Tor Sapienza, ci riguarda…

I fatti di Tor Sapienza ci costringono a guardare in faccia la realtà: in tutta la città sta montando un’intolleranza verso gli stranieri che bisogna affrontare seriamente,  prima che sia troppo tardi. E non possiamo limitarci a invocare  l’intervento   della politica e delle istituzioni: dobbiamo farcene carico tutti, anche noi comitati di quartiere, che  possiamo trovare il  modo per affrontare i problemi  con giustizia e responsabilità, tenendo a bada quell’ ondata di irrazionalità che potrebbe  distruggere anni di impegno sui territori.

Trailer non morire fino a domani

Non Morire Fino a Primavera Documentario realizzato da Camilla Ruggiero (prodotto da Il Labirinto) all’inizio di quest’anno nel Centro di Accoglienza di Tor Sapienza, teatro degli scontri di questi giorni (2014) (> guarda il trailer http://vimeo.com/83641304 )

Mentre  il dibattito cittadino continua a squadernarsi   sulla vicenda delle multe del Sindaco,  il malessere,  non solo delle periferie, sta diventando sempre più irreversibile. Per troppo tempo, in una sorta di rimozione collettiva,  soprattutto  della politica e dell’informazione, l’attenzione   si è  concentrata (inutilmente)  su  contingenze come il traffico, il  trasporto pubblico, il degrado, senza mai guardare davvero cosa stesse montando in città sotto il solito  tran tran.  E  lo scontento ha  cominciato a tracimare,  come i fiumi quando piove molto a monte, o  come la terra quando frana all’improvviso perchè si sono tagliati tutti  gli alberi, finendo   inesorabilmente   addosso  ai soliti  “diversi”.  Si è creato nel tempo un  “humus”  micidiale, che è  il risultato di quei problemi cronici di Roma  mai affrontati sul serio da decenni – la mancanza di alloggi a distanze decenti, le ore di vita perse nel traffico, i quartieri/ghetto senza servizi  –  a cui si è aggiunta la crisi,  che ha cancellato, insieme ai posti di lavoro, quel senso di sicurezza minimo per affrontare le difficoltà della vita senza angoscia,  più   quella sorta di  “mutazione genetica”  dei rapporti sociali, con  esistenze  sempre più consumate in ambiti ristretti  e lo smantellamento di comunità, legami, solidarietà.

Si percepisce  oggi  uno smarrimento  generalizzato che va molto al di là delle difficoltà  quotidiane,  che è in cerca di responsabili da additare.  E troppo spesso abbiamo visto il malessere   imboccare  la strada più facile, quella di difendere  la propria dignità  a scapito di quella di qualcun altro.   Sta succedendo  in tutti i quartieri,   anche in quelli centrali, lontani dai centri di accoglienza e dai campi Rom, dove si guarda con sospetto l’aumento dei negozi etnici  o l'” occupazione” dei giardinetti da parte delle comunità straniere.  Succede sul web, in conversazioni di gruppi di cittadini dove si incappa sempre più spesso  in considerazioni razziste di cui nessuno si vergogna e di cui nessuno si scandalizza. Intendiamoci, i problemi di convivenza sono drammaticamente reali e sono andati peggiorando, sia  per la mancanza di politiche  efficaci di integrazione, sia,  soprattutto,  per le poche risorse  disponibili per assicurare a tutti i diritti fondamentali (dagli alloggi ai posti all’asilo). Scarsità di servizi  che suscita spesso  quel “noi prima di loro” che suona razzista soprattutto a chi la casa ce l’ha, ma che in genere è dettato solo dalla disperazione di chi si sente scivolare verso gradini più bassi  della scala sociale. Come  è  un  problema, forse meno appariscente,   la mancanza  di spazi pubblici di incontro per chi  ha pochi soldi: in molte zone della città  l’ostilità monta intorno a quelle  piazze in cui si danno appuntamento gli stranieri, che  spesso  diventano luogo di schiamazzi e mondezzai e latrine a cielo aperto.  E soprattutto monta dove aumenta la microcriminalità: bisognerebbe capire se è davvero collegata alla presenza di  campi  o  di insediamenti di immigrati,  e cercare le soluzioni per riportare un senso di sicurezza nei territori. E garantire “tolleranza zero”  per lo spaccio, chiunque lo pratichi. Questioni da affrontare seriamente,  ascoltando i punti di vista di tutti e  garantendo il rispetto delle regole da parte di tutti.  Le istituzioni hanno grandissime responsabilità in quello che è successo, per aver sottovalutato il problema (da anni e anni) e aver lasciato soli i cittadini di fronte a situazioni critiche. Ma la realtà mostrata da Tor Sapienza  riguarda tutta la città e ognuno di noi:  le realtà territoriali – non solo quelle delle zone “a rischio” – dovrebbero diventare  parte attiva anche per la prevenzione o la composizione  dei conflitti sociali.  Prendersi cura del proprio quartiere è importante, ma non bisogna perdere di vista che vuol dire prendersi cura anche e soprattutto della comunità delle persone che ci abitano. Non possiamo permettere che  gli immigrati diventino ancora una volta i “responsabili” su cui si riversa tutta la paura e l’insofferenza del mondo. Facciamo la nostra parte.

annaemmebi@gmail.com

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Vai ai credits e alla sinossi del documentario

Leggi anche

L’articolo di Claudio Lombardi di CarteinregolaLa pentola a pressione della rabbia sociale  I luoghi sono fatti dalle persone, innanzitutto. Poi, ma solo poi, anche i luoghi fanno le persone
L’articolo di Paolo Gelsomini di Carteinregola PERIFERIE: frammenti di non luoghi senza idea in risposta all’articolo di Scandurra  del 14 novembre 2014  Cosa accade nelle nostre periferie malate?

 

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RASSEGNA STAMPA

Cinquequotidiano 14 novembre 2014 Comune di Roma, a Tor Sapienza fra degrado e malavita Il quartiere al centro degli scontri di questi giorni vive un degrado che viene da lontano

huffingtonpost 2014/11/14 Tor Sapienza contesta Ignazio Marino. La lettera dei rifugiati: “Temiamo per la nostra vita”

Repubblica 14 novembre Tor Sapienza, Marino va dagli abitanti: “Qui per ascoltare i cittadini”. Fischi e contestazioni

Repubblica 14 novembre 2014  Intervista a Roberto Morassut – “La biblioteca, i punti verdi la rinascita del quartiere bloccata dal centrodestra” di Boccacci Paolo

Il Messaggero 13 novembre 2014 Tor Sapienza, incappucciati e bombe carta: la procura indaga sugli infiltrati di estrema destra di Cristiana Mangani

Europa 12 novembre il video degli scontri

scontri tor sapienza 12 novembre 2014

Roma Today 11 novembre 2014 Tor Sapienza, la rivolta diventa guerriglia: nuovo assalto ai rifugiati, tensione con la polizia La protesta dei manifestanti degenera in violenza. Un giovane sarebbe rimasto ferito. Sul posto anche i vigili del fuoco per domare l’incendio di auto e cassonetti. Contusi anche quattro poliziotti

Repubblica 25 settembre 2014 Immigrazione, Marino: “A Roma 7400 rifugiati. Centri di accoglienza anche a Parioli” Il sindaco: “Priorità Corcolle. Ho parlato con il prefetto Pecoraro, soluzione ai disagi nelle prossime ore”

BIBLIOGRAFIA

Copertina anterioreLe banlieues: immigrazione e conflitti urbani in Europa di  Umberto Melotti Meltemi Editore srl, 2007 – 118 pagine L’esplosione dei conflitti nelle banlieues di Parigi e di molte altre città della Francia nel novembre del 2005 ha portato alla luce, in modo eclatante, i nuovi conflitti urbani variamente connessi con l’immigrazione. Questi conflitti, di natura assai complessa (etnica, sociale, generazionale, culturale, religiosa), avevano già cominciato a manifestarsi sin dagli anni Cinquanta in tutti i paesi europei caratterizzati da una significativa immigrazione (Regno Unito, Francia, Germania) e ora si affacciano anche in Italia, ormai diventata il quarto paese d’immigrazione dell’Unione Europea. Il libro affronta la questione da varie angolature, grazie ai contributi di tre noti sociologi da tempo

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3 risposte a Tor Sapienza, ci riguarda…

  1. PAOLO EMILIO CARTASSO ha detto:

    Ben vengano le persone aventi Diritto d’Asilo, ma non dobbiamo permettere anche ai non aventi diritto di vivere in Italia per farli stare, come disoccupati assieme ai nostri giovani delle periferie, per i quali nessuno, se non le famiglie, si preoccupa del sostentamento. Per questo occorre levare il coperchio della pentola. ecco forse cosa contiene la “Pentola immigrazione:
    ?

    Nostrum non è per caso, con le tasse che paghiamo, una specie di “Pizzo” a chi gestisce l’accoglienza, in forma di un bipolare monopolio?
    Occorre valutare l’enorme giro di affari che si nasconde dietro la facciata dell’accoglienza, solo in parte finanziata dall’Europa.
    Alle cooperative sociali, uniche ad avere i requisiti previsti dai bandi, vengono corrisposti Euro 30 al giorno più Euro 2,5 ad persona oltre a ricarica cellulare per ogni migrante accolto.
    E’ sufficiente fare una semplice moltiplicazione dei costi per i primi 80.000 migranti arrivati al 30/06/2014, per un anno di soggiorno, per ottenere la cifra di Euro 1.076.000.000: oltre un miliardo da reperire dal fondo per i servizi sociali!!!!!
    Per accertare la validità delle richieste di asilo, oltre l’80% dei migranti lo richiede, viene concessa una ospitalità di sei mesi rinnovabile sino all’ottenimento od al rifiuto.
    Considerato che sei mesi, per ora, non sono mediamente sufficienti, il rinnovo è automatico.
    Non più clandestini in gabbia, soltanto dei mantenuti a zonzo, mentre per i giovani disoccupati, delle periferie, sempre più arrabbiati, non si spende un euro!

    Il blocco delle assunzioni, nella pubblica amministrazione, sembra imposto per facilitare le attività di coloro che occupano il mondo del lavoro con un cartello imprenditoriale, a dir poco, di monopolio.*
    In Italia vi è un fenomeno che emerge sistematicamente, spesso con fatti di cronaca, che protegge enormi interessi più mostruosi di quanto si possa immaginare.
    Tutti conoscono le “Cooperative sociali”, la maggior parte di esse svolge dei servizi fondamentali, che magari nessun altro farebbe.
    Il rovescio della medaglia è: dietro l’aspetto umanitario, in molti casi vero, in altri casi si nasconde un’occupazione del territorio nazionale, sembra raccolto in pochi gruppi, che, nell’interesse di alcuni poteri forti, monopolizzano, attraverso un sistema di consorzi e di scatole cinesi, il 30% dell’occupazione nel mondo del lavorio italiano.
    Tra i consorzi che gestiscono gran parte delle Cooperative sociali emergono:
    1. Lega Coop, storicamente legata alla sinistra, di cui, fino al febbraio 2014, era Presidente Giuliano Poletti ** attuale Ministro del Lavoro e Servizi Sociali.
    2. Confcooperative che include la Compagnia delle Opere, con più di 34.000 imprese, nata dalla volontà di Don Giussani.
    Premesso che:
     La gran parte delle Cooperative Sociali svolgono un servizio eccezionale nella società italiana.
     I lavoratori dipendenti dalle Cooperative sono qualche milione, poco tutelati.
    Occorre considerare che:
    1. Il giro d’affari è gigantesco.
    2. Il blocco delle assunzioni fa sì che si ricorra a richiedere lavoratori, per lo più manodopera, a cooperative ed a fornitori di servizi.
    3. La fornitura di servizi non prevede, come per Legge, la fornitura di Lavoratori!
    4. Prendiamo, ad esempio, quanto descritto nella trasmissione Report (Rai 3) del 25/11/2007:
     Le buste paga, del personale, preso a campione, variano da 766 a 982 euro/mese.
     La paga oraria è di 6,55 euro
     L’importo corrisposto alla cooperativa è di 15 euro/ora, più del doppio.
     Nelle Cooperative sociali il 30% dei soci deve essere svantaggiato: disabili, carcerati, tossicodipendenti, per i quali non si pagano contributi!
     In molti casi, essendo alcuni dipendenti delle Cooperative assunti ad un livello più basso ed utilizzati in mansioni superiori, i contributi INPS sono corrisposti per il livello più basso, quindi i lavoratori percepiranno una pensione inferiore.
     In molti casi, con i passaggi da una ad altra Cooperativa, soprattutto nei casi in cui i lavoratori sono iscritti come soci, l’Art. 18 viene eluso.
     Dato che molti dipendenti vengono utilizzati in mansioni diverse, da quelle per le quali sono stati assunti, l’INAIL non paga in caso di infortuni.
     La maggior parte degli ospedali romani sopperisce alla carenza di personale con i lavoratori delle cooperative, in molti casi, con retribuzioni previste per livelli inferiori.
    Veniamo al punto:
    Ad esempio il Gruppo Cooperativo 29 Giugno, cui fanno capo una miriade di Cooperative Sociali:
    1. Fa parte di Legacoop.
    2. Clienti del Gruppo 29 Giugno sono: Comune di Roma, AMA spa, EUR spa, Auditorium Parco della Musica, CARGEST, ASL RMA, ASL RMB, ASL RMD, ATAC spa, Università Roma Tre, Prefettura di Roma, Comune di Tivoli, ecc….
    3. Produzione Gruppo 29 Giugno, Bilanci 2011: euro 32.627.238, 2012 euro 40.337.162, 2013 euro 50.912.533
    4. Del Consorzio fa parte la SARIM, attiva nel campo immobiliare, che porta a termine un’operazione di compra-vendita degna delle migliori aziende. Compra una scatola vuota: la Si.Al., tre giorni dopo la Si.Al. entra in possesso di un’area, una parte, occupata da un campo Rom. Si tratta di un’area protetta nel parco di Decima Malafede. L’area è protetta in deroga, ma non quella occupata dai Rom, bensì quella acquistata dalla Si.Al. , si sa bene che nel tempo la deroga potrebbe trasformarsi in edificabilità, se non questo il motivo, quale altro?
    Tutto questo per dimostrare che, con la scusa del sociale, molte volte prevalgono interessi speculativi. Quindi è chiaro che la Cooperativa “Atlante srl”, nella scelta della sede per i Centri SPRAR, come avvenuto per Settecamini (quartiere dove il disagio sociale è già insostenibile), non si preoccupa degli enormi problemi sociali del quartiere, ma semplicemente che gli affitti, nelle periferie dormitorio, costano molto meno che dentro il G.R.A.., verifichiamo gli utili sull’affare dell’asilo politico.
    LA SOCIALITA’ DEVE ESSERE A 360 GRADI!
    *
    **Non potrebbe essere presumibile un conflitto d’interessi? Dato che l’accoglienza viene
    gestita direttamente dal Governo, tramite il Ministero dell’Interno e le “Cooperative sociali”, era Presidente Giuliano Poletti?

  2. Pingback: Tor Sapienza, ci riguarda… | CorvialeDomani

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