altri soci nell’impresa. E a  giudicare dal cambiamento di  tono  della   testata romana che per mesi ha messo il progetto dello Stadio della Roma sul banco degli imputati, sviscerandone puntigliosamente ogni possibile criticità reale o presunta,  possiamo immaginare dove si andrà a parare.  Anche questo è  un  film che abbiamo già visto.

ANCORA SUL PUBBLICO INTERESSE DELLO STADIO

Resta  comunque aperta  la  questione della valutazione del “pubblico interesse” dell’operazione. Che si può affrontare su due piani diversi: quello  di principio – è nell’interesse pubblico  dare a privati  compensazioni in cubature edilizie per pagare i costi della realizzazione  di  opere di pubblica utilità? –  e quello di  merito –  le opere individuate nella delibera “consolidano il pubblico interesse“?  Da quest’ultimo  punto di vista, le obiezioni sollevate riguardano il bilancio tra   vantaggi e svantaggi   per il territorio derivanti dalla realizzazione dello stadio – la quantità e la rilevanza  delle opere pubbliche che il  Comune ha posto come “conditio sine qua non”  – e soprattutto se tali opere  siano utili esclusivamente ai fruitori del nuovo  stadio e del nuovo centro direzionale, o se i benefici investano una fascia allargata  di romani, a partire dai residenti nei quartieri limitrofi (e i pendolari, e gli abitanti di altri quartieri che dovrebbero essere decongestionati dal traffico o usufruire del parco fluviale etc).   E sicuramente   la trasformazione della linea ferroviaria Roma-Lido in metropolitana, con una frequenza dei treni degna del titolo, l’ampliamento e l’unificazione Ostiense/Via del Mare, e la messa in sicurezza dell’area a rischio idrogeologico accanto all’affluente del Tevere Vallerano,  sono tutte  opere che il quartiere e la città attendono da decenni.  Ma  prima di prendere decisioni definitive su altre infrastutture,  come il  controverso  prolungamento della metro B a Tor di Valle, a nostro avviso l’amministrazione dovrebbe fornire accurati studi trasportistici e soprattutto avviare  un confronto con i cittadini e con i residenti (7), portatori  di una conoscenza del territorio e delle sue problematiche  che è stata riconosciuta dalla Delibera n.57 del 2 marzo 2006 che “riconosce nella partecipazione popolare un metodo fondamentale per la formazione delle decisioni in materia di trasformazioni urbane“. In proposito, nel corso dell’incontro l’assessore del 31 marzo, l’Assessore Caudo ha  annunciato che l’ultima parola sul prolungamento della metro B  l’avrebbero avuta i cittadini, anche se  non è chiaro come  questo potrà accadere né quando (8).

Ma anche se il bilancio in opere pubbliche alla fine risultasse avere un saldo  positivo per tutta  la città (9),   restano le nostre obiezioni sulle modalità su cui si fonda l’operazione, cioè il fatto che, per pagare i costi di realizzazione di  infrastrutture pubbliche necessarie,  sul piatto della  bilancia si mettano  uffici, hotel, centri commerciali privati. Ricorrendo  di fatto alla solita  “moneta urbanistica”, che – anche se non per  fini speculativi ma per utilità pubblica  – non può essere  la strada giusta per dotare Roma dei servizi e delle infrastrutture che le mancano. E una riflessione sulle   alternative possibili appare drammaticamente  urgente e indispensabile se si prova  a immaginare  quale sarebbe la prospettiva  se davvero il proponente privato decidesse di ritirarsi dall’impresa del nuovo Stadio della Roma,  ritenendo troppo onerosa la contropartita pubblica fissata dalla Delibera.  Chi garantirebbe  agli abitanti del Torrino e di tutto il quadrante fuori dal GRA, la conversione in  metropolitana  della Roma-Lido o la messa  in sicurezza della via del mare/Ostiense,  promesse entrambe  da decenni da varie amministrazioni di sinistra e di destra?  Il Comune di Roma,  che sta riducendo  i servizi essenziali? La Regione Lazio, che a quanto pare sta pensando di privatizzare la Roma-Lido vendendola a  una società francese (10)?  Lo Stato italiano, che  continua a diminuire  le risorse per gli enti locali e in particolare per le città Metropolitane (11)? Dobbiamo rassegnarci alla prospettiva che per  ottenere ciò che gli abitanti di tutte le  capitali europee hanno di diritto – una mobilità pubblica che funziona, il territorio in sicurezza, parchi pubblici – dobbiamo regalare ai costruttori privati il diritto di costruire nuovi edifici, anche quelli di cui  la città non  ha bisogno? E accettare l’idea che qualunque opera privata – anche un altro Stadio  per la Lazio, e magari altri ancora –  sia da considerarsi “investimento importante che porta lavoro e risorse nella nostra città(4) “a prescindere”, perchè comporta   “decine-centinaia-migliaia” di posti di lavoro, che poi non si sa mai   da quali calcoli siano ricavati, dato che  tutti si guardano bene dal pubblicarli? La buona  amministrazione non può distinguersi  dalla cattiva solo perchè cerca di stabilire  un rapporto  meno sproporzionato tra profitto  privato e interesse pubblico.

LO SPETTRO DELLE OLIMPIADI DI ROMA 2024

E  sullo sfondo già si staglia un altro “evento”  di quelli che dovrebbero servire a rimettere a posto la città e che finora l’hanno spesso ridotta peggio. Le Olimpiadi. Che  il Sindaco Marino  definisce “un momento straordinario per migliorare l’urbanistica della città(4), nonostante  quello che è successo non solo qui, ma in tanti altri posti.  A Torino per esempio, dove le Olimpiadi invernali hanno lasciato profonde e inutili cicatrici sulle montagne, e gusci vuoti  in   città (12). E vogliamo pensare che  “Roma è una città che è naturalmente candidata a grandi sfide(4) sia più che altro una frase di circostanza, perchè dopo i fatti di Mafia Capitale e tutto l’olezzante mondo di mezzo, di sopra e di sotto che sta emergendo ogni giorno, l’unica vera sfida a cui questa   città è chiamata a rispondere e che non può perdere è quella della legalità e del primato  dell’interesse pubblico. Una sfida che per essere vinta richiede molto impegno. Guardare in faccia la realtà. Rimboccarsi le maniche. Non fare il passo più lungo della gamba. Ricostuire la dignità della città partendo dalla vita quotidiana dei suoi  cittadini.  E lasciando grandi eventi e grandi opere  per momenti  migliori.

Anna Maria Bianchi Missaglia annaemmebi@gmail.com

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Un momento dell'Assemblea del 20 marzo a cui ha partecipato l'assessore Caudo

Un momento dell’Assemblea del 31 marzo a cui ha partecipato l’assessore Caudo

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(1) il 22 dicembre 2014, scarica la deliberaDACDelib. N 132 del 22.12.2014 stadio della Roma

( 2) Secondo l’iter indicato dalla legge di Stabilità 2014 (n° 147/2013, commi 303, 304, 305),] il proponente (Pallotta e la EURnova del costruttore   Parnasi) deve recepire le condizioni poste  dal Comune per il pubblico interesse  e ripresentargli   entro il 15 giugno l’intero progetto corretto, comprendente lo stadio, le infrastrutture necessarie e gli altri edifici, progetto che poi lo stesso Comune, dopo un veloce esame, girerà alla Regione, che svolgerà la conferenza decisoria (a cui partecipa anche il  Comune),   che dovrà pronunciarsi definitivamente entro  sei mesi.

(4) scarica l’articolo “Marino, Stadio Roma perchè si farà” Corriere dello sport 3 aprile 2015 pagina 1 pagina 2

(5) Blitz quodiano 1 aprile 2015 : Roma a rischio vendita? Pallotta: stadio senza soldi, Marino: arrangiatevi (citando il blog di Cesare Lanza)

(6) Anche nel caso che le cifre preventivate non siano congrue – o siamo sovrabbondanti – secondo l’Assessore “Sono obbligazionia fare:  nel momento in cui il privato firma la convenzione urbanistica, anche se queste opere costassero non 195 milioni, ma 210, è obbligato a farle, punto.  Perchè sono le opere che presuppongono l’interesse generale dell’operazione, se non si fanno – se costano di più 210 problema suo, se costano 180 deve versare la differenza – lo Stadio non si fa” guarda il video https://www.youtube.com/watch?v=pCNQ11q0Dxc

(7) Scarica il documento  che il Comitato di  Quartiere Torrino Decima ha consegnato all’Assessore con  richieste  e proposte  CdQ Torrino Decima Stadio- memo x Caudo 30 marzo

(8). E in proposito sottolineiamo ancora una volta che la costruzione di uno stadio e di un nuovo centro urbano dovrebbero essere subordinati alla partecipazione attiva degli abitanti del quartiere, e che a maggior ragione lo dovrebbero essere i progetti relativi alla mobilità, totalmente pubblici, seppure finanziati dal privato.

(9) secondo i conteggi forniti dall’Assessore Caudo,  le opere pubbliche previste dalla Delibera sono quantificabili in una cifra che si aggira intorno al 25% dell’investimento totale, contro il meno del 10% di altre edificazioni private del passato, come ad esempio quelle della Bufalotta, approvate dall’amministrazione Veltroni

 (10) Cinquequotidiano 28 gennaio 2015 Roma Lido, arrivano i francesi Possibile accordo con società transalpine per il controllo della linea ferroviaria. Risposta imminente

(11) A parte la scelta dei governi che si sono succeduti  – di destra e di sinistra –   di continuare a tagliare le spese,  e ridurre sempre più le risorse agli enti locali, anzichè aumentare gli introiti pubblici con un’adeguata repressione  dell’evasione fiscale  (e cancellando  la “tassa della corruzione” con una legge che avrebbe dovuto essere una priorità assoluta), la situazione appare paradossale anche considerando gli investimenti in grandi opere inutili, sottratti a quegli interventi indispensabili mai messi in cantiere. Basti citare (investimenti di altri enti, ma sempre soldi pubblici) l’assurda scelta di spendere  quasi tre  miliardi di euro  per l’autostrada Roma – Latina,  che potrebbe essere messa in sicurezza con cinquecento milioni: e lo dice anche l’Associazione dei Costruttori (Roma-Latina, l’Ance scrive a Renzi: «Troppi rischi, la gara va fermata» Petrucci: «Incertezze sul tracciato e sul finanziamento, l’opera non rispetterà costi e tempi. Meglio usare i circa 500 milioni esistenti per la messa in sicurezza con 10 appalti da 50 milioni» Edilizia e  Territorio Sole 24 ore  2 luglio 2014). O l’incredibile   “piastra” sopra la Stazione Termini,  i cui lavori proseguono nel silenzio generale: un parcheggio da 800 posti auto a cavallo dei binari, che costa decine di milioni di soldi pubblici, realizzato da Grandi Stazioni (una società per il 51% di Ferrovie dello Stato e per il 49% privati) con l’avallo di Veltroni e Alemanno, nonostante i pareri degli uffici comunali che fin dal 2003 avevano  segnalato che si trattava di un’opera non solo inutile ma addirittura controproducente dal punto di vista dell’utilità trasportistica. Un probabile prossimo “relitto urbano” che – come la stazione Ostiense – dopo qualche anno di abbandono sarà ceduto per qualche iniziativa commerciale privata. Con buona pace dell’interesse pubblico.

(12) Sulle conseguenze economiche delle Olimpiadi o eventi similari sui paesi e sulle città in cui si sono svolte esiste una vasta letteratura. Si vedano libri e articoli segnalati nel nostro post Olimpiadi a Roma: ci risiamo

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