Stadio della Roma: le nostre ragioni (e le leggende metropolitane)

22 dicembre ore 20.30. E’ stata approvata  in Assemblea Capitolina la  dichiarazione di pubblico interesse della “Proposta dello Stadio della Roma a Tor di Valle” – Studio di fattibilità”. 29 i voti favorevoli, 8 i contrari, 3 gli astenuti. Nella proposta sono stati inseriti due emendamenti: il primo di D’Ausilio/ De Luca prevede “il contestuale potenziamento della ferrovia Roma Lido prevedendo tutti gli interventi di ammodernamento e di attrezzaggio necessari al raggiungimento del livello di esercizio di cui sopra“( cioè con corse inizialmente ogni 7′ per arrivare a 3′, e 15 nuovi convogli), il secondo di De Luca  rende obbligatoria l’adozione di materiali da costruzione ecompatibili e di tecnologie per l’efficienza energetica.

Lo diciamo ancora una volta: siamo contrari alla dichiarazione di pubblico interesse della proposta, non perchè siamo contro  al progetto di un nuovo  Stadio della Roma,  ma perchè non condividiamo i principi su cui si fonda e le modalità con cui è stato condotto. Ma siamo – come sempre  – anche per una corretta informazione  – e soprattutto per una corretta opposizione. Contrapponendo le nostre ragioni a quelle dell’Assessore Caudo (1) con argomentazioni serie e fondate,  senza ventilare interessi illeciti,  imbrogli e  falsi ideologici per contestare scelte che, anche se  non condividiamo, fino  a prova contraria sono assolutamente legittime* Ne riportiamo una sintesi, rimandando per approfondimenti ai nostri precedenti articoli/dossier(2)

Slide relaz. progetto stadio 7IL PUNTO DI DISSENSO

Se dovessimo riassumere in un unico punto il nostro dissenso dalla Delibera del Nuovo Stadio, si potrebbe ridurre a questo:  l’Assessore Caudo guarda ai risultati concreti per la città, considerando  l’ “operazione Stadio”consentita dai due commi come un’opportunità da cogliere,  per portarsi a casa quelle che considera  importanti risorse  non solo per il quadrante ma per  tutta la Capitale. Noi invece pensiamo che il fine non giustifica i mezzi,  e  che negli interventi di trasformazione della città le cubature non possono essere usate come “moneta urbanistica”, seppure “a fin di bene”.

Per l’Assessore i vantaggi dell’operazione  sono quantificabili sia in termini economici  (secondo i suoi calcoli il “guadagno pubblico” sarebbe circa il 25% del ricavato degli investimenti privati), sia in termini infrastrutturali.   E le nuove strutture per la mobilità non servirebbero solo il nuovo Stadio ma tutto il quadrante, con interventi sui collegamenti su ferro esistenti  e con i parcheggi  al servizio dell’impianto sportivo e dell’annesso Business Center, che diventerebbero parcheggi di scambio per i pendolari che vivono fuori dal GRA. Anche il  nuovo quartiere con edifici direzionali, commerciali, ricettivi, contribuirebbe al decentramento  di funzioni e servizi  allentando la pressione e gli impatti  sul centro storico.

Secondo noi invece  le trasformazioni urbane non possono essere il risultato di una stratificazione di proposte dei privati, seppure valutate e guidate dalla mano pubblica volta per volta, ma devono essere il frutto di una  pianificazione lungimirante, che costruisca un’idea di città condivisa con i cittadini. Come del resto prometteva il programma del Sindaco Marino di cui è autore l’assessore Caudo. Una contraddizione di principio, che non è sfuggita all’Istituto Nazionale di Urbanistica, che, nel suo documento di qualche tempo  fa, non a caso aveva sottolineato come tutta l’operazione fosse  l’ennesimo caso di “urbanistica contrattata” concludendo che “l’esame di proposte imprenditoriali e il negoziato sui loro contenuti e condizioni sono necessità ineliminabili della città e della metropoli contemporanea”  (3). Un sistema che noi –  al contrario di quanto sostiene l’INU – vogliamo credere che non sia inevitabile, come non vogliamo rassegnarci all’idea che per dotare delle  infrastrutture necessarie i quartieri che tutte le amministrazioni che si sono succedute da almeno vent’anni hanno abbandonato a se stessi, sia necessario mettere in conto nuove cubature. E se non escludiamo aprioristicamente che a Tor di Valle, all’interno del GRA, accanto alla stazione della metro B, in un’area già in parte urbanizzata,  possa avere  senso inserire  una nuova centralità, riteniamo che non sia con questi commi, con questa tempistica, con queste modalità che impediscono adeguati studi preliminari ed escludono la  città dal dibattito,  che si possa progettare una trasformazione così consistente.

LE NOSTRE RAGIONI

1) Non siamo contrari alla realizzazione di un nuovo stadio: quelli esistenti – Olimpico e Flaminio – non sono più adatti, per motivi diversi e  – soprattutto l’Olimpico – per gli impatti gravissimi dal punto di vista della sicurezza e della mobilità dei quartieri limitrofi. Argomento di cui nessuno sembra preoccuparsi,  a partire dal prefetto Pecoraro che consente che si riproponga ad  ogni partita una situazione inaccettabile e pericolosa nelal zona Faminio/Prati/Ponte Milvio. Realizzare un nuovo stadio, con soluzioni innovative all’altezza delle città moderne soprattutto per la sicurezza ci sembra indispensabile e anche di pubblico interesse. Nè ci sembra criticabile – in tempi in cui ci si spertica in elogi della rigenerazione urbana – costruire uno stadio moderno al posto di un ippodromo abbandonato. Tuttavia ci sono questioni che dovrebbero essere affrontate fin d’ora, come il rischio della  moltiplicazione degli stadi di ogni sorta (da quello della Lazio a qualsiasi altra squadra e sport) che – dato il precedente – potrebbe diventare il grimaldello per costruire interi quartieri direzional/commerciali in luoghi non forniti delle necessarie infrastrutture per lo stadio. In nome dell’equilibrio economico.

2) L’ambiguità della necessità dell’ “equilibrio economico”. A nostro avviso il Sindaco e l’Assessore alla Trasformazione Urbana della Capitale avrebbero dovuto avere voce in capitolo e respingere questa formulazione dei commi della Legge di stabilità,  pretendendo una legge fatta come si deve con tutte le precisazioni necessarie. Invece i commi in questione, mentre descrivono molto dettagliatamente tutte le minacce in caso di inadempienza da parte dell’amministrazione nella turboapprovazione della proposta dei privati, nulla dicono su cosa si intende per tipi di intervento  “strettamente funzionali alla fruibilità dell’impianto e al raggiungimento del complessivo equilibrio   economico-finanziario   dell’iniziativa   e concorrenti alla valorizzazione del territorio in termini sociali, occupazionali ed economici” se non che sono esclusi  “nuovi complessi di edilizia residenziale” (4). Secondo noi gli edifici del Business Center non dovrebbero essere una soluzione praticabile per garantire l’equilibrio economico per coprire i costi  delle infrastrutture necessarie. Altrimenti si aprirebbe  (si aprirà) la porta alla realizzazione di altri milioni di cubature, volti  a garantire la sostenibilità economica di  altri stadi previsti in luoghi non adeguatamente provvisti di infrastrutture. E neanche il criterio che le cubature del BC vanno a coprire i costi di infrastrutture al servizio non solo dello stadio ma di  tutta la città ci sembra adeguato. Perchè ripropone il solito schema “cubature in cambio di opere che le casse pubbliche non possono affrontare”, che è stata una delle sciagure subite dalla città. Una pratica  che  ha messo in mano all’iniziativa di privati, quindi sottomesse alla legge del profitto,  scelte  che avrebbero  dovuto essere guidate da una regia mirata esclusivamente all’interesse pubblico.

3) Interrompiamo  la logica dello  scambio servizi/infrastrutture/riqualificazione con  nuove cubature ai privati.

E’ triste, in questi giorni in cui si scopre che da anni un’organizzazione mafiosa ha predato sistematicamente le risorse pubbliche per foraggiare politici e pubblici amministratori (e temiamo che il bilancio finale sarà ben più salato), pensare che per avere quei minimi e doverosi servizi per i cittadini – una ferrovia che funziona come una metro, una strada messa in sicurezza, una stazione in più della metropolitana, un parco nell’ansa del Tevere – il Comune debba regalare ai privati che mettono i soldi necessari il diritto di costruire nuovi edifici. Non sappiamo se all’estero funzioni così, ma secondo noi il pubblico interesse dell’operazione avrebbe dovuto limitarsi al  progetto “A” –  lo Stadio con annessi uffici, qualche albergo, anche negozi e centro Nike – che  rientra  nell’area dell’Ippodromo e nelle previsioni  del PRG.  Con la condizione per il privato   di realizzare le infrastrutture necessarie alla sua sostenibilità per la città, quindi con la sistemazione della mobilità su ferro e della rete viaria. E se l’equilibrio economico non fosse stato raggiungibile, la risposta avrebbe dovuto essere “no grazie”, con la possibilità per   il privato di individuare  un’altra area,  in cui i costi risultassero  inferiori perchè già in parte infrastrutturata (5).

4) Fretta e pressioni al posto di pianificazione. Vogliamo prima i dati

Resta il fatto che molte contestazioni riguardano proprio il tipo di interventi messi come  condizione preliminare del progetto dello Stadio – in particolare la realizzazione di un prolungamento della metro B con  una stazione “Tor di Valle” –  a fronte di una situazione della mobilità insostenibile, che le opere proposte non risolverebbero adeguatamente. Ma non ce la sentiamo di esprimerci al riguardo, non avendo a disposizione dati oggettivi frutto di studi preventivi, che tuttavia non ci risulta siano stati commissionati neanche dall’assessorato. E ritieniamo ingiustificabile che non ci siano stati dibattiti pubblici sull’argomento nè che tutti i documenti non siano stati messi a disposizione dei cittadini on line (nei giorni scorsi sono state pubblicate sul sito del Dipartimento urbanistica le slides con i dati della presentazione dell’Assessore Caudo)

5) A proposito di trasparenza e partecipazione

Ci limiteremo a citare un passaggio del programma elettorale del Sindaco Marino, che oggi chiama a raccolta in Campidoglio i tifosi della Roma per perorare la delibera:

“I processi di rigenerazione devono avvenire promuovendo il più ampio coinvolgimento dei soggetti interessati al fine di assicurare che gli interventi migliorino la vivibilità e la qualità delle parti di città coinvolte e ne sia garantita la sostenibilità sociale ed economica. A tal fine istituiremo i Laboratori di Città che descriviamo più avanti con i quali promuoviamo non la solita partecipazione ma il protagonismo di cittadini e anche delle imprese che in forme civiche prendono parte ai processi di rigenerazione”La qualità è anche aprirsi alla partecipazione. I Laboratori di Città e l’Agenzia di rigenerazione urbana serviranno anche a costruire nuovi percorsi di partecipazione informata dei cittadini alle scelte urbanistiche della città. Vanno poi aperti nuovi canali di comunicazione e dibattito pubblico, gestiti dall’amministrazione pubblica, che devono svolgersi sia in maniera decentrata, nei luoghi della città dove le cose avvengono, ma anche in uno spazio da creare al centro, un “forum” dedicato, perché molte di queste trasformazioni interessano l’intera comunità urbana”

LE LEGGENDE METROPOLITANE

  • 1) “Lo Stadio e il Business Center sorgerebbero nell’ agro romano”: l’area (privata)  nel PRG è classificata “verde privato e attrezzature sportive”, si trova all’interno del raccordo anulare,  e  dove  già esiste un grande impianto sportivo abbandonato – l’ippodromo di Tor di Valle. A 500 metri si estende il popoloso EUR Torrino, e anche dall’altra parte del Tevere, oltre l’autostrada per Fiumicino insiste un consistente  quartiere.
  • 2) “Lo Stadio e il Business Center sorgerebbero in area esondazione /area a rischio idrogeologico“: l’area non è a rischio esondazione. Il rischio riguarda il quartiere di Decima, soggetto all’esondazione del fosso di Vallerano, la cui sistemazione è stata  individuata dall’amministrazione comunale come una delle opere che condizionano la dichiarazione di pubblico interesse (6). Nella conferenza dei servizi l’Autorità di Bacino del Fiume Tevere ha inserito delle prescrizioni, che ci riserviamo di valutare quando i relativi atti saranno disponibili (cosa che ci auguriamo avvenga al più presto)
  • 3) Il Comune poteva/doveva indicare un altra location (ad esempio Tor Vergata): a  chi continua a tirare fuori dal cappello Tor Vergata, come se fosse una location alternativa credibile, lo diciamo  una volta per tutte: i famosi commi non prevedono che sia il Comune a scegliere il luogo, a meno che sia il Comune stesso a costruire lo stadio. In caso contrario può solo esprimersi sul pubblico interesse della proposta del privato. E ipotizzare di buttare giù una struttura per la quale sono già stati sborsati  250 milioni di euro di soldi pubblici, che costerebbe un altro bel po’ per la demolizione, ci sembra davvero  improponibile
  • 4) “L’area non è edificabile – il PRG non prevede edificazioni”: nel PRG l’area è classificata verde privato attrezzato e attrezzature sportive. Già oggi il proprietario potrebbe edificare un 112.000 mq di SUL (pari a circa 358 mila mc). E se si avvalesse del “Piano Casa” regionale  potrebbe ulteriormente aumentarle (e trasformare l’ex Ippodromo  in appartamenti)
  • 5) Si potrebbe riqualificare lo Stadio Olimpico/lo Stadio Flaminio“. Lo stadio Flaminio non ha le dimensioni e i requisiti richiesti dalle attuali normative. Lo stadio Olimpico è situato in un’area inadatta, chiusa tra il Tevere e Monte Mario, con rischi per la sicurezza pubblica e un blocco totale della mobilità del quadrante Roma Nord durante le partite. Tantomeno è fornito di parcheggi o di linee di metropolitana.
  • 6) “Il Comune dovrà  sborsare risorse pubbliche: il Comune non farà alcun investimento economico, neanche per le opere infrastrutturali, che saranno compensate con diritti edificatori
  • 7) “Lo Stadio può diventare un relitto nel deserto come le Vele di Calatrava o la Nuvola di Fuksas“: nessun punto in comune tra le opere: infatti lo stadio è un’opera privata realizzata da privati, mentre le Vele e la Nuvola sono stati costruiti  (e non terminati) con denaro pubblico
  • 8) “Le cubature realizzate per il Business Center sono una speculazione edilizia che arricchirà i privati mentre al Comune resteranno le briciole” (si rimanda all’intervento dell’assessore per valutare i vantaggi economici per il Comune)
  • 9) “Accanto allo Stadio sorgeranno abitazioni”: i commi della legge di stabilità su cui si basa la proposta dello Stadio escludono completamente la realizzazione di cubature residenziali, neanche  per il raggiungimento dell’equilibrio economico.
  • 10) “Il Comune non può stabilire l’interesse pubblico di un progetto che potrebbe dimostrarsi irrealizzabile dopo una sentenza che potrebbe modificare l’assetto proprietario dell’area, oggetto di un fallimento. E’ un problema del privato, non del Comune. Se il privato non potrà più mantenere la proposta avanzata, automaticamente decadrà.
  • 11) “La proprietà dell’impianto non è della Società sportiva Roma AS,  se il  privato  Pallotta chiudesse  il rapporto con la squadra, la Roma perderebbe il suo Stadio. Nella delibera è stata inserita una clausola specifica: se il contratto tra lo stadio e la Roma si interromperà prima di 30 anni, andrà pagata una penale di 167 milioni (7).
  • 12)Se viene dichiarato il pubblico interesse lo Stadio si farà a tutti i costi Il percorso del progetto è ancora lungo, prevede una conferenza decisoria della Regione Lazio e soprattutto che il proponente accetti le condizioni poste da Roma Capitale. Se anche una sola delle richieste vincolanti non venisse rispettata, l’operazione finirebbe su un binario morto.

 A un’ulteriore obiezione  sollevata da molti –  Le opere pubbliche non saranno mai completate prima dello Stadio e del centro direzionalecosì risponde in un’intervista l’Assessore Caudo (7): «Noi abbiamo posto ai proponenti un vincolo preciso, che verrà inserito nella Convenzione urbanistica: finché le opere richieste — il prolungamento della Metro B, la riunificazione di Ostiense e via del Mare, lo svincolo della RomaFiumicino, il ponte pedonale, la messa in sicurezza del Fosso di Vallerano — non verranno completate, lo stadio non otterrà l’agibilità.” Ma noi non possiamo nascondere che la diffidenza dei cittadini, anche rispetto alle assicurazioni date dall’Assessore,  è  giustificata da molti anni di promesse mancate, o di deroghe e norme modificate in corso d’opera. Anche la famosa esclusione di cubature residenziali tra le edificazioni per il raggiungimento dell’equilibrio economico, non è detto  che non ritornino in  scena.  Sappiamo che basta un codicillo infilato nottetempo da qualche manina in una  commissione parlamentare (come è già successo), magari in un provvedimento che tratta di tutt’altro (come è già successo),  che viene approvato grazie alla fiducia (come è già successo), che tutto può cambiare.

E tutti gli accordi e i buoni propositi  possono sciogliersi come neve al sole.

annaemmebi@gmail.com

[l’articolo è stato pubblicato anche su Eddyburg]

UN PUNTO DA APPROFONDIRE (l’esproprio delle aree limitrofe per gli standard)

(in scrittura)

Ci riserviamo di approfondire  le osservazioni presentate da alcuni oppositori del progetto a proposito di una diffida presentata dai proprietari di areee limitrofe a quelle di proprietà (anche questa ancora in forse a causa di un fallimento in corso del precedente proprietario) della Eur Nova del costruttore Parnasi, aree che dovrebbero essere espropriate (a spese del costruttore) per realizzare parcheggi e standard per lo stadio e/o il Business center

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Scarica la Proposta Stadio Tor di Valle n.163 con relazione tecnica 4-9-2014 (grazie ai consiglieri M5S)

* Le battaglie che Carteinregola ha condotto finora, in molti casi sono state vinte (anche se le vittorie dei cittadini non sono mai definitive), perché alle sirene della demagogia  abbiamo sempre preferito  la strada faticosa dello  studio accurato dei dati e dell’approfondimento di tutti i punti di vista, nell’ottica, non di far trionfare tesi precostituite, ma di convincere con  la forza delle nostre ragioni. Perché pensiamo che solo il libero convincimento dei cittadini, basato su una conoscenza imparziale di situazioni spesso  assai complesse, sia l’”antivirus” che ci può difendere dalle strumentalizzazioni (e dalle speculazioni). E per continuare su questa strada siamo pronti a prenderci  tutte le critiche  da chi invece preferisce le scorciatoie  degli slogan.

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Leggi anche (Rassegna stampa in calce)

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(1) > VAI AI VIDEO dell’intervento dell’Assessore Caudo del  17 dicembre in Aula (in costruzione)

(2 )Leggi i nostri articoli e dossier sul progetto Stadio Tor di valle: https://carteinregola.wordpress.com/urbanistica/nuovo-stadio-della-roma/

(3) Stadio Tor di Valle – il documento dell’INU 4 novembre 2014

(4) Legge 27 dicembre 2013, n. 147 Articolo 1, commi 304-305 scarica il testo con i link alle normative citate Legge 27 dicembre 2013 (commi 304-305 stadi)

(5)si veda per le motivazioni dell’assesore  la trascrizione dell’intervento dell’assesore Caudo alle Commissioni congiunte del 2 ottobre

(6) STADIO: CAUDO A ITALIA NOSTRA: “AREA NON E’ A RISCHIO ESONDAZIONE”“Italia Nostra ha diffuso un comunicato contro lo stadio di Tor di Valle affermando che l’area è a rischio esondazione. A sostegno di tali affermazioni mette un link alla carta del rischio dell’autorità di Bacino del Tevere. http://www.abtevere.it/sites/default/files/datisito/piano_gest_risch_all/dic_2013/mappe_rischio/r107.pdf Peccato però che proprio da quella carta si evinca che l’area dello Stadio non è a rischio, in buona parte è addirittura bianca, mentre le uniche zone rosse sono quelle del quartiere di Decima, soggette all’esondazione del fosso di Vallerano, la cui sistemazione è infatti individuata dall’amministrazione comunale come una delle opere che condizionano la dichiarazione di pubblico interesse da parte dell’Amministrazione. Duole registrare come un’associazione dal passato glorioso, che ha visto tra i suoi protagonisti figure rigorose come Antonio Cederna, sia ridotta a un così basso livello di approssimazione che toglie ogni autorevolezza alle sue affermazioni”. E’ quanto dichiara in una nota l’Assessore alla Trasformazione Urbana di Roma Capitale Giovanni Caudo.

Il 23 dicembre l’assessore in un’intervista (7) a ha dichiarato che “L’Autorità di bacino ha attribuito all’area il rischio 3, lo stesso del quartiere Flaminio“. A noi risulta dalle carte relative agli interventi del Piano Urbano Parcheggi al Flaminio che  l’Autorità di Bacino, (nota del 13 gennaio 2011, a proposito del parcheggio di Via Stern) ha ribadito  la “ non ammissibilità di volumetrie interrate in aree definite a rischio  ideologico R3/R4” che “perdurerà sino a quando nelle aree a rischio esondazione non venga ridotto il livello di rischio a seguito della realizzazione e del collaudo di adeguate opere di messa in sicurezza idraulica”. Infatti, anche in seguito a un’audizione di Cittadinanzattiva Flaminio e Coord. Comitati NO PUP alla Commissione Sicurezza allora presieduta da Fabrizio Santori, due anni fa furono avviati  i lavori pe rla realizzazzione di un muretto di sponda tra Ponte Milvio e Ponte Flaminio, che a oggi non sappiamo se sia stato collaudato e con quale esito. Ci riserviamo quindi di valutare le prescrizioni dell’Autorità di Bacino per Tor di Valle soprattutto per quanto riguarda eventauli locali interrati (che con il rischio R4 sono esclusi anche per attrezzature)

(7) Intervista a Giovanni Caudo su GAZZETTA DELLO SPORT Lo stadio di Caudo: ”Quante bugie, ora parlo io…”

RASSEGNA STAMPA

Il Tempo 24 dicembre Lo stadio della Roma è lontano: ferrovia e vincoli ambientali i problemi

Urloweb 23 dicembre Lo Stadio interessa il Pubblico

Repubblica 22 dicembre 2014 Stadio della Roma, via libera dal Campidoglio. Ora la discussione passa in Regione In aula Giulio Cesare votata la delibera che riconosce l’interesse pubblico del progetto urbanistico a Tor di Valle

Il Corriere della Sera 22 dicembre Stadio Roma, sì del Campidoglio  Ora la parola spetta alla Regione Il voto è arrivato dopo gli interventi favorevoli e contrari dei consiglieri di maggioranza e di opposizione e dell’assessore al Rigenerazione Urbana, Caudo

Il Messaggero 22 dicembre  Stadio della Roma, primo sì tra le proteste: voti contrari anche nella maggioranza

IL CORRIERE DI ROMA 22 dicembre 2014 Stadio della Roma, l’assemblea capitolina dà il via libera all’interesse pubblico. L’orgoglio di Marino Il sindaco: “Quest’opera porterà un miliardo e mezzo di investimenti stranieri e solo nella fase di realizzazione oltre 3mila posti di lavoro”

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8 risposte a Stadio della Roma: le nostre ragioni (e le leggende metropolitane)

  1. Fausto Testaguzza ha detto:

    Carissimi, quale responsabile di un progetto di mobilità pubblica, ideato per collegare il nuovo Porto di Fiumicino, l’Aeroporto, la Fiera con la Nuvola dell’EUR e che passa proprio nel vecchio Ippodromo, vorrei avere un confronto con Voi per verificare insieme questa idea progettuale che, potrebbe aiutare a risolvere qualcuno di questi problemi da Voi giustamente elencati. IN attesa tanti auguri e a presto, Fausto Testaguzza.

    • carteinregola ha detto:

      Abbiamo scritto alla redazione del Fatto Quotidiano, perchè riteniamo una scorrettezza grave far credere ai lettori che Carteinregola sia a favore dell’operazione Stadio della Roma e che si erga difesa del campidoglio, quando non c’è una sola riga nel nostro sito in cui non affermiamo la nostra ferma contrarietà al progetto. Entrando nel merito – ma basta leggere quanto abbiamo già pubblicato – sul Piano casa potrebbe avere ragione, controlleremo. Quanto ai soldi pubblici che si “spenderanno per opere utili solo e soltanto alla Roma calcio” è un’ opinione di Berdini, che non credo abbia a disposizione studi trasportistici a supporto delle sue affermazioni, come non li abbiamo noi, che infatti abbiamo chiesto che venisse approfondita e dimostrata ai cittadini l’utilità non solo per lo stadio ma per tutta la città delle infrastrutture previste prima che venisse deciso l’interesse pubblico dell’opera. E prendiamo atto che dopo aver ha scritto sul Manifesto che lo stadio “sorgerebbe in aperta campagna” (sic!*) adesso ha corretto in “deserto urbano”(http://ilmanifesto.info/la-malattia-delle-grandi-opere/). annaemmebi@gmail.com

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