La nostra strada

Villa dei Quintili sull'Appia Antica

Villa dei Quintili

Il decreto “Sblocca Italia”, la legge Lupi e il Piano Casa Zingaretti  visti dall’ Appia Antica.

Una passeggiata domenicale sulla Via Appia Antica fa crescere, insieme a uno stupore sempre nuovo per la sua bellezza, un sentimento di riconoscenza verso quelli che si sono battuti per salvaguardarla e restituirla alla città. Antonio Cederna, prima di tutti. E la sua presenza accompagna i visitatori con una scia di frasi, ricordi e immagini sapientemente seminate “sulla strada”da una Soprintendenza particolarmente illuminata.
picnic sull'appia IMG_0520

Ma più che della straordinaria bellezza del paesaggio e dell’archeologia, vogliamo parlare dello spettacolo delle persone che quella bellezza vengono qui a toccarla, a respirarla, a prenderla per portarla con sé. Turisti, ma anche tantissimi romani, bambini, giovani, anziani, famiglie, gruppi di amici, coppie di innamorati, camminatori solitari, in bici, in segway (1), ma soprattutto a piedi. Gente che vive insieme uno spazio, e che gli dà un senso. E si potrebbe dire che l’ Appia Antica sia il più grande esempio di   spazio pubblico. Perché ci si può passare per andare altrove, o per fermarsi nelle “stazioni” archeologiche consigliate, o per mangiare nei tanti ristoranti disseminati: ma soprattutto si va per andarci e basta, per stare lì. E su quelle pietre sconnesse di basalto, scomode per camminarci e andarci in bici, si incrociano non più delle persone estranee che casualmente condividono un “esterno” con il piglio frettoloso di chi è diretto a un “altrove” privato, ma una moltitudine di donne e uomini  che hanno in comune il piacere di andare in quel luogo, di immergersi nella propria storia, di sentirsi parte di qualcosa di più grande e collettivo.

Ed è una grande tristezza, ancora prima che una grande rabbia, vedere tutto questo all’indomani dell’approvazione, per di più da parte di un governo a guida centrosinistra, di un decreto che intende “sbloccare l’Italia” (2) raccogliendo l’”appello dei sindaci” che chiedono aiuto “contro le soprintendenze che “creano problemi” (3) e mette in atto provvedimenti che bloccheranno sempre di più la tutela dell’ambiente e del patrimonio comune.

APPIA ANTICA 14 SETTEMBRE

Noi analizzeremo accuratamente gli articoli del decreto e evidenzieremo tutte le sue potenzialmente devastanti conseguenze,  alcune già anticipate da Tomaso Montanari su Il Fatto Quotidiano qualche giorno fa (4): silenzio-assenso per le autorizzazioni paesaggistiche portato a due mesi, “archeologia preventiva” affidata di fatto ai privati che trovano i reperti scavando i cantieri, e molto altro (5). Un decreto che purtroppo è solo l’inizio del ritorno alla grande della filosofia dello smantellamento del governo pubblico del territorio e delle “mani libere” per i privati, che ha già il suo prosieguo naturale nella legge urbanistica su cui sta lavorando il Ministro Lupi (6) e ha anche un’inquietante continuità con le implicazioni urbanistiche del “Piano Casa” Zingaretti in discussione in questi giorni nel Lazio. Un piano casa che per l’aggiramento delle regole è quasi la fotocopia del precedente  Piano Casa Polverini (7).

E  diciamo già da ora che,  se non si rimette in moto quel fronte di società civile come quello di  Cederna e tanti altri – intellettuali e persone comuni, grandi associazioni ambientaliste e piccoli comitati di quartiere – che seppe resistere agli speculatori e ai loro rappresentanti in parlamento, i nostri figli e nipoti potranno rivolgere a noi  ben pochi di quei pensieri di gratitudine che  oggi ci assalgono  quando passeggiamo sull’Appia…

VOLANTINO marino elezioniPOST SCRIPTUM: Il Sindaco Marino nel suo programma ha dato un ruolo fondamentale al Progetto Fori e al suo rapporto con l’Appia Antica. Riconosciamo che – al contrario di tante (altre) promesse elettorali che restano sempre nel cassetto – qualcosa ha cominciato a fare, almeno sul fronte della pedonalizzazione dell’area da Piazza Venezia al Colosseo. Ma da un Sindaco che ha detto che “Il rapporto tra Archeologia e Città è costitutivo della Roma moderna” e “il progetto Fori ha rappresentato fin dalla sua prima proposizione nel 1979 l’insegna del rinnovamento urbanistico della capitale” e soprattutto che “Per la Roma di oggi e di domani, la fruizione collettiva dei beni culturali e ambientali può essere ritenuta un elemento peculiare della dimensione pubblica, attraverso la quale rafforzare l’idea stessa di cittadinanza: i beni culturali e ambientali devono essere “vissuti” non devono essere percepiti come “estranei” e non devono essere recintati. Per questo, ci impegniamo a fare di questo luogo magnifico e unicoun luogo vissuto da tutti, il cuore del futuro della città” (8), ci aspettiamo decisamente di più della solita “commissione ad hoc” di nomina più o meno “politica” (9): vogliamo che sul “Progetto Fori”  si apra un grande e continuativo  dibattito con la città. E che l’importanza e l’attenzione per il Progetto Fori sia un po’ di più di quella per lo Stadio della Roma (anche simbolicamente: ad esempio  trovando nella Casa della città un po’ di spazio, accanto al plastico   dello stadio di Tor di Valle (10),  per   una ricostruzione del futuro “parco archeologico più grande del pianeta“)

AMBM

«Solo le teste dure possono pensare, solo i distruttori d’Italia possono avere interesse a farci credere che la salvaguardia dell’antico è opera puramente passiva e di conservazione. Solo menti retrograde arrivano a pensare che si possano attribuire ai nuclei antichi, straziandone il tessuto, capacità e funzioni proprie dell’urbanistica moderna. Solo i vandali possono pretendere che la città moderna nasca dalle macerie della città antica. Dobbiamo inchiodarci nel cervello la convinzione che la salvaguardia integrale del vecchio e la creazione del nuovo nelle città sono operazioni complementari, due momenti indissolubili dello stesso procedimento, che antico e moderno hanno prerogative materiali e spirituali distinte e vicendevolmente necessarie … Insomma, solo chi è moderno rispetta l’antico, e solo chi rispetta l’antico è pronto a capire la necessità della civiltà moderna

ANTONIO CEDERNA (dall’introduzione a I vandali in casa, 1956).

 

Visitatori mausoleo di Romolo. IMG_0496APPROFONDIMENTI:

Antonio Cederna di Francesco Erbani Editore: La Biblioteca del Cigno

Biografia di Antonio Cederna  di Maria Pia Guermandi

foto Antonio Cederna

Progetto Fori:

locandina fori semplice  2Associazione Bianchi Bandinelli

Convegno “Archeologia e città: dal progetto Fori all’Appia Antica” organizzato dall’Associazione Bianchi Bandinelli il 21 marzo 2014

___________________________________________________________________

(1) Il Segway è un dispositivo di trasporto personale che sfrutta un’innovativa combinazione di informatica, elettronica e meccanica. Il primo modello era denominato HT (sigla di Human Transporter), il successivo PT (Personal Transporter).

(2)  Vai alla pagina con il link al Decreto “Sblocca Italia” e con la rassegna stampa

(3) Si veda il video della presentazione del Presidente Renzi nella pagina citata

(4)leggi la’articolo http://www.unaltrasesto.org/wp-content/uploads/2014/09/Sblocca_Italia-724×1024.pdf

(5) Si veda il nostro articoloSblocca l’Italia e cancella le regole? Pubblicato il di Dal decreto  “SbloccaItalia” di Renzi  allo “SbloccaLazio” del  Piano Casa Zingaretti-Polverini: in comune l’aggiramento di molte  regole poste a tutela  dell’interesse e della regia pubblica  delle trasformazioni urbane e dell’ambiente in genere. Augurandoci che lo slogan “SbloccaRoma” lanciato dal Sindaco … Continua a leggere

(6) Si veda la pagina > Vai al DDL  con la nuova Legge Urbanistica del Ministro Lupi

(7) Si veda la sezione Piano Casa 2, in continuo aggiornamento

(8) > dal programma ellettorale di Ignazio Marino per l’urbanistica

5.5. L’APPIA ANTICA E IL PROGETTO FORI
Il rapporto tra Archeologia e Città è costitutivo della Roma moderna, il progetto Fori ha rappresentato fin dalla sua prima proposizione nel 1979 l’insegna del rinnovamento urbanistico della capitale. Leonardo Benevolo, storico dell’architettura e urbanista, così descrive questo rapporto:
“A Roma abbiamo un’immensa fortuna: una delle zone archeologiche, più grandi e pregiate del mondo è collocata esattamente nel centro della città moderna.
Un’area viva, che fa parte del tessuto più vitale della città e che contemporaneamente documenta la sua continuità storica, che procede ininterrotta da secoli “ (…) Il centro monumentale della città antica, quello dei Fori, del Colosseo e del Teatro Marcello, del Palatino, del Circo Massimo, del Celio e del Colle Oppio, si trova al limite fra la zona costruita nei secoli successivi all’età classica e il verde della campagna che sfila verso l’Appia Antica e che, è a tutti gli effetti, una campagna intra moenia. È un immenso spazio libero che si incunea nella compagine edificata fino alla sistemazione michelangiolesca del Campidoglio. Quest’area funziona come raccordo fra i due paesaggi della città, quello vivo
e quello morto.” Rispondendo poi alla domanda su come far convivere le diverse città che si sono stratificate nel tempo dice: “Il mito culturale di Roma si fonda su un doppio confronto. Di tipo diacronico, il primo: la magnificenza del passato si confronta con la rovina del presente. E di tipo sincronico: da una parte la dimensione urbana colossale, perduta e silenziosa, dall’altra la dimensione ordinaria, quotidiana e vissuta. Il confronto ha sempre suggerito l’idea di quanto le imprese umane avessero dei limiti. Roma da questo punto di vista non è la città eterna. È anzi il luogo di meditazione sull’impossibilità dell’eterno nel mondo di qua. Queste sono le riflessioni di Goethe, di Stendhal e di Mommsen; le ritroviamo persino in quel rispetto popolare per le rovine che viene colto da Gioacchino Belli e da Trilussa”. (da: Leonardo Benevolo, La fine della Città, Laterza 2011, pp.97-98)
Per la Roma di oggi e di domani, la fruizione collettiva dei beni culturali e ambientali può essere ritenuta un elemento peculiare della dimensione pubblica, attraverso la quale rafforzare l’idea stessa di cittadinanza: i beni culturali e ambientali
devono essere “vissuti” non devono essere percepiti come “estranei” e non devono essere
recintati. Per questo, ci impegniamo a fare di questo luogo magnifico e unico un luogo vissuto da tutti, il cuore del futuro della città.
La storia al posto delle auto. Cominceremo con allontanare le automobili e poi proseguiremo con il progetto di sistemazione. Realizzeremo l’integrazione culturale, simbolica e funzionale dell’area archeologica centrale con l’Appia Antica.
Il più grande parco archeologico del pianeta. Il parco sarà gestito ricercando la massima
cooperazione tra i tanti soggetti che operano per la tutela e la conservazione, proprio perché le importanti ricadute socio-economiche che questo progetto può avere per la città, sono più che evidenti. Per la sua realizzazione rafforzeremo le sinergie tra Stato, Regione e Comune anche alla luce del decreto che fissa i poteri di Roma Capitale.
In questo ambito sarà necessario in coordinamento con la Regione Lazio e il Ministero dei Beni culturali rafforzare gli strumenti di pianificazione del territorio con una visione complessiva capace di dare continuità all’azione amministrativa.

(9) dal sito del MIBACT – 5 settembre 2014 – FORI IMPERIALI, AL VIA LAVORI COMMISSIONE ESPERTI MIBAT-COMUNE SU AREA ARCHEOLOGICA CENTRALE

(10)

Il plastico del nuovo stadio alla Casa della città dal 14 luglio scorso

Il plastico del nuovo stadio alla Casa della città dal 14 luglio scorso

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Una risposta a La nostra strada

  1. giampiero di santo ha detto:

    benissimo l’Appia antica, eccellente la pedoinalizzazione dei Fori. Ma Roma è una città immensa da sempre alle prese con reperti che ovunque testimoniano gli antichi fasti. E allora come facciamo noi romani a vivere se tutto deve restare intatto? Come facciamo a fare impresa e a realizzare opere se per ogni metro è necessaria un’autorizzazione dell’autorizzazione? E perché lo stadio della Roma, che (forse) sarà realizzato in un’area dimenticata da Dio e dagli uomini e consentirà di creare occasioni di aggregazione anche culturale in quartieri altrimenti abbandonati a se stessi non dovrebbe meritare attenzione e rispetto?

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