Alla città serve un cambiamento “chirurgico”

Prendete quello che sta uscendo sulla mafia di Roma. Immaginate che sia solo un pezzo, e immaginate quale potrebbe essere l’altro pezzo. E poi moltiplicate tutto quello che avete immaginato. Per cento. Per mille. E avrete il quadro di dove siamo precipitati . Un precipitare progressivo, al ralenti: una persona alla volta, un affare alla volta, un posto di comando alla volta. Fino alla costruzione di una rete talmente fitta e articolata da far diventare la metafora della “piovra” un po’ “retrò”. Più adeguate certe invenzioni fantascientifiche, come le creature aliene che riempiono ogni spazio vitale di ragnatele appiccicose, avviluppando e soffocando le persone. O come quelle mutazioni tipo “invasione degli ultracorpi”, dove sotto l’apparente normalità degli umani batte un cuore extraterrestre. Un precipitare che non sappiamo quando sia iniziato, ma che sicuramente sarebbe troppo comodo circoscrivere alla consigliatura Alemanno. E anche se l’attuale amministrazione da tempo ha lanciato segnali di voler cambiare sistema – e in parte ha cominciato – ci auguriamo che i recenti avvenimenti spingano il Sindaco ad accelerare quel cambiamento radicale promesso in campagna elettorale, che adesso è diventato drammaticamente urgente.

Ieri su tante bacheche di Facebook sono comparse foto dell’arcobaleno, spuntato in tante parti diverse della città. La maggior parte dei commenti meravigliati hanno collegato il fenomeno a quanto sta accadendo nella Capitale, leggendolo come un segnale di speranza. Anche questo è un segnale di speranza.

Ieri su tante bacheche di Facebook sono comparse foto dell’arcobaleno, spuntato in tante parti diverse della città. La maggior parte dei commenti meravigliati hanno collegato il fenomeno a quanto sta accadendo nella Capitale, leggendolo come un segnale di speranza. Anche questo è un segnale di speranza.

Noi di Carteinregola non diamo retta alle chiacchiere, ci sembra di averlo dimostrato, facendo sempre affermazioni scrupolosamente corredate dalle relative “pezze d’appoggio”, o, quando non le abbiamo, facendo domande all’amministrazione perchè   faccia chiarezza davanti ai cittadini. Ma oggi possiamo dire, non solo “l’avevamo detto”, ma anche che la situazione è infinitamente più grave di quello che si possa immaginare.

Lo diciamo da un “osservatorio” che raccoglie l’esperienza di comitati che vanno dal centro storico a oltre il raccordo, e di reti che si occupano da anni di settori diversi, dall’urbanistica, alla mobilità, all’ambiente. Lo diciamo in base a quello che abbiamo visto e sentito come Carteinregola soprattutto durante il periodo del nostro presidio di quattro mesi in Campidoglio contro delibere “non solo di Alemanno”: un vero “spartiacque” che ci ha fatto   toccare con mano l’esistenza  di quel sistema consociativistico e predatorio che oggi emerge dalle indagini. In quei mesi passati a seguire le assemblee capitoline abbiamo constatato   la pressochè totale resa della politica e delle istituzioni (ci sono però alcune  eccezioni bipartisan) agli interessi privati della città, piccoli, grandi e grandissimi. Il quadro, per noi chiaro da tempo, è quello di una degenerazione  ancora peggiore della Tangentopoli  degli anni ’90 , proprio perché la corruzione diffusa si è ricreata dopo l’illusione che “Mani pulite” avesse dato una scossa purificatrice a un sistema marcio.

Ma non bisogna commettere l’errore di pensare che si tratti solo di corruzione. Perseguire l’interesse privato anziché il bene pubblico non è automaticamente un reato. Non sempre si può dimostrare che le decisioni che dilapidano denaro pubblico, o che regalano beni pubblici , o  che favoriscono qualcuno a scapito di qualcun altro, abbiano arricchito o avvantaggiato chi le ha prese.  E  intorno a quei casi di corruzione  che potranno accertare i magistrati, ruota una galassia di opaca e mala amministrazione, la cui estensione è impressionante. Ed è qui che avrebbero dovuto scattare le “difese immunitarie” della buona politica e del buon governo. Mentre,  giudicare dalla cronaca di oggi (e da quello che anche prima tantissimi sapevano, e consideravano inevitabile), nessun argine, neanche flebile, è stato messo dai partiti. Nessun controllo delle istituzioni. E non saranno le indagini  a fare pulizia, l’ha detto chiaro il Procuratore Pignatone: la magistratura non può sostituirsi alla politica.

Il Sindaco Marino, ben prima dello scoppio del “caso” mafia a Roma ha sempre ribadito il suo impegno per il rispetto delle regole e per la legalità.   Ci aspettiamo che prenda le distanze, non solo dal mondo oggi sotto la lente della magistratura, ma anche da tutto il mondo collegato, quello che da tempo vede la politica non come impegno e fatica in nome dell’interesse della collettività, ma come scorciatoia per conquiste di pezzi di potere attraverso la spartizione e il favore ai vari potentati, non necessariamente criminali.

Se il Sindaco continuerà su questa strada, avrà al suo fianco la parte migliore della città, che esiste, che ha resistito finora e che sta cominciando a riorganizzarsi.

Il compito è difficile, ma non impossibile. E, soprattutto, è l’unico modo per  salvare la città.

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Riproponiamo, dal diario dei 4 mesi del NOSTRO PRESIDIO IN CAMPIDOGLIO, L’ULTIMA NOTTE DELLA CONSILIATURA ALEMANNO, IL 10 APRILE 2013: quando non passò la maggior parte delle delibere a cui ci opponevamo e finì in rissa tra gli stessi consiglieri del centrodestra (> guarda il video) https://carteinregola.wordpress.com/2013/04/11/un-finale-poco-edificante-e-assolutamente-vittorioso/

> scarica L’ORDINANZA “MONDO DI MEZZO” dal sito CILD – Centro di Iniziativa per la Legalità Democratica

Leggi anche:

Mafia Capitale: una questione di anticorpi

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