Taglio dei vitalizi ai Consiglieri del Lazio: molto rumore per nulla

Pubblichiamo un articolo/dossier di Roberto Crea, Segretario di Cittadinanzattiva Lazio Onlus

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roma today vitaliziQuando si parla di tagli agli emolumenti per i politici, il rischio è sempre quello della montagna che partorisce il topolino. Si annunciano con clamori mediatici drastiche riduzioni ai privilegi della “casta” (pagati dalla collettività) ma, quando si va a vedere cosa viene effettivamente deciso, si scopre, come in questo caso, che il cambiamento è assai modesto, non incide affatto sugli aspetti non etici del problema e non è neanche definivo. E questo provvedimento della Giunta Zingaretti, come già nella riforma del prorogato “Piano Casa”, si limita sostanzialmente a un “maquillage” della legge Polverini, ma nessuno lo sa perchè, come per il precedente citato, all’opinione pubblica arrivano solo le fanfare dei fans del Governatore…

Tra i punti negativi CITTADINANZATTIVA Lazio Onlus evidenzia in particolare:

  • il permanere della possibilità di cumulo tra diversi vitalizi (come ad esempio, vitalizi di altre Regioni, come Parlamentare, Parlamentare europeo etc.);
  • la base di calcolo continuerà a includere non solo lo “stipendio” mensile (l’indennnità), ma anche la diaria e altri extra non meglio specificati;
  • i fantomatici grandi tagli si riducono a diminuzioni percentuali poco più che simboliche, che porteranno ad un massimo di 3 milioni di risparmio su un totale di circa 22 milioni spesi ogni anno nel solo Lazio per i vitalizi e destinati ad aumentare;
  • la riduzione è a “scadenza”, fra 3 anni tornerà tutto come oggi.

Appare un intervento che sa di “cortina fumogena” bipartisan per i cittadini, che devono invece fare i conti tutti i giorni con i tagli dei servizi regionali e l’annunciato buco di bilancio di 1,5 milardi, che andrà risanato, ovviamente, con i soldi dei contribuenti. Sembra alla fine che ci si sia attenuti a un “minimo sindacale”, per poter mostrare di essere intervenuti sui vitalizi. E una campagna stampa efficace ha fatto il resto (compresi due interventi incredibilmente senza contraddittorio a Domenica in). E’ questo il tanto declamato Lazio che cambia?”

Come funzionavano prima i vitalizi prima

La Regione Lazio era l’unico ente d’Italia in cui un consigliere non rieletto poteva avere il vitalizio a 55 anni, anticipabili a 50 grazie ad una norma «diabolica» che permetteva di conquistare l’assegno 5 anni prima, con una penalizzazione del 5% per ogni anno di anticipo. Nel nuovo provvedimento approvato, l’unico aspetto positivo è che la norma slitta in avanti di 10 anni, ma la deroga “diabolica” rimane. Conoscete qualche cittadino che può fare questo?

Nella passata legislatura la maggioranza guidata da Renata Polverini ha regalato il vitalizio anche agli assessori “esterni”, che prima, Presidente Piero Marrazzo, non ne avevano diritto. Una modifica realizzata dal centro destra grazie alla finanziaria del 2012, lo stesso anno in cui si è stabilito il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, cancellando dunque il vitalizio per la legislatura successiva (che è poi quella attuale). C’è quindi continuità con la Polverini anche su questo punto, dato che il nuovo provvedimento mantiene il regime anche per coloro che erano assessori esterni[i]

Cosa dice la legge nazionale

Forse non tutti sanno che il vitalizio per i consiglieri regionali non solo non era previsto dalla normativa statale istitutiva delle Regioni, ma che anzi era espressamente vietato dall’art. 18 della legge n.53 del 1962, che stabiliva appunto che “Ai membri dei Consigli regionali non possono essere attribuiti con legge della Regione prerogative e titoli che per legge o per tradizione siano propri dei membri del Parlamento o del Governo”.

I vitalizi furono istituiti, quasi contestualmente agli Statuti regionali (1971) ed erano legittimi, in quanto erogati come quota ricavata all’interno dell’indennità di consigliere regionale, da percepire in maniera differita, nei limiti di disponibilità del relativo fondo, senza ulteriori oneri a carico del bilancio regionale.

Tutte le Regioni, all’atto dell’istituzione del fondo, avevano constatato la sua inadeguatezza nell’ onorare i corposi vitalizi previsti e così, fin dalla seconda legislatura, furono approvate, con l’accordo di tutti i partiti a livello nazionale, una serie di norme in base alle quali “l’eventuale disavanzo del fondo poteva essere integrato con una contribuzione “una tantum”, a carico del Bilancio del Consiglio Regionale”. L’approvazione di tali leggi non trovava legittimazione né in una legge dello Stato, né in una previsione di rango costituzionale, né nello Statuto.

La contribuzione una tantum, è diventata quindi una voce di bilancio permanente e sempre più imponente, così da raggiungere nel 2012, mediamente il 78% della spesa per tale voce dei Consigli regionali – per un totale di circa 100 milioni di Euro.

Il Decreto legge Tremonti, n. 138/11

Al fine di ridurre una spesa pubblica impropria e considerato l’acuirsi della crisi economica e finanziaria che impoveriva (e continua a farlo) le famiglie e le imprese, la politica non poteva assolutamente rimanere indifferente rispetto ai costi eccessivi che ruotavano intorno ad essa. Nel 2011 con l’art. 14  del D.L. n. 138 – Decreto Tremonti – si  prevedeva, per ridurre la spesa pubblica impropria, “ il passaggio, entro sei mesi dalla  sua  entrata in vigore e con efficacia a decorrere dalla prima legislatura regionale successiva, al sistema previdenziale contributivo per i consiglieri regionali, cioè un sistema rapportato ai contributi effettivamente versati, senza più pesare sui sempre più ridotti Bilanci regionali.

Le  leggi regionali attuative del D.L. Tremonti

Nella seconda metà del 2012, caduto il Governo Berlusconi ed insediato il governo Monti, le Regioni a statuto ordinario, invece di adempiere a tale prescrizione normativa, decisero, sì di provvedere a modificare la normativa sui vitalizi, ma, invece di adeguarsi a tali nuove cogenti ed espresse  prescrizioni,  abolirono invece i vitalizi per i “successivi” consiglieri regionali, mantenendo, però, intatti gli importi già  previsti per i consiglieri in carica, cioè per sé stessi, e per tutto il retso del tempo (cioè il futuro), senza, cioè, applicare in nessun modo, il metodo contributivo, come prescritto dalla legge. Un comportamento adottato in maniera identica da tutte le Regioni a statuto ordinario.

Il Decreto legge Monti n. 174/ 12

Il Governo Monti ritornò sulla materia con il Decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174: “Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, …”, il quale  prevedeva,  all’art. 2intitolato “Riduzione dei costi della politica nelle regioni”, al comma 1°quanto segue: “Ai fini del coordinamento della finanza pubblica e per il contenimento della spesa pubblica, a decorrere dal 2013 una quota pari all’80 per cento dei trasferimenti erariali a favore delle regioni, diversi da quelli destinati al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, delle politiche sociali e per le non autosufficienze e al trasporto pubblico locale, è erogata a condizione che la regione, con le modalità previste dal proprio ordinamento, entro il 23 dicembre 2012, ovvero entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto qualora occorra procedere a modifiche statutarie:…….. m) abbia adottato provvedimenti volti a recepire quanto disposto dall’articolo 14, comma 1, lettera f), del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148”.

L’emendamento approvato nella legge 213/12 di conversione del Decreto legge Monti

In sede di conversione del D.L. 174 sopra indicato venne approvato “in coda” alla citata lettera m) del comma 1) dell’art. 2, un emendamento di iniziativa parlamentare, che recitava: “le disposizioni già previste dal Decreto, “non si applicano alle regioni che abbiano abolito gli assegni di fine mandato” .

Le Regioni, dunque, hanno proceduto all’approvazione di leggi di abolizione degli assegni di fine mandato, garantendo che l’istituto del vitalizio restasse inalterato.

La regione Lombardia ha approvato una legge che ha ridotto i vitalizi del 10% per gli ex consiglieri regionali, che hanno risposto proponendo ricorso al TAR, ricorso al giudice ordinario e alla Corte dei conti.

Altre regioni hanno presentato delle proposte di legge di riduzione dell’istituto, ma nessuna che lo abolisce totalmente”.

Cosa aveva promesso la Regione Lazio di Zingaretti

Ecco le dichiarazioni di Presidente e consiglieri dell’agosto scorso, solo qualche mese fa: http://www.romatoday.it/politica/abolizione-vitalizi-regione-lazio.html

Nella nuova norma è effettivamente sparito il divieto di cumulo (il cumulo è uno degli aspetti più sordidi di questo privilegio), è sparita la revisione della base di calcolo, ma si continua a dire che sono diritti acquisiti. A questo proposito vediamo cosa dice il giuslavorista Giuseppe Ichino:

“Sono oggetto di “diritto acquisito” solo le rate di vitalizio già percepite (se legittimamente percepite) La stessa fonte che attribuisce a un lavoratore o a un pensionato un determinato trattamento può – entro i limiti che vedremo tra breve – ridurne l’entità per il futuro. Così, per esempio, lo stesso contratto collettivo, che ha istituito una voce retributiva in un tempo t1, nel tempo t2 può sopprimerla, oppure oppure regolarla diversamente riducendone l’entità. A maggior ragione questo vale per la legge – statale o regionale – che abbia istituito un trattamento pensionistico o una rendita: “il legislatore può – al fine di salvaguardare equilibri di bilancio e contenere la spesa previdenziale – ridurre trattamenti pensionistici già in atto” (sentenza della Corte costituzionale n. 446/2002; in senso conforme le sentenze precedenti n. 361/1996, n. 240/1994, n. 822/1988). La Corte prosegue affermando che “il diritto a una pensione legittimamente attribuita (in concreto e non potenzialmente) – se non può essere eliminato del tutto da una regolamentazione retroattiva che renda indebita l’erogazione della prestazione (sentt. n. 211/1997, n. 419/1999) – ben può subire gli effetti di discipline più restrittive introdotte non irragionevolmente da leggi sopravvenute”. E ancora: “se,  salvo il controllo di ragionevolezza, è conforme a Costituzione una norma peggiorativa di trattamenti pensionistici in atto, a maggior ragione la conclusione vale per una norma che incida su trattamenti non ancora attivati al momento della sua entrata in vigore, quale la pensione di reversibilità che eventualmente spetterà al coniuge superstite del pensionato in quel momento ancora in vita. Queste conclusioni inducono a ritenere che  non possa argomentarsi in termini di diritto quesito” (Corte cost. n. 349/1985 e n. 9/1994).

Come è stato approvato il provvedimento

E’ stata evitata qualsiasi discussione in Consiglio, perché il provvedimento è stato approvato tramite la presentazione delle nuove norme con un subemendamento all’interno di un emendamento di una legge che parlava di tutt’altro. Il modo migliore per non far vedere ai cittadini le profonde divisioni sulla vera riforma possibile e necessaria di questo istituto che è un privilegio di casta, e arrivare al voto bipartisan (con la scelta dell’astensione anziché del voto contrario – che ci ha sorpreso –  del M5S, probabilmente per il timore di essere accusato di essere contrario ai “miglioramenti” (abbiamo già visto in funzione la macchina di comunicazione della Regione). Ecco il testo in allegato.

Si è così trasformato un modestissimo intervento, che non modifica la struttura della norma sui vitalizi approvata dalla Polverini, come un grande successo bipartisan perchè NESSUNO lo sta criticando, come stiamo facendo noi, entrando nel dettaglio etico e tecnico del provvedimento.

ECCO I PUNTI NEGATIVI

Tra i punti negativi CITTADINANZATTIVA Lazio Onlus evidenzia in particolare:

Il permanere della possibilità di cumulo tra diversi vitalizi (come ad esempio, il vitalizio percepito per incarichi in altre Regioni, o come Parlamentare, Parlamentare europeo etc.);

– la base di calcolo, che continuerà a includere non solo lo “stipendio” mensile (l’indennità), ma anche la diaria e altri extra non meglio specificati

i fantomatici “grandi tagli” si riducono a diminuzioni percentuali poco più che simboliche, che porteranno ad un massimo di 3 milioni di risparmio su un totale di circa 22 milioni spesi ogni anno nel solo Lazio per i vitalizi e destinati ad aumentare. Zingaretti dice che la riduzione è di 5 milioni all’anno a regime, mentre il Messaggero, scrive che al massimo arriverà a tre milioni, cioè solo il 13,5% in meno di prima. Ciò ci appare davvero insostenibile e indifendibile, mentre viene propagandato come un intervento epocale. Ed è inaccettabile che rimangano tutti i contenuti che ne fanno un privilegio per pochi, soprattutto in questo momento di profonda crisi sociale ed economica.

la riduzione è a “scadenza”, cioè fra 3 anni tornerà tutto come oggi.

Questa ha tutto appare un intervento che sa di cortina fumogena bipartisan per i cittadini che devono invece fare i conti tutti i giorni con i tagli dei servizi regionali e l’annunciato buco di bilancio di 1,5 milardi, che andrà risanato, ovviamente, con i soldi dei contribuenti. Sembra alla fine che ci si sia tenuti a un “minimo sindacale”, per poter mostrare di essere intervenuti sui vitalizi. E una campagna stampa efficace ha fatto il resto (compresi due interventi incredibilmente senza contraddittorio a Domenica in). E’ questo il tanto declamato Lazio che cambia?”

Più nel dettaglio, per approfondire:

  1. L’aspetto positivo è lo spostamento in avanti del limite di età a 65 anni, ma anche qui c’è la solita “deroga”, per cui si può anticipare a 60 anni pagando il 5% per ogni anno di anticipo.

Questo non è possibile per alcun lavoratore normale che decida di andare in pensione, e quindi è un privilegio di casta che rimane in vigore, anche se posticipato di alcuni anni rispetto a prima. Conoscete un cittadino normale che quando va in pensione può fare così?

  1. La base di calcolo sembra rimasta quella precedente (nella norma approvata non c’è menzione di un cambiamento, faremo comunque una verifica): di conseguenza il vitalizio continuerebbe ad essere calcolato non solo sullo “stipendio” ma anche sulla base delle diarie, e questo comporterebbe anche un problema di carattere fiscale che segnaleremo alle autorità competenti.

    Come se un promotore commerciale dipendente di un’azienda avesse la propria pensione calcolata anche sul rimborso spese. Davvero incredibile, anche perchè avevano promesso di cancellare questa opportunità. Speriamo ci sia “sfuggita”.

  1. Parliamo adesso del punto del “contributo di solidarietà”. E facciamo due conti in tasca, sempre partendo dal punto di vista del cittadino che fa fatica ad arrivare a fine mese, che nei mesi scorsi ha visto tagliare i servizi e aumentare l’IRPEF regionale e abbassare la soglia dell’ISEE su cui si calcola la possibilità di accesso ai servizi e di non dover pagare certe prestazioni:
Importo mensile lordo del vitalizio Aliquota di riduzione applicata con questa norma Riduzione sul massimo dell’importo (1500 €) in conseguenza di questa norma
Fino a € 1.500 8% 120€
Da € 1.501 a 3.500 10% 350€
Da € 3.501 a 6.000 13% 780€
> € 6.001 17% 1.190€ (calcolato su € 7.000)

Quindi la riduzione massima del vitalizio per un consigliere che oltre allo stipendio e ai rimborsi (se ancora in carica) prende anche oltre 6.000 euro di vitalizio, è del 17%!!!

Alcuni membri della maggioranza aveva parlato in passato di 30-40 per cento di riduzione. Siamo lontanissimi. La media grezza è il 12%

Non viene fatto alcun intervento sulla base del reddito per i consiglieri non più in carica (spesso con ricche pensioni o redditi), ma lo si farà invece in un altro comma di questa norma a tutela di chi prende meno di 18.000 euro di reddito, che potrà chiedere di non avere questa riduzione dell’assegno di vitalizio.

  1. IL CUMULO NON E’ STATO CANCELLATO – In caso di cumulo (che non è stato cancellato, come invece promesso ai quattro venti, quindi i consiglieri possono continuare a prendere diversi emolumenti che si vanno a sommare a quello della regione Lazio. Ovviamente questi altri vitalizi non sono soggetti a “contributi di solidarietà” di alcun tipo) di diversi vitalizi, l’aliquota di riduzione in tabella viene maggiorata del 40%, ovviamente solo sul vitalizio della regione Lazio:
Importo mensile lordo del vitalizio (esempio in caso di cumulo) Aliquota di riduzione Aliquota di riduzione in caso di cumulo (quella della tabella precedente aumentata del 40%) Riduzione sul massimo dell’importo per ogni fascia  (esempio in caso di cumulo)
Fino a € 1.500 (solo il vitalizio del Lazio, gli altri non si toccano) 8% 11,2% (quindi un aumento reale della percentuale del contributo di solidarietà del 3,2%…) 120 + 48 = 168€ (calcolato su 1500 euro)
Da € 1.501 a 3.500 (solo il vitalizio del Lazio, gli altri non si toccano) 10% 14% (quindi un aumento reale della percentuale del contributo di solidarietà del 4%…) 350 + 140 = 490€ (calcolato su 3500 euro)
Da € 3.501 a 6.000 (solo il vitalizio del Lazio, gli altri non si toccano) 13% 18,2% (quindi un aumento reale della percentuale del contributo di solidarietà del 5,2%…) 780 + 312 = 1.092 (calcolato su 6000 euro)
> € 6.001 (solo il vitalizio del Lazio, gli altri non si toccano) 17% 23,8% (quindi un aumento reale della percentuale del contributo di solidarietà del 6,8%…) 1.190 + 476 = 1.666 (calcolato su  7.000 euro)

Quindi il massimo della riduzione dell’importo del vitalizio in assoluto, quindi quello di un consigliere che gode di più vitalizi e ha un vitalizio della regione Lazio superiore a 6.000 euro al mese è del 23,8%!!! La media grezza è del 16,8%,

  1. C’è poi un altro contributo di solidarietà ridicolo, che non si capisce bene come si inserisca nel contesto generale, ma sembra vada in qualche modo a sommarsi all’altro.

sugli assegni vitalizi diretti e di reversibilità di importo superiore a quattordici volte il trattamento minimo INPS, è dovuto un contributo di solidarietà pari al 6% della parte eccedente il predetto importo lordo annuo fino all’importo lordo annuo di venti volte il trattamento minimo INPS, nonchè pari al 12 per cento per la parte eccedente l’importo lordo annuo di venti volte il trattamento minimo INPS e al 18 per centro per la parte eccedente l’importo lordo annuo di trenta volte il trattamento minimo INPS”.

Non è chiaro e cercheremo di approfondire, ma l’abbiamo interpretato come segue:

Il trattamento minimo mensile INPS è pari a 501,38 € (dati INPS per il 2014): si dice che per chi prende un vitalizio che vale da 14 a 20 volte la pensione minima INPS si preleva un contributo di solidarietà che va dal 6 al 18% della sola parte eccedente i limiti stabiliti.

Un esempio:

Un vitalizio di 14 volte il minimo INPS è pari a 7.019,32 € al mese. Se il vitalizio è pari a 20 volte il minimo INPS, cioè 10.027,60 euro al mese, sulla differenza tra i due valori si calcola il contributo di solidarietà del 6%, pari a 180 € al mese! Davvero un’altra vergogna.

  1. Ma non è finita qui.

Come detto prima, nel calcolo della riduzione del vitalizio non viene considerato il reddito complessivo del beneficiario, mentre nel caso in cui il consigliere che prende il vitalizio – o una persona che goda della reversibilità dello stesso in caso di decesso del titolare – dovesse avere un reddito complessivo annuo lordo ai fini IRPEF inferiore o pari a 18.000 € all’anno, può chiedere l’esenzione della riduzione di cui sopra!! Evidentemente anche in caso di cumulo!! Quindi non solo continuerà a prendere il vitalizio così come oggi modificato, ma lo prenderà come era prima di questa nuova norma.

Mi dite se siete al corrente di altre situazioni di privilegio di questo tipo tra la gente “normale”? Vogliamo pensare a qualche milione di pensionati, ai lavoratori precari, agli insegnanti?

  1. Poi c’è un inserimento del consigliere ed ex-presidente Storace,  sostenuto anche dalla maggioranza: i consiglieri e gli assessori non componenti il Consiglio eletti o nominati entro la fine della legislatura IX (quella della Polverini) o X (Zingaretti), possono rinunciare alla pensione (che arriverebbe magari anni dopo) e incassare – pur senza rivalutazione – tutti i contributi versati.

Di nuovo, avete notizia di cittadini normali che possono godere di questo privilegio di scelta?

Roberto Crea, Segretario di Cittadinanzattiva Lazio Onlus

  _______________________________________________________________

scarica testo subemendamento vitalizi del Lazio 2014

Questo il comunicato sul sito della Regione Lazio:

http://www.regione.lazio.it/rl_main/?vw=newsdettaglio&id=2667

VITALIZI: LA REGIONE TAGLIA ANCHE QUELLI DEL PASSATO

La nuova legge comporterà risparmi per 5 milioni di euro all’anno a regime e prevede un contributo di solidarietà per i prossimi tre anni e il vitalizio scatterà a 65 anni e non più a 50

13/11/2014 – “Il Consiglio regionale ha approvato un’altra importante legge. Dopo l’abolizione dei vitalizi fatta nel 2013 per gli attuali consiglieri, abbiamo tagliato anche i vitalizi del passato” – è il commento del presidente, Nicola Zingaretti, sul nuovo provvedimento adottato dalla Regione che comporterà a regime risparmi per 5 milioni di euro all’anno.

Ecco cosa cambia:

Il vitalizio a 65 anni e non più a 50. Dal 1° gennaio 2015 chi ha meno di 50 anni e non ha maturato ancora il vitalizio lo prenderà a 65 anni e non più a 50 come previsto dalla vecchia legge. Ci sarà anche la possibilità di ottenerlo dai 60 anni, ma con il 5% in meno per ogni anno in anticipo.

Contributo di solidarietà per i prossimi tre anni. È stato introdotto in modo progressivo secondo questo schema: fino a 1.500 euro lordi sarà pari all’8%, da 1.501 a 3.500 al 10%, da 3.501 a 6.000 al 13% e oltre i 6.000 al 17% per chi riceve un solo vitalizio. C’è anche la possibilità di rinnovarlo alla scadenza per chi percepisce il vitalizio o per i congiunti che ricevono la reversibilità, 272 persone.

Per chi cumula più vitalizi. Nel caso di chi cumula più vitalizi, di altre regioni, del Parlamento europeo, Camera o Senato, il contributo di solidarietà sale del 40% sull’imposta: l’11,2% fino a 1.500 lordi, il  14% per la seconda fascia, il 18,2% per la terza e il 23,8% per la quarta. Tra le altre cose è stato anche bloccato l’adeguamento Istat per i prossimi tre anni. Chi ha un doppio vitalizio potrà anche chiedere alla Regione, entro 30 giorni dalla pubblicazione della legge, la restituzione dei contributi versati, rinunciando di fatto al vitalizio regionale.

“Voglio ringraziare tutti i consiglieri per queste scelte e per il sostegno unanime che hanno garantito – ha detto ancora Zingaretti –  una squadra straordinaria che con i fatti e a testa alta sta cambiando tutto come avevamo promesso ai cittadini: il Lazio cambia davvero”.

 

[i] Ricordiamo che alcuni assessori esterni della giunta Polverini erano stati nominati in seguito alla mancata presentazione della lista PDL di Roma a causa della guerra interna al centro-destra, come “risarcimento” per la mancata elezione

 

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