Lettera a Marino: la verità che vogliamo

mani_aereo_r2Alberto Asor Rosa, Piero Bevilacqua, Carlo Cellamare, Vezio De Lucia, Vittorio Emiliani, Francesco Erbani, Enzo Scandurra,  insieme a comitati e associazioni del Laboratorio Carteinregola e a Cittadinanzattiva Lazio, chiedono a Marino  di fare  luce su tutto il passato che ha prodotto questo presente, per segnare  da subito, con i fatti, un’autentica discontinuità. La trasparenza è il primo antidoto al malaffare, e  un dovere verso i cittadini, che del malaffare sono le prime vittime.  Non aver paura di raccontare la verità è l’unico modo  per conquistare la fiducia della parte migliore della città, quella  che vuole continuare a combattere per riportare la città nel perimetro della legalità, delle regole e del primato dell’interesse pubblico.

La verità che vogliamo

La verità che Roma sta amaramente scoprendo non deve indurre alla rassegnazione, ma far rinascere  la speranza  in un vero e profondo rinnovamento: una sfida a cui è chiamata la parte migliore della città – i cittadini, i partiti, le istituzioni – soprattutto il Sindaco e la sua amministrazione, su cui pesa la responsabilità di scelte che dovranno segnare il futuro della Capitale e di tutte le persone che ci vivono e ci vivranno.

Scelte che daranno risposte  a chi chiede  legalità – e “normalità” –  solo se riusciranno davvero a superare la stagione del consociativismo,  delle spartizioni,  della subalternità ai tanti  interessi privati, da piccoli a grandissimi. Una  stagione che ha radici che affondano ben più lontano di questi  ultimi anni, ben oltre gli episodi oggi sotto la lente della magistratura.

La scelta di creare un Assessorato alla Legalità di Roma Capitale è senz’altro un messaggio forte,  ma non basta. E’ necessario segnare subito, con i fatti, la discontinuità con il passato, dimostrando ai cittadini che questa volta nessuna risposta sarà negata, o aggirata, e che  si farà luce su tutto il  passato che ha prodotto questo presente. Aggiungendo  un capitolo nuovo, che archivi  per sempre la politica degli affari,  per ricostruire  una politica al servizio dell’interesse collettivo e della qualità della vita delle persone. E per  riconquistare la fiducia dei cittadini, dimostrando che si intende fare sul serio.

Vogliamo una città in cui non ci siano zone d’ombra. Bisogna avere il coraggio di raccontare ai cittadini il debito di Roma –  quello corrente e quello antecedente il 2008, gestito dal commissario straordinario  –  e soprattutto le responsabilità di chi l’ha accumulato. Bisogna spiegare ai romani com’ è potuto accadere che si siano sperperate risorse pubbliche per opere i cui costi sono lievitati oltre ogni previsione, che oggi non si sa se e come saranno portate a termine (Metro C, Vele di Calatrava, Nuvola di Fuksas, per fare alcuni esempi). E quanto pesano sul bilancio capitolino le scelte del Piano  Regolatore del 2008, a partire dalle infrastrutture per  i nuovi quartieri costruiti lontano dalla città. E se e quanto costerà realizzare quei servizi che gli abitanti aspettano ancora, perché per anni nessun ha controllato che venissero rispettati i patti. E i debiti di tutte le società direttamente controllate o  partecipate da Roma Capitale. E tutti i finanziamenti erogati a società e cooperative private che a vario titolo hanno lavorato per la città. Soprattutto bisogna avere il coraggio di dire la verità sugli impegni economici che ancora gravano su Roma e sui suoi cittadini, come i cosiddetti “derivati” – prestiti che richiedono pagamenti consistenti già solo per gli interessi passivi – o   i “Punti Verde Qualità”, per i quali la Capitale è esposta per centinaia di milioni in quanto  “garante” di imprenditori privati, oggi in gran parte spariti o inadempienti.

Vogliamo una città in cui le regole siano uguali per tutti La legalità comincia anche dal rispetto delle regole, senza cedimenti a deroghe, eccezioni, proroghe, regimi e incarichi speciali. Questa amministrazione deve cancellare il ricorso  ad affidamenti diretti  per qualsiasi lavoro o commessa pubblica ed indire gare e bandi con criteri e graduatorie  verificabili da  chiunque. Anche il patrimonio pubblico può essere dato in concessione solo con criteri certi e trasparenti. Sulla base del censimento delle proprietà comunali  deve essere  varata una minuziosa verifica delle posizioni degli aventi diritto a usufruirne, accertando la legittimità delle procedure, soprattutto per le proroghe delle concessioni come quelle degli immobili,  degli impianti sportivi, degli alloggi, degli spazi pubblici in generale. I cittadini devono poter  verificare da subito i criteri utilizzati e le reali necessità dell’amministrazione per le nomine e le assunzioni. Deve essere adottato immediatamente  il criterio della rotazione obbligatoria, soprattutto per i dirigenti e il personale delle aree a più elevato rischio di corruzione.

Vogliamo una città in cui la partecipazione non sia una formula retorica, ma un rapporto costante tra istituzioni e  cittadini rispetto alle scelte che riguardano il governo  e l’amministrazione dei territori e dei servizi.

Vogliamo una città in cui il futuro sia un progetto, e non il risultato di strati successivi di iniziative guidate dal profitto di attori privati. Una città governata facendosi carico dei problemi di ogni giorno, e  imprimendo un senso alle trasformazioni in atto. Vogliamo una città che restituisca centralità alle periferie, dignità agli ultimi, senso di orgoglio e di appartenenza a tutti i suoi cittadini.

Una città il cui simbolo torni ad essere il Progetto Fori, abbandonando la facile e ambigua grandeur delle Vele, dello Stadio  e delle Olimpiadi.

Alberto Asor Rosa, Piero Bevilacqua, Anna Maria Bianchi, Carlo Cellamare, Vezio De Lucia, Vittorio Emiliani, Francesco Erbani, Enzo Scandurra

Carteinregola, Cittadinanzattiva Lazio

(per adesioni:  laboratoriocarteinregola@gmail.com)

Sottoscrivono l’appello:

Franco Mazzetto,  Maria Paola Dorelli, Massimo Prasca,  Rosanna Oliva, Piero Filotico, Adriana Spera, Chiara Valentini, Roberta Rovelli, Davide Franceschini, Raffaele Viglianti, Filippo Messineo, Claudia Costa, Massimo Attias, Alessandra D’Angelo, Salvatore Bonadonna…

I messaggi:

Io, non intellettuale, ma cittadina di Roma, invio la mia adesione alla lettera al sindaco Marino.Ne condivido totalmente il contenuto e lo spirito.Voglio che la città possa scrivere una nuova pagina nel libro della sua storia, già a partire da ora.Non sarà facile aprire tutti i tombini di Roma e percorrere a piedi tutte le fogne sotterranee, ma occorre farlo! Dobbiamo mettere un punto a tutto il passato.Per ricominciare la nostra vita, con civiltà, nel rispetto di tutte le meraviglie del passato, delle quali ogni cittadino romano deve sentirsi custode verso il mondo.Noi possediamo il più grande e bel patrimonio mai visto!
Con tutte le mie aspettative, Maria Paola Dorelli

Aderisco a vostro appello. A Roma è ora di fare chiarezza, sono troppi anni che la città è uscita dai binari della corretta gestione della cosa pubblica. Come cittadini rischiamo di perdere un grande patrimonio di beni comuni. E’ ora di tornare a servizi pubblici di qualità e non terra di conquista di qualche malfattore, o peggio di qualche imprenditore del disagio. Tutti quelli che hanno avuto finanziamenti o contatti con gli indagati vadano a casa, Adriana Spera

Aderisco all’appello al sindaco Marino perchè faccia luce sulle illegalità romane passate e presenti. Chiara Valentini -giornalista

Sottoscrivo l’appello, come residente della città di Roma che da anni si impegna per il rispetto del bene comune. Servono regole chiare e trasparenti. Roberta Rovelli

Aderisco alla lettera appello a Marino perché i recenti fatti romani devono essere l’occasione per un deciso cambiamento di rotta per ripristinare  ovunque il prevalere del principio dell’interesse pubblico rispetto a quello privato ed il principio dell’interesse collettivo rispetto a quello particolare. Massimo Attias

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4 risposte a Lettera a Marino: la verità che vogliamo

  1. fata garbatella ha detto:

    Pienamente d accordo

  2. Adriano G. V. Esposito ha detto:

    Idem.

  3. irene ha detto:

    D’accordo! Ma come si sottoscrive?

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